La parte e il tutto, Shimokitazawa e lo sviluppo di tokyo : storia urbana, progetti e prospettive di un frammento della capitale giapponese
Jacopo Gallucci
La parte e il tutto, Shimokitazawa e lo sviluppo di tokyo : storia urbana, progetti e prospettive di un frammento della capitale giapponese.
Rel. Filippo De Pieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Il presente lavoro di tesi prende le mosse da un forte interesse personale verso le culture urbane dell'Asia e quella del Giappone in particolare. Nelle pagine che seguono si è tentato di delineare, attraverso l'intreccio tra le vicende urbane di Tokyo (il tutto) e quelle di Shimokitazawa (la parte), le modalità in cui l'accadere di alcuni eventi storici, la realizzazione di piani urbanistici o l'attuazione di programmi di sviluppo alla scala della città si ripercuotono sull'evoluzione urbana e sociale al livello locale. Viceversa si è tentato di comprendere se talune pratiche sviluppatesi localmente possano fungere da modello sul piano globale.
Shimokitazawa è un piccolo quartiere di costruzioni basse e stradine strette dalla forte vocazione commerciale all'interno della Municipalità di Setagaya, il più popoloso dei 23 quartieri speciali di Tokyo. "Shimokita", come usano chiamarlo amorevolmente i residenti, è particolarmente apprezzato dai giovani per i numerosi caffè, i teatri, i jazz pub, i negozi di abiti vintage di seconda mano e in generale per la sua rilassata atmosfera bohémien. Shimokitazawa, sopravvissuto indenne alle devastazioni del Grande Terremoto del Kanto del 1923 e scampato miracolosamente ai bombardamenti alleati nel corso della seconda guerra mondiale, mantiene intatto il dedalo di viuzze strette e tortuose che, ricalcando antichi tracciati, ricordano l'origine rurale del quartiere e al tempo stesso rendono difficoltoso il passaggio delle automobili, favorendo di contro una mobilità più lenta, quasi spensierata, in un ambiente che conserva una scala ridotta, a misura d'uomo, estremamente ricco di attività e culturalmente vivacissimo. L'area di Shimokitazawa, pur trovandosi all'esterno dell'anello costituito dalla linea ferroviaria Yamanote che circonda le aree centrali di Tokyo seguendo quelli che erano pressappoco i confini di Edo (l'antico nome della città quando ospitava la sede dello shogun), possiede molte delle caratteristiche che compongono quello che Jordan Sand definisce il "vernacolare" di Tokyo, ovvero quell'insieme di piccoli lotti, costruzioni basse, vicoli angusti e mix funzionale che trova la sua origine nella cultura della Shitamachi, l'insieme dei quartieri popolari dell'antica capitale dello shogunato.
E' un paesaggio, quello di Shimokitazawa, molto distante dalle rappresentazioni di una Tokyo distopica, futuristica, addirittura aliena in cui bretelle autostradali e ferrovie sopraelevate, accavallandosi le une sulle altre, serpeggiano tra grattacieli che sembrano non esser altro che il supporto di migliaia di insegne al neon. Tali rappresentazioni della capitale giapponese, particolarmente radicate nell'immaginario collettivo occidentale, fanno riferimento a quelle aree nelle vicinanze dei maggiori hub ferroviari come Shinjuku, Shibuya o Ikebukuro maggiormente interessate da imponenti progetti di ricostruzione, sia dopo il terremoto del Kanto sia negli anni del dopoguerra. A partire dal periodo del "miracolo economico" degli anni '50-'60, questi importanti centri del commercio, della finanza e della politica hanno assunto sempre più il carattere di manifestazioni spaziali del connubio tra potere politico e grandi capitali che li ha plasmati, con grande libertà, attraverso una pianificazione urbana nella maggior parte dei casi utilitaristica e fortemente orientata a favorire lo sviluppo economico, sì promossa dall'autorità pubblica ma, nei fatti, appensi capitali privati, in particolar modo e ferroviarie. Attorno a questi grandi centri di insi sviluppa u politiche di zooning, insolitamente inclusrd occidentali, hanno permesso il fiorire di piccoli a staminori, molto vitali e caratterizzati da nell'utilizzo dei suoli. In particolare si verificspontommerciali al dettaglio, slegate dalla granall'interno di aree prevalentemente residenziali in umolto più attenta alla dimensione umana. E' all'interno di questo impianto normativo debole che si formano quartieri come Shimokitazawa in , le reminiscenze di un impianlità pedonale, i confini più labili tra spazio pubblico e privat il peculiare mix funzionale capace di favorire le interazioni sociali contribuiscono alla creazione di un particolare charm che diventa motivo di attrazione per chi viene da fuori e instilla la sensazione di far parte di una comunità in chi vi abita.
