INTRODUZIONE
Questo lavoro nasce dalla curiosità verso un'opera architettonica molto importante per la storia della città di Torino, e dalla volontà di ricercare in essa le ragioni che hanno voluto questo palazzo quasi sconosciuto ai più, spesso neanche citato nei più importanti libri di architettura, nonostante la fama indiscussa del suo progettista.
Simbolo delle celebrazioni del primo centenario dell'unità d'Italia, proprio nella città che ne fu la prima capitale, e che nel 1961 viveva una profonda quanto innovativa trasformazione, tanto da essere considerata il miracolo economico italiano, Il palazzo del Lavoro, dalla chiusura dell'evento Italia '61 non è mai più stato in relazione con la città.
Forse è questo il motivo per cui questo spazio ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un patrimonio di indiscusso valore storico e di memoria per i Torinesi, e non solo.
Credo fermamente che quando si parla di storia, di memoria, a maggior ragione se si tratta di quella costruita non vi sia scelta più sostenibile che quella atta a recuperarne i valori più preziosi, li dove è possibile, e cercare di trovare il punto di connessione con il presente.
Oggi, Torino è considerata, e a ragione, una delle città più innovative e culturalmente attive del bel paese; vi è un edificio, abbandonato da anni che, nonostante le difficoltà oggettive nel trovare una soluzione di riuso, data dalla rigidezza compositiva, a mio avviso si presta molto bene quale spazio destinato alla collettività, all'incontro, dunque alla cultura.
Per questa ragione ho deciso di intraprendere un percorso che iniziato dalla storia, passato per I' analisi e mi ha portato ad un progetto di riuso del Palazzo del Lavoro di Torino, di Pier Luigi Nervi, per restituirlo alla collettività come luogo di scambio e produzione culturale.