Ritagli di città / molteplicità di spazi : pratiche, luoghi e rappresentazioni delle differenze a Torino
Tommaso Asso
Ritagli di città / molteplicità di spazi : pratiche, luoghi e rappresentazioni delle differenze a Torino.
Rel. Francesca Governa, Angelo Sampieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
L' obiettivo di questa ricerca è quello di raccontare come l'immigrazione e i fenomeni migratori stiano trasformando la città di Torino, e quale sia il ruolo delle differenze nel riconfigurare lo spazio fisico della città, con una particolare attenzione allo spazio pubblico. I fenomeni migratori e le crescenti manifestazioni di "ethnicity" (Amin 2002) che stanno interessando le città italiane anche se in epoca più recente rispetto ad altri contesti europei (a partire dagli anni 90) sono costitutivi dei processi di globalizzazione e hanno la caratteristica di riconfigurare lo spazio delle relazioni sociali in modi differenti, creando nuovi significati, e nuovi utilizzi.
Secondo Sassen queste trasformazioni che avvengono nel tessuto fisico e sociale son i risultati visibili, pratici, della globalizzazione sulle nostre città "globalization needs to be thought of as a series of processes that are constituted by people as much as capital; for instance, it seems crucial to recognize that what we continue to think of as immigration is today an instance of globalization
La città è quindi diventata un luogo dove le differenze sono questione ordinaria, paradigma costitutivo della città stessa, e dove non possono essere considerate come un'eccezione. La città contemporanea è sempre più spazio di intensa onvergenza tra individui diversi che si spostano dentro e fuori i suoi tessuti urbani. Ma come possiamo imparare da una società multiculturale, come possiamo definirla se non sappiamo come riconoscerla? quali sono i modi in cui questa si mostra nello spazio fisico? Il dibattito sulla differenza si costruisce su una concettualizzazione del termine che ha cercato fin dalla tradizione della scuola dalla Scuola di Chicago di evidenziarne il carattere multidimensionale. Secondo Jacobs & Fincher questa impostazione teorica ha portato ad una proliferazioni di categorie di "diversi" che sono stati oggetto di studi e ricerche urbane ( i poveri, gli immigrati, le minoranze in generale) portando conseguentemente a visioni di città dove l'accezione veniva posta su una specifica categoria (la città delle donne, dei gay, dei bambini, degli immigrati..). (Jacobs & Fincher ,1998). Questa visione della differenza però mantiene un problema di impostazione e definizione. I concetti di differenza e diversità non sono infatti per natura etimologica termini che stanno da soli, non rappresentano una totalità, ma evidentemente un qualcosa che esiste data una contrapposizione. Contrapposizione che vede la diversità come un problema o una devianza rispetto ad una situazione "normale" facendo quindi coincidere giudizi, valori e quindi anche dei diritti. Questo ragionamento che vede la differenza come un'anomalia costruisce un immaginario che ha delle conseguenze spaziali.Gli spazi delle differenze si traducono in spazi insicuri, marginali, pericolosi, in cui la differenza deve essere assimilata, controllata e ricondotta entro la "norma". (Governa, 2014). Immaginario che tende come sostiene Amin (2002) a criminalizzare le differenze, che mette degli accenti e dei giudizi di valore su pratiche che per alcuni sono democratiche, e per altri si trasformano in immagini di invasione.
Lo stesso concetto di integrazione, almeno dal punto di vista etimologico rimanda a una definizione aprioristica della differenza, ad una mancanza, ad un problema, un'asimmetria tra una totalità e un gruppo. "I n senso generico, il fatto di integrare, di rendere intero, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo, aggiungendo quanto è necessario o supplendo al difetto con mezzi opportuni" (Integrazione, Dizionario Treccani). L'ipotesi di questo lavoro è quella di riconoscere alla città e ai suoi spazi il ruolo di generatrice delle differenze. Non luogo neutrale, contenitore dove le differenze si incontrano e si manifestano, "The city generates differences and assemhles identities" (Isin, 2002, p.238). L'ipotesi di Jacobs e Fincher, condivisa altrove da Amin, Massey, Sennet, Sandercock è quella di considerare queste differenze una "normalità", non una patologia, di coltivare una indifferenza alle differenze, la città come multiplicity in quanto tale. Concezione di una città plurale , che esiste senza contrapposizione ad un qualcos'altro, che tiene insieme la diversità senza giudizi di valore prestabiliti. "Mongrel city" come metafora di una condizione umana (costruitasi nella stratificazioni delle migrazioni storiche) in cui "normale" è l'ibrido, il "bastardo", il mescolarsi delle differenze e delle culture, l'assenza di identità date e prestabilite. (Sandercock, 2003). In questa "città delle differenze" anche i paradigmi che utilizziamo per descriverla (la città multiculturale, interculturale) perdono il loro valore se non interpretati realmente sul campo.