Proprio quegli elementi che hanno reso Shimokitazawa un "marchio"
particolarmente attraente hanno attirato sul quartiere gli sguardi di molti imprenditori immobiliari interessati a realizzare nuovi grandi magazzini e alti edifici multipiano residenziali in un mercato in rapida ascesa. I piani che negli ultimi anni sono stati promossi dal Governo Metropolitano di Tokyo e dalla Municipalità di Setagaya per il quartiere sembrano assecondare queste visioni: il progetto per la costruzione attraverso il cuore di Shimokitazawa della Route 54, un'ampia arteria veicolare larga 26 metri, e il rilassamento delle norme sull'altezza degli edifici proposto dalla Municipalità promettono di trasformare radicalmente la forma urbana e la composizione sociale del quartiere. Inoltre sono in corso i lavori per l'interramento della linea ferroviaria Odakyu, che collega Shimokitazawa a Shinjuku, alla fine dei quali emergerà un grande spazio vuoto sul cui utilizzo non è stata ancora presa una decisione definitiva. Di fronte alle prospettive offerte da questi piani, una buona parte della società civile, riconoscendo le qualità del proprio ambiente, è riuscita a compattarsi a ad opporvisi, costituendo varie associazioni per la salvaguardia del quartiere come "Save thè Shimokitazawa", "Shimokitazawa Forum" e "GreenLine Shimokitazawa", chiedendo un maggior coinvolgimento nel processo decisionale e proponendo soluzioni alternative. La partecipazione attiva della cittadinanza nella progettazione urbana (machizukuri) in Giappone è una pratica ancora piuttosto rara nonostante le promesse di maggior apertura e trasparenza delle autorità pubbliche. Il caso di Shimokitazawa, ad ogni modo, dimostra come dei residenti informati e consapevoli, con il supporto di esperti e professionisti, siano in grado di organizzarsi e sviluppare interessanti piani alternativi per l'ambiente urbano in cui abitano contribuendo in maniera efficace, fatta salva la disponibilità delle amministrazioni al dialogo, a un disegno del quartiere più attento alle esigenze della comunità. Se il modello partecipativo di Shimokitazawa possa essere "esportato" e riprodotto altrove nel vasto panorama urbano di Tokyo (e del Giappone) è una domanda aperta la cui risposta è fortemente vincolata ai risultati che tale modello saprà cogliere e questi, al momento, sono quanto mai incerti.
