Ruolo del colore e delle afferenze multisensoriali nei criteri per la progettazione e la riqualificazione delle strutture sanitarie : il punto di vista degli esperti e degli utenti
ALESSANDRA BROSIO
Ruolo del colore e delle afferenze multisensoriali nei criteri per la progettazione e la riqualificazione delle strutture sanitarie : il punto di vista degli esperti e degli utenti.
Rel. Anna Marotta. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1948 ha definito la salute come "uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia". Questo concetto, ancorché recepito a livello teorico dalle istituzioni e dai media, per molti anni è stato trascurato a favore di massicci investimenti nel campo della ricerca scientifica e tecnologica per la diagnosi, la prevenzione e la cura di patologie altamente invalidanti e potenzialmente letali. Nei paesi sottosviluppati tale indirizzo è stato supportato da interventi umanitari volti a garantire criteri minimi di sussistenza, igiene e scolarità, come presupposti di interventi sanitari più mirati.
Negli ultimi 30 anni tuttavia, grazie anche al maggior riconoscimento nel mondo scientifico dell'importanza delle scienze infermieristiche, si è passati dal concetto di cure a quello di care, in cui il protagonista dell'intervento sanitario non è più la malattia ma il malato, persona con caratteristiche fisiche, psichiche e sociali, bisogni e desideri peculiari, in continua evoluzione, inseriti in contesti specifici.
Emerge quindi in modo sempre più netto l'esigenza di un approccio olistico al paziente, di tipo multidisciplinare e multiprofessionale, per garantire non solo l'assenza di malattia ma la presa in carico dell'individuo.
In questo contesto si inserisce il complesso scenario dell'edilizia sanitaria, per secoli legata ad istituzioni religiose e fondazioni benefiche, che dal '900, nel panorama delle molteplici trasformazioni socio-politiche mondiali, diventa progressivamente patrimonio pubblico, grazie anche all'impulso dei poli universitari e degli istituti di ricerca.
I criteri di efficienza e sicurezza, che dovrebbero risultare imperativi in questo particolare settore, si sono spesso scontrati con una cronica carenza di fondi; in molte occasioni le pubbliche amministrazioni si sono limitate ad effettuare ampliamenti inderogabili e i più urgenti interventi di messa a norma dell'esistente, rimandando a tempi migliori una radicale ristrutturazione di edifici talora fatiscenti.
D'altro canto la costruzione di ospedali ex novo non può non tenere conto di molteplici problematiche, quali la dilagante cementificazione delle città, la continua evoluzione dello scenario sociale ed urbano, la carenza di risorse economiche, la complessità delle normative in materia edilizia, le diatribe politiche che frequentemente accompagnano la realizzazione di opere pubbliche e spesso condizionano l'evolversi dei lavori, senza contare il desiderio di imporsi all'attenzione pubblica, con strutture all'avanguardia e di grande effetto.
Tuttavia, un sistema così articolato e complesso non sempre prende in considerazione i desiderata dell'utente finale, cioè il malato, né tantomeno le esigenze di chi lo assiste, come operatore sanitario o in veste di care giver.
In primis si tratta di un'utenza particolare che deve affrontare, anche se con valenze diverse, due aspetti ineluttabili della vita: il dolore e la paura della morte. L'impatto emotivo dell'edificio ospedaliero risulta fondamentale per predisporre in senso positivo o negativo lo spirito di coloro che ne usufruiscono, indipendentemente dal loro ruolo.
Ricordi di esperienze passate, associazioni mentali, imperativi di ordine etico e affettivo condizionano l'atteggiamento del singolo nell'approccio alla struttura.
Ma come sappiamo lo stato emotivo è profondamente influenzato dalle percezioni ed ogni percezione, anche se subliminale, nasce da un'esperienza sensoriale.
Ecco che, per il raggiungimento dello stato di benessere, non contano solo forme ed oggetti, anche se di gusto squisito. Per l'utente risultano utili ma non discriminanti soluzioni tecnologicamente avanzate e, spesso purtroppo, l'opinione pubblica e privata non è condizionata tanto dal livello di competenza dei professionisti che prestano la loro opera, quanto dall'apparenza esteriore.
Ciò che resta nella memoria collettiva ed individuale è l'insieme di colori, suoni e odori che connota questi luoghi.
Il degrado di un ospedale ha un volto ben preciso: ambienti trascurati, dove molto è lasciato al caso; pareti ed arredi dai colori sbiaditi che diluiscono le emozioni in un'uniforme indifferenza; locali troppo vasti o angusti, dove la temperatura raramente è confortevole; cacofonia di voci, annunci agli altoparlanti; indicazioni poco chiare, talora in contrasto tra loro; afrori umani spesso sgradevoli, a cui si sovrappone l'odore dei disinfettanti.
Ma anche l'ospedale ultramoderno rischia di incutere disagio, a causa di una asettica atmosfera di efficienza all'insegna della tecnologia e di soluzioni architettoniche talora molto ardite.
Insigni studiosi, esperti nelle più varie discipline, hanno affrontato queste tematiche dal punto di vista architettonico, psicologico, economico e sociale.
In molte Nazioni sono state prodotte Linee Guida specifiche per la costruzione e la ristrutturazione dei luoghi di cura, che tengono conto non solo degli aspetti logistici e strutturali, ma anche di altre variabili altrettanto importanti.
Scopo del presente lavoro è l'approfondimento delle tematiche relative al ruolo svolto dalle afferenze multisensoriali, ed in particolare del colore, per quanto concerne gli edifici sanitari. Partendo da concetti elementari di anatomia e fisiologia, vengono illustrati i meccanismi su cui si basa la percezione; i potenziali risvolti di tale aspetto in architettura; le principali linee di indirizzo di costruzione degli edifici sanitari e la loro evoluzione nel tempo, con particolare riguardo alle problematiche legate alla disabilità nelle sue varie forme.
Vengono descritti quattro casi studio di ospedali italiani, con caratteristiche e destinazioni d'uso differenti. Infine, sulla base di dati raccolti mediante interviste strutturate a pazienti, care giver ed operatori, vengono proposti eventuali criteri di meta-progetto per ambiti specifici, che tengano conto delle tematiche affrontate.
Relatori
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