Musei in copertina : i musei e le riviste di architettura tra il 1970 e il 2010
Atanasio Chatzidimitriou
Musei in copertina : i musei e le riviste di architettura tra il 1970 e il 2010.
Rel. Michela Comba. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
L'istituzione del museo, per come lo conosciamo oggi, risale al 1700. Nel corso di tre secoli è cambiato e si è evoluto, non solo per quanto riguarda i "contenuti" ma anche per quello che concerne il "contenitore".
All'inizio del Novecento e soprattutto dalla seconda metà degli anni Settanta, la trasformazione del museo è stata esponenziale, alimentata dai nuovi ruoli che l'architettura museale ha assunto per la società post industriale ai fini dell'intrattenimento del pubblico e della redittività economica.
A valle di uno studio preliminare condotto sulla letteratura esistente, che ne conferma la crescita di interesse, si è deciso di considerare l'architettura museale nell'arco temporale compreso tra il 1970 e il 2010.
Lungo questi quattro decenni, in particolare dalla fine degli anni Settanta, il museo ha occupato uno spazio via via maggiore nelle pagine delle principali riviste specialistiche, seguendo e (per alcuni aspetti) anticipando le dinamiche della globalizzazione, dinamiche per cui si attribuisce all'architettura un ruolo identitario molto forte.
Un nuovo museo può fungere da catalizzatore per lo sviluppo economico non solo di un singolo quartiere, ma di un'intera città e regione (come nel caso del Guggenheim di Bilbao in Spagna nel 1997). Oltre al contesto urbano e al fattore di marketing, è il carattere distintivo dell'edificio a farne un luogo iconico per eccellenza. Quando iniziano questi fenomeni? Il lavoro condotto sulle riviste di architettura consente di individuarne gli estremi temporali.
Per approfondire e capire come in questi quarant’anni sia cambiato il museo si è scelto di consultare a tappeto cinque riviste specialistiche di architettura. La scelta è ricaduta su "Architectural Record", "The Architectural Review", "L'Architecture D'Aujourd'Hui", "Casabella" e "Domus". Le motivazioni dietro questa selezione sono state la ricerca di periodici che avessero una storia consolidata (tutte le riviste sono state fondate a cavallo tra l'800 e il 900) e che provenissero da nazionalità diverse, in modo da restituire una visione il più possibile ampia: una rivista americana, una inglese, una francese e due italiane.
La prima parte di questa tesi restituisce pertanto il lavoro di analisi quantitativa effettuato su una fonte seriale data dalle cinque riviste di architettura che costituiscono una fonte primaria. Il lavoro di ricerca è stato fatto passando in rassegna numero per numero i quarant'anni di pubblicazioni per tutte cinque le riviste. Sfogliando pagina per pagina si sono individuati raccolti e catalogati tutti i contenuti legati alla sfera museale: brevi trafiletti nelle sezioni di attualità, articoli monografici dedicati a un preciso museo o concorso, saggi di approfondimento riguardanti il tema museale. Per ogni articolo è stato registrato il numero e la rivista di appartenenza, l'autore, le immagini e gli elaborati a corredo del testo, i fotografi. Una ricerca di questo tipo ha permesso di ottenere, oltre alle informazioni prettamente legate al museo, anche riferimenti e cambiamenti nell'editoria delle pubblicazioni analizzate, con la possibilità di fare valutazioni su come sia cambiato nel tempo l'approccio della pubblicistica specializzata al tema del museo e al tema dell'architettura.
Alla raccolta dei dati e alla loro catalogazione è seguita un'elaborazione in termini quantitativi.
Tra i sono il numero dei paesi rappresentati (39)ica dei musei statunitensi (143 sui 518 totali); l'nge il picco dalle riviste specialistiche (il 2009), il pgli anni Ottanta dei musei costruiti nelle parti cenentre n tendenza era costruire nelle zone periferl rapido aumento di musei d'arte moderna a partire i Novam of Modern Art di Hans Hollein a Francoforthal di Rem Koolhaas a Rotterdam nel 1992. La sovrapprodumento del colletanza dell'esperienza estetica (per cui iln nuovo corpo di risonanza") sono le principali motivaritica per spiegare l'aumento sorprendente di musei d'arte moderna.
Considerandoe, il più presente sulle riviserzog & de Meuron del 2000, trattato da tutte le riviste e ripreso complessivamente nove volte. Altri casi simili sono l'High Museum of Art (Atlanta) di Richard Meier del 1983, la Neue Staatsgalerie (Stoccarda) di James Stirling del 1984, il Guggenheim Museum (Bilbao) di Frank Gehry del 1997, il Kiasma (Helsinki) di Steven Holl del 1998, il Reina Sofia (Madrid) di Jean Nouvel del 2005 e il MAXXI (Roma) di Zaha Hadid del 2010.