Lo studio si basa su di una estensiva ricerca bibliografica, la quale ha accompagnato lo svolgimento dell'elaborato lungo tutte le sue fasi, sulla vastissima letteratura prodotta su Tokyo (soprattutto in lingua inglese) al fine di chiarire gli aspetti fondamentali dell'evoluzione della capitale giapponese da fulcro di un sistema feudale a città "globale" e capire in che modo queste trasformazioni abbiano influenzato uno dei tanti frammenti che la compongono, Shimokitazawa. Si è passato in rassegna un cospicuo numero di libri, articoli accademici, riviste specializzate afferenti a diverse discipline, dall'architettura alla sociologia, dalla storia urbana all'ingegneria civile, dall'economia all'urbanistica nel tentativo di fornire un quadro multidimensionale dello sviluppo di Tokyo. Per quanto riguarda, invece, il quartiere caso studio di Shimokitazawa la letteratura in lingua diversa dal giapponese è estremamente esigua e per questo è stato necessario affidarsi, almeno in parte, a fonti meno convenzionali quali guide turistiche, reportage di viaggio e articoli sulle versioni web in inglese di giornali giapponesi. Proprio per questa difficoltà nel reperire materiali specifici sul tema, il periodo di ricerca sul campo a Tokyo ha rivestito un'importanza centrale. Durante il soggiorno è stato possibile raccogliere documenti impossibiliattraverso l'inestimabile contributo del professor Masami Kobayashi dell'Università Meiji si è presentata l'opportunità di incontrare alcuni membri dei gruppi attivi sul quartiere , di cui il professore stesso fa parte, permettendo così di fare chiarezza sulla situazione dei progetti in corso, sulle dinamiche in atto nel quartiere e sulle motivazioni che li spingono ad opporsi alle proposte dell'autorità; purtroppo, però, non è stato possibile ottenere un colloquio con nessun funzionario dell’amministrazione locale. I due mesi trascorsi a Tokyo, dal settembre al novembre 2015, in una fase ancora embrionale del lavoro, hanno rappresentato un'occasione unica, oltreché un importante momento formativo personale, per stabilire un contatto diretto con l'ecosistema urbano oggetto dello studio. Cogliendo il consiglio di Hidenobu Jinnai , una delle principali attività nel corso di questi due mesi giapponesi è consistita nel percorrere la città a piedi, lentamente in modo da apprezzarne la ricchezza dei suoi differenti paesaggi urbani e comprenderne, almeno parzialmente, le logiche, i ritmi e il rapporto che la parte intrattiene con il tutto.
Le pagine che seguono sono organizzate in due sezioni: la prima, che comprende i primi due capitoli, si focalizza sul "tutto", Tokyo e fa da sfondo e sotto testo alla seconda sezione, formata dal terzo e dal quarto capitolo, incentrata invece sulla "parte", Shimokitazawa. Nel primo capitolo, quindi, si definiscono i paradigmi delle città castello giapponesi del XVII secolo e si delineano i contorni di Edo per poi passare ad analizzare le caratteristiche insediative della Shitamachi, i quartieri popolari, e la sua funzione di incubatore della cultura popolare di Edo. Il secondo capitolo tratteggia il percorso dello sviluppo urbano di Tokyo attraverso alcuni tra i momenti più significativi della storia della città; per ognuno di questi periodi (la Restaurazione Meiji, gli anni successivi al Grande Terremoto del Kanto e il dopoguerra) si analizzano le normative, i piani e i progetti che sono scaturiti dalle particolari condizioni al contorno (vicende politiche, sociali ed economiche) in un particolare momento storico e se ne valutano le alterne fortune nel guidare le trasformazioni del panorama urbano della capitale giapponese. L'ultimo paragrafo del secondo capitolo tratta invece del rapporto, a volte conflittuale, tra la Tokyo contemporanea e il suo passato; passato della cui conservazione spesso si fanno carico, con grandi difficoltà, i gruppi della società civile. Il terzo capitolo invece, il primo della seconda sezione, stringe il campo verso il quartiere di Shimokitazawa del quale descrive la storia urbana, tentando di riallacciare i fili tesi tra questa e la vicenda urbana di Tokyo, e analizza la struttura fisica, economica e sociale per mettere in risalto le particolarità di questo fragile ecosistema. Nel quarto, e ultimo, capitolo vengono quindi presi in esame gli interventi proposti dal Governo Metropolitano di Tokyo e dalla Municipalità di Setagaya (il progetto della Route 54, il nuovo District Pian e l'interramento della linea Odakyu), le motivazioni che sottintendono alla loro promozione da parte dell'amministrazione, le reazioni che questi hanno suscitato in una parte significativa della società civile e gli atteggiamenti opposti (pressoché totale chiusura nel caso della Route 54, maggior propensione al dialogo sul tema dell'utilizzo dello spazio lasciato libero dall'interramento della linea Odakyu) delle autorità di fronte alle richieste dei residenti di un più alto livello di coinvolgimento nei processi decisionali. Sono inoltre descritte le proposte alternative dei gruppi, costituiti da professionisti e semplici cittadini, che si prefiggono di attenuare le criticità presenti nel quartiere, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza in caso di incendi o terremoti, senza però alterarne radica
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