Comunicare l'architettura : non solo visione : percorso di visita del Castello del Valentino per le disabilità visive
Chiara Zotti
Comunicare l'architettura : non solo visione : percorso di visita del Castello del Valentino per le disabilità visive.
Rel. Anna Marotta, Maria Cristina Azzolino, Angela Lacirignola. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
“... quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte.”
Così scrive Bruno Munari in uno dei suoi testi brevi Semplificare è più difficile e in questo si è tradotto il mio primo approccio al tema: togliere. L'esperienza del disegno in rilievo richiede /eliminazione di tutto ciò che non è essenziale alla comprensione di un'immagine.
Quante variabili può introdurre questo processo diselezione nel disegno dell'architettura?
Il disegno da leggere con le mani richiede di essere comprensibile al tatto. Le informazioni che il tatto riesce a elaborare rispetto alla vista, a parità di tempo di esplorazione, implicano la necessità di una trasformazione delle stesse, che si traduce in semplificare.
Quanto affidamento si può riporre su chi ti richiede di "spostare un po'più in là" o "distorcere appena" i pilastri e le finestre della facciata progettata da Filippo Juvarra per il Palazzo Madama?
L'esperienza del workshop “Il disegno per le mani. Castello del Valentino in rilievo” ha proposto un lavoro di comunicazione dell'architettura per le disabilità sensoriali legate alla vista che ha fatto emergere domande simili a questa.
Il lavoro svolto si è concentrato sulla comunicazione del visibile ai non vedenti tramite l'utilizzo di strumenti dedicati all'esplorazione tattile.
Da questa esperienza si sviluppa la volontà di mettere in discussione la concezione di comunicazione del progetto d'architettura.
La curiosità circa linguaggi e strumenti propri dell'interlocutore che presenta disabilità della vista determina l'orientamento dell'indagine svolta.
Oltre all'esperienza del workshop, diverse occasioni si sono rivelate formative e coinvolgenti: la partecipazione da vicino al progetto Doppio-senso: percorsi tattili al museo, promosso dalla fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, la visita alla mostra Sensoltre, percorso sensoriale al buio, realizzato da Informatici Senza Frontiere Onlus, il laboratorio di creazione di fumetti tattili per bambini e ragazzi non vedenti promosso dall'Area Onlus, in collaborazione con la casa editrice Les Doigts Qui Révent.
Non solo disegno e rappresentazione, quindi, il lavoro si propone anche di indagare le modalità di conoscenza di un'architettura tramite esperienza diretta. Da qui, l'analisi dello spazio in cui un oggetto si colloca e l'individuazione di coerenti modalità di trasmissione dei contenuti offerti.
Quanto posso conoscere e percepire luoghi e oggetti se non li vedo? Fino a che punto la limitazione visiva costituisce una barriera alla fruizione di spazi ed edifici?
Questi gli interrogativi che ho cercato di risolvere nella prima parte del mio lavoro: seguendo un approccio teorico-metodologico mi sono documentata in merito alle disabilità visive e alla percezione della realtà che ne deriva. Le domande dettate dall'analisi delle modalità di rappresentazione dell'architettura si sono orientate verso la ricerca di possibili linguaggi capaci di coniugare diversi mondi, quali geometria e percezione.
Il percorso ed il progressivo mutamento delle condizioni dei disabili visivi nel corso dei secoli introduce anche al tema della componente sociale, fondamentale ai fini della nascita di risposte orientate all'inclusione di soggetti ipovedenti e non vedenti. Se le prime soluzioni risultano proposte dai ciechi, per i ciechi, come l'alfabeto Braille ancora oggi in uso, l'Universal Design e le teorie di progettazione inclusiva che nasceranno hanno come interlocutori progettisti, designer, antropologi e, non ultimi, gli utenti.
E proprio dall'incontro tra difficoltà inespresse e volontà di interazione che si definiscono strumenti e modelli comunicativi.
Un contributo rilevante è determinato anche dalla nuova definizione dell'ICF, International Classification of Functioning, che, all'interno di un contesto sanitario, propone un approccio che si allontana dalla definizione delle malattie dei soggetti in favore delle condizioni di salute, dettate anche dall'autonomia e dalla partecipazione alla vita sociale.
“... diritto alla leggibilità che significa nella gran parte dei casi diritto alla cultura”
Quella del museo è una realtà che, per la compresenza di offerte inerenti settori dell'educazione, dello studio e della divulgazione, ben si presta alle sperimentazioni.
é sulle applicazioni già sviluppate che si concentra la seconda parte del lavoro, quella applicativa, la partecipazione attiva a progetti e percorsi orientati all'inclusione dei disabili visivi in ambito culturale è stata un elemento chiave alla raccolta di dati: dal repertorio che si è creato sono emerse analogie ed elementi di contatto tra gli esempi analizzati.
“... testimonianze aventi valore di civiltà”
Grazie all'elaborazione dei dati raccolti, si è svolta l'ultima fase del mio lavoro, quella meta-progettuale: la proposta di un percorso di visita del Castello del Valentino per le disabilità sensoriali legate alla vista.
Dallo studio svolto sull'architettura in occasione del workshop, al desiderio di inserirla nel contesto di riferimento il passo è stato breve e mi ha portato ad elaborare un progetto che si propone di affrontare diverse tematiche compresenti in un unico edificio.
Ho scelto di pormi delle domande offerenti a diversi spazi di approfondimento, dalle quali si sono generate più ipotesi di percorsi: gli itinerari affrontano il tema degli spazi esterni e l'architettura del castello oltre agli interni, raccontati dall'apparato decorativo e dagli arredi.
Ah, quindi un percorso per i ciechi?
No.
La proposta non si riferisce ad una categoria esclusiva di pubblico, ma pone le basi per lo sviluppo di un percorso accessibile.
Ho scelto di sfruttare la contingenza che limita le possibilità di visita attuali alla presenza della guida e di indagare in merito a questa figura e al suo ruolo.
Nel senso che neanche La Guida ci vede?
No, ma non è escluso!
La proposta dell'elaborato La guida per La Guida costituisce un tentativo di valorizzazione della figura di accompagnamento tramite uno strumento di formazione e si rivolge ad entrambe le parti coinvolte: orienta La Guida allo svolgimento di una visita adatta all'utenza, favorendo un'esperienza condivisa e capace di arricchire le conoscenze di ciascun utente.
- Abstract in italiano (PDF, 473kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 293kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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