Happiness in public spaces : a new approach for urban regeneration
Luca Cubeddu
Happiness in public spaces : a new approach for urban regeneration.
Rel. Alessandro Mazzotta, Giuseppe Roccasalva. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
PREMESSA
Cos'è la felicità?
Fin dalle origini tutta l'umanità si è interrogata su questa questione. A partire da Platone, e ancor più con le scuole post-socratiche, la nascente pratica filosofica tenderà infatti ad identificarsi col principio in base al quale bisogna "aver cura di se stessi", e a proporsi come una forma di attenzione alla vita concreta dell'individuo: non tanto in senso euristico, ossia eleggendolo a proprio oggetto di studio, quanto piuttosto occupandosi della sua serenità e della sua felicità, tema che verrà ripreso anche da Foucault.
Ovviamente non è questa la sede opportuna per rispondere ad una domanda simile, che probabilmente non avrà mai una risposta univoca: probabilmente la felicità va semplicemente ricercata dentro di noi, senza che nessuno abbia la pretesa e la presunzione di darne una definizione.
Tuttavia, considerando il ruolo che l'architetto ha sempre avuto all'interno della città, è possibile formulare una domanda che deriva da quella poste in precedenza:
Cosa possono fare gli architetti per rendere le persone felici all’interno degli spazi pubblici?
Questo è il punto di partenza di questa ricerca.
Dopo anni di modelli urbani basati su indicatori ed indici territoriali, che si rifanno semplicemente a delle normative, potrebbe essere arrivato il momento di fermarsi e riflettere sulla direzione presa dall’urbanistica. Oramai è difficile trovare un progetto, a scala urbana, che tenga conto della scala umana; ed è questo ciò che questa ricerca si pone di fare: rincominciare a progettare per l’uomo.
Ovviamente si parte con la consapevolezza che la felicità è una questione assolutamente soggettiva e quindi l’unico strumento che i progettisti potranno, se vorranno, utilizzare è esclusivamente la progettazione qualitativa degli spazi.
L’interesse per queste tematiche nasce dai primi studi urbanistici svolti durante il precedente corso di studi, ed ora, con molta più consapevolezza ed un bagaglio personale fatto di esperienze sul campo, studi psicologici e sociologici si è concretizzato in questa ricerca.
L’obiettivo di questa ricerca è la creazione di una metodologia d’analisi per gli spazi, che possa aiutare i progettisti, la cittadinanza attiva e la Pubblica Amministrazione nella lettura e nella rigenerazione degli spazi urbani.
Per fare questo sarà necessario partire dalla classificazione degli spazi pubblici, definire gli aspetti prettamente psicologici, come la percezione, prima di arrivare a definire i modelli esistenti e ragionare sulla creazione dei nuovi.
Lo studio è articolato in tre momenti.
Il primo è quello dedicato all’approccio teorico: si parte dall’analisi dei modelli esistenti estrapolando le criticità e le potenzialità di ognuno; si passa successivamente alla creazione delle sette linee guida che caratterizzano la ricerca, per poi arrivare ad illustrare in che modo si possa utilizzare il presente modello.
La seconda parte illustra l’applicazione del modello proposto in un caso studio reale: Piazza Castello a Fossano.
In questa seconda fase si è data più importanza all’approccio utilizzato per la progettazione, piuttosto che alla progettazione stessa, in quanto questa è semplicemente una diretta conseguenza del modello proposto.
La terza parte è una rilettura critica, in base alle linee guida emerse, di alcuni progetti svolti durante gli ultimi due anni di riqualificazione urbana attuata tramite il coinvolgimento della popolazione con l’utilizzo dello strumento dell’animazione territoriale.
Relatori
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