Il Building Information Modeling per il cultural heritage : le nuove metodologie di modellazione digitale applicate al caso studio del padiglione V del complesso fieristico di Torino Esposizioni
Edoardo Barberis
Il Building Information Modeling per il cultural heritage : le nuove metodologie di modellazione digitale applicate al caso studio del padiglione V del complesso fieristico di Torino Esposizioni.
Rel. Massimiliano Lo Turco, Edoardo Bruno. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
Il presente approfondimento si propone di simulare una tipologia di workftow che sempre di più, in un futuro ormai prossimo, interesserà la pratica architettonica relativa al patrimonio esistente, prendendo le mosse da una trasformazione urbana imminente, la metamorfosi funzionale di Torino Esposizioni, all’interno del parco del Valentino, settore urbano destinato a diventare “polo della cultura e campus dell’architettura e del design”1(p2). Nello specifico, si prenderà in esame il padiglione ipogeo progettato da Vittorio Bonadé Bottino e da Riccardo Morandi, padiglione che, fra tutte le celebri testimonianze architettoniche facenti parte dell’ex complesso fieristico, è quello che versa nel più evidente stato di abbandono.
L’obiettivo è quello di analizzare e riprodurre questo bene culturale attraverso un software di tipo BIM, per verificare come le più recenti tecnologie di progettazione possano contribuire alla conoscenza, alla salvaguardia e ad una più razionale gestione del patrimonio architettonico esistente.
La trattazione, sulla base delle ricerche archivistico - bibliografiche condotte, mostrerà nella sua prima parte le varie fasi di sviluppo dell’edificio, cosa lo ha preceduto, i principi che hanno portato alla sua realizzazione, il successivo periodo di declino e i recenti scenari di trasformazione. Si evidenzierà quindi come la creazione di un modello parametrico che si metta al servizio dell’esistente non possa prescindere da un’attenta fase di indagine preliminare, da cui si ricaveranno quelle nozioni fondamentali per procedere ad una più consapevole e critica riproduzione tridimensionale, oltre che per arricchire il paniere di informazioni associabili agli elementi costitutivi del modello BIM. Il processo di modellazione, protagonista della seconda parte della presente, è stato definito critico poiché scaturirà dal confronto fra il materiale reperito tramite le suddette indagini e il rilievo diretto condotto sull’edificio: la disamina, che si effettuerà a riguardo delle metodologie di rilievo adottate e delle varie fasi di modellazione informatica, intende conferire scientificità all’approfondimento, mettendo in condizione chi vorrà verificare o ampliare i riscontri ottenuti con la presente di replicare l’esperienza. Il modello generato verrà quindi interrogato, sarà cioè la base delle restituzioni grafiche utili a comprendere la fabbrica e il suo processo di riproduzione virtuale, e ambirà, infine, a costituire uno strumento di supporto pratico alla gestione reale del padiglione V . Pare opportuno sottolineare la non casualità della scelta di una così specifica metodologia di rappresentazione: nel gennaio del 2014 è stata adottata a livello europeo la nuova direttiva sugli appalti pubblici, denominata EUPPD2(p2), che impone agli stati membri di promuovere l’utilizzo dei software BIM - come Autodesk Revit - per la progettazione di opere finanziate con fondi pubblici. Una prospettiva vincolante dunque, o piuttosto l’occasione per provare a rinnovare le pratiche professionali caratterizzanti un mercato delle costruzioni in crescente difficoltà sia dal punto di vista occupazionale che produttivo3(p 2).
Un’ulteriore considerazione va fatta sulla scelta dell’oggetto stesso dell’analisi, il padiglione V di Riccardo Morandi, edificio che è spettabile rappresentante di quelle “scatole vuote” disseminate su tutto il territorio cittadino, eredità di un modello socio - economico fordista andato in crisi già dalla fine degli anni ‘ 80. Tale patrimonio spesso è dimenticato o trascurato, e altrettanto frequentemente, anche quando costituisce una mirabile testimonianza della storia della tecnica - quale è il padiglione V - è considerato alla stregua del tessuto urbano minore, ovvero non degno di essere studiato, conservato e valorizzato, come invece accade per i ben più noti manufatti del patrimonio architettonico “classico”. Il caso studio si dimostrerà quindi atto a mettere alla prova i nuovi metodi di progettazione e rappresentazione parametrica, in particolar modo nella possibilità che offrono in termini di restituzione, analisi e raccolta di informazioni.
Da ultimo pare necessario evidenziare come l’asse del Po, su cui si attesta Torino Esposizioni, assieme alla “Spina Centrale” e all’asse di Corso Marche, rappresenti per Torino una delle tre direttrici di trasformazione individuate già dal Piano Regolatore Generale del 1995 finnato da Gregotti. Esso sarebbe dovuto divenire la fascia del loisir e della cultura cittadina, obiettivo ribadito durante la stagione di pianificazione strategica principiata nel 1998 e confermato dal masterplan approvato congiuntamente dal Comune e dal Politecnico nel mese di luglio del 20144(p2). Secondo quanto previsto da quest’ultimo, il padiglione interrato, emblema delle costruzioni in cemento armato precompresso e per decenni luogo deputato ad esporre l’eccellenza dell’industria automobilistica piemontese, si trasformerà da parcheggio abbandonato a contenitore di aule universitarie.
Il processo di studio e modellazione che si intende presentare si è posta dunque l’obiettivo di dialogare con la stratificazione che ha interessato questa testimonianza architettonica, tenendo conto dei disegni e degli scritti degli autori del padiglione, così come di quelli che su questo hanno avuto modo di intervenire, con l’intento di fornire, come detto, uno strumento di conoscenza indagabile e implementabile.
- Abstract in italiano (PDF, 157kB - Creative Commons Attribution)
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