In questo senso questo lavoro sarà un tentativo di esplorare come la differenza lavora a livello urbano "hoiv difference is experienced and negotiated on thè ground and how social relations and social actors identities are shaped and re-shaped in the process of urban inclusion/ exclusion" (Fincher, forthcoming). L'obiettivo della ricerca è quindi anche di carattere metodologico: come è possibile raccontare gli spazi delle differenze? La concezione delle differenze che è stata adottata riportando la questione sulle pratiche spaziali, discute il dominio e la prevalenza di interpretazioni parziali che si concentrano su esempi paradigmatici o su storie singole, e mette in evidenza la problematicità di una visione parziale, assoluta sull'urbano. La città contemporanea appare come una compresenza di spazi,e tempi, molteplici, reti, relazioni, soggetti e frammenti che si intrecciano in un' indefinibile relazione tra globale e locale, dove le stesse trasformazioni sono frutto di cambiamenti economici, sociali e culturali che avvengono continuativamente a più scale. In questo senso Rob Shields (1995, p 245) interrogandosi su come relazionarsi a questa complessità, sosteneva "we need to construct multi-dimensional analyses which, rather than imposing monological coherence and closure, allow parallel and conflicting represen- tations to coexist in analysis."
Rapportarsi con l'eterogeneità dello spazio e delle pratiche significa inevitabilmente scontrarsi con quelle che sono le rappresentazioni "normali" (cfr Dematteis, 1985). Questo scontro verrà affrontato in maniera dialettica con riferimento al concetto di "ordinary city" proposto da Amin e Graham, in cui non prevale una visione totalizzante o una rappresentazione predefinita. "We would agree that the 'city' now needs to he considered as a set of spaces where diverse ranges of relational webs coalesce, interconnect and fragment. The contemporary city is a variegated and multiplex entity, a juxtaposition of contradictions and diversities, thè theatre oflife itself. The city is not a unitary or hornogeneous entity and perhaps it never has been." (Amin e Graham, 1997, p 418). Questa prospettiva verrà adottata per esplorare diverse rappresentazione di una parte di Torino, i quartieri di Barriera di Milano e Aurora, luoghi dove la concentrazioni e la visibilità delle differenze è più forte rispetto ad altre parti della città normalmente rappresentate come"mar- ginali". (Governa, forthcoming).
Con l'obiettivo di proporre un racconto diverso, costruito guardando la città attraverso "la lente delle differenze" (Massey, 1993, p. 3) che metta in luce aspetti trascurati dalle rappresentazioni convenzionali su questa parte della città. L'ipotesi è quella di considerare Corso Giulio Cesare soprattutto (ma anche Corso Vercelli) come un'infrastruttura della migrazione, che a partire da Porta Palazzo si muove verso nord. Considerando questa strada come "spazio pubblico per eccellenza", un grande condensatore di pratiche sociali, economiche, di mobilità, saranno osservati i segni visibili delle differenze nello spazio urbano alle diverse scale (dal "quadrante" nord della città, alla strada, ai singoli edifici, i negozi gestiti da immigrati). In particolare il fenomeno dell'imprenditoria etnica, che in quest'area ha in gran parte sostituito il tessuto commerciale italiano, costituisce un campo di spazialità differenti, un tessuto che ipotizziamo possa darci degli indizi su un differente uso dello spazio pubblico (ritrovi in strada, sulle soglie), e di un nuovo rapporto tra spazio esterno ed interno (confine incerto tra spazio pubblico e spazio aperto al pubblico), e che possa essere considerato come un capitale diffuso di innovazione sociale e urbana. Queste economie minime, questo campo di pratiche economiche minute che si aggrappano ad una area della città, alle sue infrastrutture, al suo tessuto, saranno utilizzate come filtro per guardare la città in un modo differente. La loro concentrazione, la loro disposizione crea, un insieme di spazi di opportunità, di scambio di informazioni, di relazioni sociali, di conflitti che ci racconta un'urbanità differente.
[CONTINUA]
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