Pratiche dell'abitare nella città della crisi : dalla stratificazione sociale verticale alla quotidianità dell'austerità nei palazzi di Atene
Eleni Dalamara
Pratiche dell'abitare nella città della crisi : dalla stratificazione sociale verticale alla quotidianità dell'austerità nei palazzi di Atene.
Rel. Francesca Governa, Matteo Robiglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Attraverso la ricerca presentata si intende cogliere tutti quei mutamenti delle relazioni socio-spaziali che a seguito della crisi economica definiscono la "nuova questione urbana" [Secchi, 2013], Avendo come oggetto di studio Atene, un'entità che sembra essere stata sempre contraddistinta da un velo di negatività e che si trova ora al centro della recessione, si proveranno a distinguere le pratiche quotidiane che plasmano i nuovi modi di abitare la città. Lo studio è nato dal desiderio di capire la forma che assume oggi, in questa fase di crescente insicurezza e instabilità, la stratificazione sociale verticale: un particolare aspetto della segregazione spaziale, sviluppato in modo specifico nei palazzi ateniesi.
Atene concentra oggi più di un terzo della popolazione totale della Grecia, produce più della metà del PIL ed è il punto di riferimento più importante per la maggior parte della popolazione greca e la base di uno stato particolarmente centralizzato [Emmanouil, 2008]. A seguito dello spostamento massivo della popolazione rurale verso il centro della capitale nel secondo dopoguerra, che ha triplicato il numero degli abitanti, la città ha visto il suo paesaggio trasformarsi in un'infinita distesa bianca costituita da palazzi in cemento armato, generalmente molto simili tra loro, alti più di cinque piani (Panos Dragonas, nel 2015, definisce Atene nel periodo compreso tra il 1949 e 1989 come "Città della Ripetizione"); sono i palazzi costruiti con il sistema di Antiparochi che ha costituito il principale recettore della popolazione entrante dal 1950 fino ai primi anni Duemila. In quegli anni la costruzione costituisce un effetto leva per lo sviluppo del mercato di lavoro e un settore di investimento nell'ambito di una generale mancanza di investimenti alternativi [Maloutas in ivi, p. 35]. L'abitazione di proprietà rappresenta un elemento fondamentale per l'integrazione nella società urbana perché offre la garanzia dello stabilirsi nella città la quale, a sua volta, facilita lo sfruttamento delle occasioni di lavoro. Il successo del sistema dell'Antiparochi potrebbe essere sintetizzato in quattro fattori principali [Maloutas, 2015]:
- l'elevata domanda di un'abitazione moderna e nello stesso momento economica, da parte della classe media in continua espansione;
- il suo adeguamento nei lotti urbani ateniesi di dimensioni ristrette;
- le agevolazioni fiscali dedicate a questo sistema di costruzione;
- il fatto che entrambi le parti (imprenditore edile e proprietario del lotto) ne traggono profitto.
Una delle conseguenze spaziali più importanti della produzione abitativa senza precedenti (secondo Thomas Maloutas nel periodo 1950-1980 sono stati costruiti circa 35.000 palazzi di altezza oltre i cinque piani, in una città che prima ne aveva solo 1.000) [Maloutas, Karadimitriou, 2001] è la forte densificazione intorno al centro, la quale, insieme alla sostituzione delle case basse con palazzi alti e fitti blocchi di appartamenti, crea un ambiente urbano molto povero (mancanza di infrastrutture e spazi pubblici) e determina fino ad oggi il paesaggio e la vita quotidiana della capitale ellenica. Per quanto riguarda il profilo sociologico della città, l'Antiparochi ha fatto sì che 1) i vari gruppi sociali si redistribuissero nel complesso dell'area metropolitana e 2) si ri-formasse la fisionomia sociale delle aree centrali [Maloutas, 2015]. Nonostante l'intensa e continua mobilità sociale nel periodo del dopoguerra, ad Atene la mobilità residenziale è sempre stata molto contenuta e, anche a seguito dell'arrivo di importanti flussi di immigrati, la città non ha presentato casi di segregazione spaziale e nessun tipo di ghettizzazione. La struttura economica di Atene e l'assenza di situazioni estreme di deindustrializzazione insieme all'alta percentuale delle case di proprietà [Maloutas, 2008] hanno permesso di superare la carenza di politiche nazionali per il contenimento della segregazione e hanno tenuto a livelli molto bassi la mobilità abitativa, un aumento della quale avrebbe dovuto portare alla segregazione residenziale . A partire dagli anni Novanta la questione abitativa ad Atene si concentra sulla re-distribuzione dello stock abitativo esistente, mentre diminuisce significativamente la costruzione di case nuove; il graduale spostamento verso i sobborghi e i flussi di immigrati che affittano gli appartamenti nelle aree centrali sono le uniche due fonti di domanda di nuove abitazioni [Maloutas, 2014], I cambiamenti nel mercato del lavoro e in quello immobiliare (contratti a progetto, sempre più alto livello di disoccupazione, riduzione della domanda di abitazioni nel centro, spostamento dei ceti medi verso i sobborghi ecc.) come anche i mutamenti demografici degli ultimi vent'anni (importante calo delle nascite a partire dagli anni Ottanta), aumentano le disuguaglianze in termini di condizioni abitative e mobilità e favoriscono l'impatto negativo della crisi che ne segue.