Considerando gli architetti che hanno realizzato musei pubblicati sulle riviste prese in esame, il nome più ricorrente è quello di Tadao Ando, con 19 musei. A seguire abbiamo Renzo Piano, Frank Gehry , David Chipperfield, Richard Meier e leoh Ming Pei a pari merito , Herzog & de Meuron e Daniel Libeskind, Norman Foster e Rafael Moneo.
La seconda parte del lavoro è fondata sullo studio della bibliografia che tratta il tema del museo contemporaneo: testi presi soprattutto dalla storiografia architettonica e in minima parte anche dalla storia dell'arte, la sociologia e la semiotica, poiché, per la società post-industriale in particolare, i musei diventano crocevia di molti linguaggi.
Il breve excursus storico inserito nella seconda parte della tesi (cap."Trasformazione del museo") è finalizzato a individuare le mutazioni "architettoniche" del museo contemporaneo dal XIX al XX secolo e alcuni modelli museali dominanti. Successivamente si tenta una riflessione su alcuni dati emersi dall'analisi quantitativa con riferimento a cinque musei (tra i 518 pubblicati dalle riviste) selezionati alla luce della loro significatività rispetto a quanto la letteratura sottolinea sulla grande diffusione del museo alla fine del XX secolo. I cinque musei selezionati (il Centre Pompidou, la Neue Staatsgalerie, il Guggenheim Museum Bilbao, la Tate Modern e il MAXXI) denotano, tra il resto, l'affermarsi e il diffondersi del modello di museo americano in Europa. Dagli anni Ottanta il modello americano si è diffuso anche nei
Paesi europei, non soltanto da un punto di vista museografico ma anche sotto l'aspetto gestionale accompagnando un processo di privatizzazione dei musei.
La letteratura dal 1962 al 2014 (tra cui il volume di Alessandra Mottola Molfino, Il libro dei musei pubblicato nel 1991 e quello di Isabella Pezzini, Semiotica dei nuovi musei del 2011), conferma il museo come l'istituzione più tipica della metropoli: luogo di consumo e ospitalità urbana, soprattutto dopo gli anni Ottanta del Novecento, quando l'idea di museo e di cultura assumono il ruolo di protagonisti delle dinamiche della globalizzazione e marketing urbano. Le città maggiormente interessate da questo fenomeno legato alla diffusione dei musei sono Los Angeles e Francoforte negli anni Ottanta, Parigi e Barcellona negli anni Novanta e New York dagli anni Duemila. L'architettura museale dal 1984 con la Neue Staatsgalerie a Stoccarda viene ad assumere anche grazie alle riviste, ma soprattutto grazie alla sua ricercata fotogenia, il ruolo identitario più appariscente per la cultura globalizzata, in particolare per "Domus", da sempre attenta alla ricerca estetica tra le sue pagine.
Nei nuovi musei gli spazi sono correlati a una serie di comportamenti stereotipati (andare, entrare, assistere, uscire, tornare a casa). Il museo, anche per questo, lungo il quarantennio esaminato, diventa un oggetto eminentemente spaziale in cui il coinvolgimento corporeo del visitatore è tutt'uno con la trasfigurazione del luogo in opera d'arte, portando ad un vero è proprio consumo dell'esperienza estetica.
La funzione estetica del museo sembra prevalere su quella pratica. La fotogenia dell'edificio diventa una priorità, insieme alla promozionalità pubblicitaria che essa rappresenta. Ad emergere dalla rivista è una fotogenia del museo a scapito del suo essere un'architettura costruita e delle performances tecniche che è chiamato a soddisfare.
La seconda parte si chiude con un caso studio: il MAXXI, un museo emblematico alla luce dell'analisi quantitativa che ne ha dimostrato l'importanza a livello mondialerande trasformazione che il museo vive tra il 1970 e il 2010 in un contesto molto particolare come quello italiano. In Italia l'istituzione museale è stata segnata dal ventennio fascista (in particolare negli anni Trenta) e che ha visto nell'arte, proprio attraverso il museo, uno strumento di propaganda e popolarità.
Successivamente dagli anni Cinquanta si è formata e consolidata la scuola italiana del "museo interno", fatto di allestimenti e restauri. In una situazione in cui i musei vengono realizzati ancora per tutti gli anni Settanta, Ottanta e Novanta, soprattutto all'interno di edifici preesistenti, vincolati spesso da valori storici, l'unicità del MAXXI è ancora più evidente.
Relatori
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