Città di pietra, Ilha de Mocambique
Francesca Guazzo
Città di pietra, Ilha de Mocambique.
Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, , 2005
Abstract
Città di pietra, llha de Mocambique
Le trasformazioni che nei secoli ha subito questa piccola isola a pochi chilometri dalla costa nel nord del Mozambico sono moltissime; a partire dalle migrazioni Bantu, dal 200 a.C. si sono susseguiti l'arrivo degli Arabi, dei Portoghesi, degli Indiani, che hanno dato il via ad un commercio con paesi lontani, a scambi materiali e culturali, punto di partenza per una commistione di tradizioni e di influenze diverse che hanno iniziato ad essere parte del Mozambico.
L'Isola è in una posizione strategica per le rotte navali: dopo aver passato il Capo di Buona Speranza fermarsi a llha per rifornimenti o per sostare aspettando la stagione migliore per ripartire è la prassi per le navi Portoghesi. Situata a soli tre chilometri dalla costa, gode di ottimo riparo da venti e mareggiate grazie al fatto di possedere una costa affacciata verso la terraferma e grazie alla barriera corallina; nonostante non si trovi acqua al suo interno, sul vicino continente questa è facilmente reperibile; motivi che l'hanno privilegiata nella scelta rispetto ad altri luoghi, almeno per un certo periodo. Con l'inizio della colonizzazione portoghese e dei commerci con terre sempre più lontane, è evidente l'ascesa economica dell'Isola che deve il suo arricchimento soprattutto alla crescita del traffico degli schiavi, prassi durata fino agli inizi del Novecento. L'Isola è la Capitale dell'Africa Orientale Portoghese e questo è il periodo in cui tutto lo splendore si manifesta in grandi costruzioni come fortezze, chiese, conventi e palazzi: la città di pietra e calce, così come la possiamo vedere almeno in parte ancora oggi, sta prendendo forma. Il materiale da costruzione principale, la pietra, viene scavato nella parte Sud dell'Isola stessa, la città detta macuti, creando una netta divisioni tra le due zone dell'Isola: la città di pietra, costruita in pietra e calce, in cui vive l'élite dei ricchi signori, e la città macuti, dove, tutt'oggi, vivono i locali, in capanne di fango e legno con un tipico tetto in macuti, formato da intrecci di foglie di palma essiccati.
I Portoghesi creano una città di pietra che di 'africano' ha ben poco e che anzi è molto simile a una città europea e questo contribuisce a far si che la popolazione, anche dopo aver raggiunto l'indipendenza nel 1975, non senta forte il legame con questa città a lei quasi 'nemica'.
-La guerra durata vent'anni non ha fatto che peggiorare le condizioni igienico-sanitarie dell'Isola: molti i rifugiati che li hanno cercato riparo e che vivono ancora in condizioni di sovraffollamento. Ci si interroga quindi sul senso di un recupero della città di pietra, inserita nel patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco, nel 1991. Tanti sono stati i poeti, i giornalisti che sono rimasti affascinati e abbagliati dalla sua atmosfera lenta, dalla grandezza dei suoi palazzi, da questa antica colonia che è stato un crocevia di incontri e civiltà, dedicando a questa piccola lingua di terra i loro versi o i loro articoli; l'Isola è oggi abbandonata a un alto stato di degrado e anno dopo anno la città di pietra sta scomparendo;nessuna autorità se ne sta occupando e i progetti sono fermi, ma forse le sue macerie sono parte di un passato che al Mozambico non interessa ricordare.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
