Tutela paesaggistica e restauro architettonico nella Sicilia sud orientale : un centro-museo della migrazione nell’antico faro dell’Isola delle correnti
Paola D'Andrea, Ornella Gerratana
Tutela paesaggistica e restauro architettonico nella Sicilia sud orientale : un centro-museo della migrazione nell’antico faro dell’Isola delle correnti.
Rel. Monica Naretto, Chiara Aghemo, Stefania Maria Guarini. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2016
Abstract
PREMESSA
"Il mediterraneo è un insieme di strade, di mare e di terra, collegate; di strade ma si potrebbe dire di città, piccole, medie e grandi, che si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero un sistema di circolazione”.
Il territorio che costituisce il teatro di questa ricerca è quella cornice di terre che, ergendosi a ridosso delle sue acque, definisce una parte di Mediterraneo dal momento in cui è stato teatro di tutti gli scambi intercorsi tra le sue rive. Questo sistema antropizzato, che è anche l'origine della cultura urbana e polo generatore della città europea come apparato storico e civile, deve oggi essere letto in tutte le sue stratificazioni e in questa lettura la Sicilia Sud-Orientale si connota come risorsa rafforzativa di quei legami, che la storia ha tessuto e che l'economia in atto rischia di compromettere. Ciò verso cui si tende oggi è riconsiderare il ruolo di questa parte di territorio come nodo relazionale del Mediterraneo, oggi nuovamente poli-culturale, consapevole di un destino che lo chiama a regolare i rapporti con l'Europa da una posizione protagonista e trainante fra i paesi che si affacciano sulle rive di questo mare. L'area della Sicilia Sud-Orientale, che coincide grosso modo con i confini della provincia di Siracusa, interagisce con il sistema metropolitano di Catania tanto che è difficile considerare Siracusa estranea dall'influsso funzionale del capoluogo etneo. L'arrivo dell'Università nei territorio siracusano ha inoltre incrementato la rete di interscambi che si è determinata tra le due città. Il settore delle attività terziarie è tendenzialmente in crescita per l'impennata che è stata registrata negli ultimi decenni del settore turistico, prolungata da code di utilizzo della bassa stagione estiva. Altro fattore di incremento è il risveglio culturale e il ritrovato spirito identitario di giovani che, tornati dal perìodo formativo universitario, decidono di investire sogni e risparmi nel loro territorio. Due grandi ostacoli, che ancora oggi ritardano il decollo di quest'area verso un processo di urbanizzazione tra i due capoluoghi è il degrado ambientale prodotto dalle raffinerie del polo petrol-chimico siracusano, nella fascia costiera nord e dall'abusivismo edilizio consapevolmente tollerato dai poteri economici e istituzionali. Da un certo punto di vista, invece, la fascia litoranea a Sud di Siracusa, fino a Portopalo di Capo Passero è "afflitta da mali più facilmente rimediabili", questo perché il boom del turismo stagionale non ha avuto tempo a disposizione per procurare danni ingenti, anche perché negli anni Ottanta questa fascia di territorio è stata interessata da proposte di salvaguardia dei beni culturali e ambientali. Per quanto concerne il governo del territorio in questa parte di regione si è arrivati in tempo a salvare litorali quasi incontaminati, letti fluviali con vegetazione spontanea e grandi aree di patrimonio archeologico, memoria di un efficiente sistema di difesa della costa, da attività economiche di un ricco retro-costa agricolo. La presenza in tutto il territorio siciliano e in specie in quello costiero urbano e periurbano dei lavoratori extraeuropei, fa sperare nell'opportunità di un ruolo pacificatore e di cerniera che la Regione Sicilia in particolare e l'Italia in generale potrebbero avere nel panorama internazionale sul tema dell'immigrazione, configurandosi l'opportunità di promuovere la comunicazione e la reciproca conoscenza culturale di tutti quei paesi che gravitano nel bacino del Mediterraneo. I caratteri morfologici di questo territorio, conosciuto anche con il nome pre-provinciale di Val di Noto, si alternano in un altipiano calcareo, sede di un paesaggio agrario tradizionale, inciso da profonde "cave" causate dall'erosione fluviale, che dirada lentamente verso il mare; una fascia costiera che è stata nel tempo profondamente plasmata dal mare. Si configura un'alternanza di sistema terra e acqua: isolotti a ridosso del litorale, istmi e penisole a seconda delle maree, pantani e sorgenti di acqua dolce. Inoltre il litorale è caratterizzato da una prevalenza di siti a elevato valore naturalistico, spesso coincidenti con SIC (Siti di Interesse Comunitario) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Fortilizi, tonnare, torri, fari e porti costituiscono gli elementi emergenti di questo palinsesto:
"[...] i pantani in inverno permettevano la pesca delle anguille e le canne delle sponde dell'Anapo proteggevano i vivai, quelle stesse canne venivano poi utilizzate per le controsoffittature degli edifici. In estate invece i Pantani, per azione del sole venivano trasformati in saline da cui si estraeva il sale che veniva venduto ai proprietari delle tonnare. L'alternanza della presenza di acque dolci e salmastre permetteva di produrre agrumi dal gusto speciale, questo fenomeno a partire dalla metà dell'ottocento diede luogo alla parziale trasformazione del paesaggio agricolo a "Giardino" di agrumeti."
