Il castello Provana per il comune di Alpignano: ipotesi di integrazione tra una residenza Sanitaria Assistenziale religiosa e un Centro Diurno per la comunità locale
Roberta Panetta, Arianna Rainero
Il castello Provana per il comune di Alpignano: ipotesi di integrazione tra una residenza Sanitaria Assistenziale religiosa e un Centro Diurno per la comunità locale.
Rel. Elena Tamagno. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2005
Abstract
L'andamento demografico che sta caratterizzando i nostri giorni ci pone di fronte alla necessità di affrontare temi sempre più legati all'ambito della Terza Età. Seppur la figura dell'anziano abbia perso, ormai da tempo, il proprio ruolo di centralità all'interno della famiglia e della società odierne per assumerne uno alquanto marginale, il mondo di oggi appare ancora impreparato ad una totale integrazione di queste persone nella collettiva "lotta alla quotidianità". La parziale, e in certi casi totale, mancanza di strutture volte all'accoglienza di questa, sempre più ingente, parte della popolazione, è una tematica molto diffusa. Nonostante gli obiettivi prefissi dai governi e la prolifica legislazione in materia, quello dell'anziano viene, purtroppo, percepito universalmente come un problema.
Partendo dal presupposto che l'anziano, se "inserito" in un contesto appropriato, può non costituire un "peso" per la collettività, ma, al contrario, divenirne un'importante risorsa e punto di riferimento, si è cercato di dare corpo ad una ipotesi di struttura adeguata a questa convinzione.
Prendendo ad esempio una realtà della cintura ovest di Torino, quale il comune di Alpignano, si è intrapresa un'analisi demografica dello stesso per verificare l'effettiva condizione della popolazione ultrasessantacinquenne e, appuratane la condizione di precarietà, si è proceduto con lo studio del territorio per l'individuazione di un sito consono all'instaurazione di una struttura socio-assistenziale ad essi riservata. La scelta è caduta sull'antico Castello dei Conti Provana di Leinì, sia per la sua centralità rispetto al contesto cittadino, sia per il fatto che già ospiti al suo interno una struttura analoga, in quanto sede della casa di riposo per i padri missionari dell'Istituto Missioni Consolata. Il sito in questione è stato, a questo punto, oggetto di un'approfondita analisi a livello storico, che ha rivelato l'importanza dell'edificio nel corso dei secoli, nonché all'interno della comunità cittadina odierna. Si è dunque proceduto con la valutazione della situazione attuale della struttura, sia in termini di destinazioni d'uso che di stato di conservazione, si è optato per il mantenimento della funzione di casa di riposo per i Missionari e le Suore delle Consolata e per l'integrazione, accanto ad essa, di un centro diurno pensato per la fruizione da parte della popolazione, consolidando così l'opera già avviata dagli stessi missionari che, se pur in maniera marginale, hanno già aperto, in passato, la loro "Casa" all'utenza esterna con piccole attività ricreative. Il percorso progettuale, pertanto, si è articolato in cinque fasi distinte:
- Localizzazione all'interno dell'esistente delle due principali funzioni della struttura (Residenza sanitaria assistenziale e Centro diurno);
- Individuazione e studio accessi e percorsi interni;
- Studio della distribuzione planimetrica dei due corpi in base alla normativa di riferimento DPCM 22.12.89;
- Studio della facciate della manica che ospita la residenza sanitaria assistenziale in funzione della contiguità con il corpo aulico del castello;
- Studio dei materiali e degli elementi costruttivi delle facciate oggetto di riqualificazione.
Le difficoltà incontrate nella stesura di tale progetto si sono evidenziate soprattutto nella cosiddetta "messa a norma" dell'edificio esistente e nella realizzazione delle nuove facciate della manica più recente, in quanto adiacente alla preesistenza costituita da un bene vincolato ai sensi della I. 1089/39, quale il corpo aulico del castello.
Relatori
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