Come in ogni recessione economica, quella del debito sovrano europeo viene accompagnata da una crisi sociale molto forte la quale, avendo come dimensione spaziale costitutiva la città, fa emergere quella che Bernardo Secchi definisce "nuova questione urbana" [Secchi, 2013, p. 8]. Secondo l'autore di La città dei ricchi e la città dei poveri, la struttura spaziale, il modo di funzionare, le relazioni tra ricchi e poveri e l'immagine di una città risultano sempre diversi a seguito delle grandi crisi [ibidem]. Così, a partire dal 2010, anno in cui è stato firmato il primo accordo tra la Grecia, i paesi membri dell'Unione Europea e il FMI, anche le città greche hanno iniziato a essere assoggettate a continue trasformazioni, dovute principalmente alle misure di austerity che cominciano a plasmare le nuove relazioni socio-spaziali. Le conseguenze più importanti si riscontrano nella capitale, non solo perché sede del potere nazionale e quindi luogo delle più importanti manifestazioni e di continui conflitti, ma anche perché, come è stato esposto precedentemente, è l'insediamento che concentra la maggior parte della popolazione di uno stato particolarmente centralizzato3 e, quindi, è caratterizzata da relazioni - e conseguenze - sociali e spaziali molto diverse dalle altre città greche. Come riporta Secchi [ivi, p. 7] la nuova questione urbana, riemessa in primo piano negli anni Sessanta e Settanta da studiosi come H. Lefebvre e M. Castells, si basa sul "diritto alla città" e porta ad una particolare attenzione verso la vita quotidiana e la "cura di sé". Se, ricordando Lefebvre e confrontandolo con gli studi appartenenti al dibattito attuale4, consideriamo il diritto alla città come l'insieme di più diritti tradizionali, riusciamo a comprendere l'importanza che può assumere una ricerca sulla questione urbana odierna, in particolare quando questa concentra l'attenzione su una città nella quale i diritti fondamentali vengono violati quotidianamente dalle sempre più rigide misure di austerità. La trasformazione in beni di lusso di diritti fondamentali, come quello alla casa, lo stipendio equo, l'accesso all'istruzione o la libertà di parola, prendono forma nello spazio urbano tramite la crescita dei senza tetto contemporaneamente ad un significativo aumento del numero di case sfitte, la nascita e lo sviluppo di reti di solidarietà e di pratiche sociali e politiche di resistenza, e infine la trasformazione nel rapporto quotidiano tra gli abitanti in relazione al cambiamento delle condizioni di vita e delle abitudini.
Tutti questi sono fattori emersi dalla crisi che, insieme alla ormai consolidata disorganizzazione e complessità urbana di Atene, hanno fatto nascere l'interesse per una ricerca più approfondita su questo spazio in continuo mutamento. L'attenzione si pone sulle pratiche dell'abitare nel contesto della crisi, in particolare sui palazzi dell'Antiparochi e sulle relazioni socio-spaziali (soprattutto il loro cambiamento nelle condizioni economico-sociali attuali) sviluppate al loro interno. Si considera come punto di partenza il fenomeno della segregazione sociale/spaziale (analizzando la stratificazione verticale sviluppata a partire dagli anni Settanta in questa tipologia di palazzi) che è frutto delle crescenti disuguaglianze sociali e dell'intolleranza, provocata dalla paura, che sempre accompagnano questo tipo di crolli economici. Di conseguenza, ricordando le parole di Bernardo Secchi [2013, p. 22] per il quale "l'intolleranza nega la prossimità, separa e mette a distanza attività, edifici, spazi pubblici, loro abitanti e frequentatori", aumentano la volontà e la curiosità di investigare questi palazzi nei quali abitano persone appartenenti a gruppi sociali completamente diversi tra loro.
Il lavoro si snoda in tre sezioni distinte ma, nello stesso momento, strettamente legate tra loro. Le prime due si concentrano su aspetti teorici i quali, però, non rimangono del tutto estranei alla realtà di Atene. Si cerca, invece, di mantenere una continua correlazione tra le tesi esposte dai vari studiosi e ciò che viene quotidianamente vissuto nelle varie scale della città: da quella urbana a quella del singolo appartamento.
Nella prima parte ci introduciamo nel contesto della ricerca attraverso lo studio dei processi socio-economici che hanno avuto luogo nel centro di Atene dal dopoguerra ad oggi: dalla nascita dei primi palazzi multipiano alla diffusione della tipica palazzina greca (la Polykatoikia5), dall’analisi delle normative che hanno imposto le sue caratteristiche tipologiche e di conseguenza l’immagine della capitale ellenica, alle relazioni socio-spaziali sviluppattesi in essa a causa delle sue peculiarità morfologiche.
La seconda parte porta al centro dell’attenzione le teorie di due filosofi francesi, Henri Lefebvre e Michel De Certeau. Considerando il «diritto alla città» un fondamentale punto di partenza per il caso di Atene e lo studio delle pratiche quotidiane un essenziale strumento di comprensione dei cambiamenti sociospaziali dovuti alle misure di austerità, si tenta di leggere le diverse tesi degli studiosi nella vita di tutti i giorni.
La terza e ultima parte è dedicata al lavoro sul campo. Un attento percorso di selezione, sempre legato a fenomeni che caratterizzano il periodo della crisi, ha permesso l’esperienza dell’osservazione diretta e il contatto con i residenti nei palazzi esaminati all’inizio.
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