Per quanto riguarda gli insediamenti è senza dubbio riconoscibile nei centri del Mediterraneo, e quindi città siciliane e anche calabresi un rapporto particolare tra paesaggio urbano e paesaggio naturale. Quest'ultimo è sempre visibile e influenza fortemente quello urbano. Pensiamo al mare per città come Siracusa, Palermo, Messina e Reggio Calabria, e il sistema agricolo del retrocosta. Il limite tra i due, in queste realtà, più che in molte altre risulta fittizio, infatti non è facile distinguere, in particolare nei centri minori, dove cominci l'uno e dove finisca l'altro, perché il tradizionale rapporto tra campagna e città è più che mai incerto: i modi di uso della città e le sue leggi di espansione, spesso illegittime, la rendono perennemente in evoluzione e rendono assolutamente indefiniti i suoi limiti. Nelle aree del retrocosta i piccoli insediamenti "montani" conservano una certa qualità nel paesaggio urbano che in qualche caso ha anche determinato l'inserimento di questi nelle World Heritage List dell'UNESCO. I comuni più fortunati hanno origini antiche e presentano dunque palinsesti storici e archeologici di grande pregio, tra cui quelli che vennero investiti nella campagna di ricostruzione tardo barocca della Val di Noto. Altri numerosi centri, di nuova fondazione e con attuali problematiche di salvaguardia, sorsero in virtù della colonizzazione agricola del latifondo.
Nelle città di mare il paesaggio naturale è visibile ma spesso non fruibile, i litorali costieri sono stati sottoposti nel corso degli anni a trasformazioni necessarie, portate dall’industrializzazione e dalle esigenze della città contemporanea. Grandi infrastrutture tra cui strade, ponti, ferrovie e porti e, da non tralasciare, le pratiche edilizie abusive hanno plasmato violentemente il paesaggio e reso il rapporto con il mare sempre più difficile. Se pur mai totalmente negato, sono molte le città e i piccoli centri che non hanno un rapporto diretto con il loro mare, ambiti cittadini per cui il mare funziona come da tela di sottofondo. Le opere infrastrutturali hanno avuto l'effetto di ferite sulla linea di costa che sono ormai diventate cicatrici riconoscibili e non operabili. Infatti, queste, nell'attraversare fiumi e torrenti hanno ridotto considerevolmente quell'apporto naturale di detriti che permette alla spiaggia di mantenere il suo equilibrio. Hanno provocato senza potervi oggi noi porre rimedio un arretramento della linea di costa esponendo le spiagge ad un forte rischio di erosione che in molti casi è significato scomparsa di quelle stesse. Tra le città di mare si possono distinguere le città turistiche dalle città dei pescatori, anche se, molto spesso, le due tipologie coincidono. Le località turistiche sono numerose, qui il turismo rimane la risorsa economica più importante, sono città che vivono una doppia esistenza, straordinariamente vuote nei mesi invernali si trasformano in estate in piccole metropoli. Quelle dei pescatori, altrettanto numerose, sono cittadine in cui il rapporto con il mare è strettissimo, dove barche e strumenti per la pesca entrano a far parte stabilmente dell'arredo urbano. La caratteristica di questi centri è la imprescindibile presenza del porto e la natura di questo dipende essenzialmente dal modo in cui il mare gli sta dentro."[...] si distinguono anche le città con il porto dalle città-porto. Nelle prime i porti sono stati costruiti per necessità, nelle altre si sono creati secondo la natura del luoghi; qui sono una mediazione o un completamento, là l'inizio o il centro. Ci sono porti che restano per sempre soltanto degli approdi o ancoraggi, mentre altri diventano palcoscenici e infine mondi."
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Relatori
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