Riqualificazione museale ed energetica del mulino Vecchio di Settimo torinese nel sistema del rio Freidano
Cristina Torchia
Riqualificazione museale ed energetica del mulino Vecchio di Settimo torinese nel sistema del rio Freidano.
Rel. Chiara Aghemo, Monica Naretto. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2016
Abstract
Premessa
Durante il tirocinio curriculare svolto presso l'azienda Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana, ovvero l'ente che coordina il sistema culturale del Comune di Settimo, ho avuto modo di inserirmi nel team che svolge la propria attività nell'ambito dell'Ecomuseo del Freidano, istituzione regionale attiva dal 2002 nella sede del mulino Nuovo della città settimese. L'esperienza mi ha dato la possibilità di interfacciarmi con la realtà comunale della città, per-mettendomi di conoscere il contesto cittadino e le realtà locali che hanno rappresentato un ruolo nella storia della trasformazione di Settimo.
Ed è proprio quando mi sono ritrovata a scoprire le consistenze storiche che hanno segnato la crescita del territorio sotto diversi aspetti, rurale e culturale prima di tutto, che è nata in me l'idea di approfondire la conoscenza dell'antico edificio che ha costituito per secoli il principale impianto molitorio del territorio settimese.
A partire da questa esperienza si è deciso di implementare un esistente lavoro sul mulino Vecchio, effettuato negli anni '80 del '900 sotto il nome di "Progetto di massima di Ecomuseo del Freidano", ad opera dei volontari del Progetto Protezione Ambientale, poi confluito nel 1996 nel "Piano Direttore dell'Ecomuseo" redatto dall'arch. A. Ghislanzoni e V. A. Lupo, e di ampliarlo proseguendo le analisi conoscitive necessarie trasformandolo nel mio progetto di tesi magistrale.
Il mulino è situato nella città di Settimo Torinese, in provincia di Torino, nelle immediate vicinanze del centro storico. Fu anticamente conosciuto come "mulino del Broglio" (dal toponimo su cui sorgeva), "mulino Grosso" (per distinguerlo dal più piccolo mulino della Chiesa che sorgeva nelle vicinanze), "mulino del Freidano" (ha costituito il primo mulino sorto alle dipendenze idrauliche del rio da cui traeva la forza motrice) e infine "mulino Vecchio", da quando fu costruito nel 1806 il mulino Nuovo.
Il manufatto ha origini antiche, il suo assetto fu modificato nel corso dei secoli per far spazio alle diverse tipologie di macinazione che si sono susseguite per dar luogo ai cicli produttivi: macine a palmenti, pesta da riso, pesta da canapa, torchio da olio e infine macine a cilindri.
Il progetto di restauro e di valorizzazione dell'edificio vuole istituire un fil rouge che permetta all'edificio di tornare a un uso attivo mettendo a disposizione della collettività la conoscenza delle tecniche molitorie che ne hanno permesso l'evoluzione, rendendolo museo di se stesso e punto di passaggio all'interno di un sistema di manufatti storici rappresentativi della tradizione locale. Questa visione permette al visitatore di scoprire un paesaggio ricco di consistenze rappresentative del passato attraverso alcune tappe dislocate lungo il percorso attraverso le quali conoscere e capire gli elementi che hanno costituito l'evoluzione del sistema molitorio storico, in campo sia tecnologico che culturale.
Per sviluppare il progetto sono partita da indagini conoscitive inerenti la storia del mulino, attraverso l'analisi di documenti storici reperiti nell'Archivio storico comunale di Settimo e nell'Archivio di Stato di Torino, documenti in cui è stato possibile rintracciare: passaggi di proprietà e fasi costruttive dell'edificio; sviluppi delle attività culturali, agricole e industriali del territorio nel suo complesso; conoscenza della fitta rete di canali, maestri e irrigui, che costituiscono il sistema idraulico della città.
Parallelamente alle conoscenze storiche si è reso opportuno approfondire le consistenze che costituiscono il manufatto, attraverso l'analisi dello stato di fatto dell'edificio e quindi delle sue strutture, materiali, degradi presenti e macchinari conservati al suo interno. Inoltre per completare la conoscenza dell'edificio è stato fondamentale analizzare e comprendere come il meccanismo e il ciclo di funzionamento dei macchinari fosse strutturato nel dettaglio.
Grazie alle analisi compiute è stato possibile realizzare un progetto di conservazione e, contemporaneamente, di rifunzionalizzazione del bene, attraverso interventi di miglioramento dell'efficienza energetica e di illuminazione, dove l'inserimento della turbina idroelettrica diventa la protagonista indiscussa.
Il progetto di restauro ha lo scopo di rendere nuovamente fruibile il mulino attraverso interventi che lo facciano diventare museo di se stesso e di conseguenza visitabile al pubblico, all’interno del quale inserire un percorso didattico conoscitivo che permetta al visitatore di conoscere le tecniche molitorie presenti e il loro funzionamento.
La funzione museale è attuata attraverso spazi di accoglienza e spazi didattici situati all'interno dell'edificio, comprendendo quegli spazi una volta adibiti ad abitazione del mugnaio.
La sistemazione degli spazi esterni, soprattutto attraverso la parziale riapertura del tratto del rio Freidano e l'inserimento della turbina idroelettrica, completano la riqualificazione del complesso, che diventa, come detto in precedenza, tappa di un percorso organico, quello del patrimonio ecomuseale del rio Freidano.
Relatori
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