L'industria culturale nella città contemporanea : San Salvario come centro espositivo e distretto culturale
Thomas Pepino
L'industria culturale nella città contemporanea : San Salvario come centro espositivo e distretto culturale.
Rel. Carlo Ravagnati. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
Questa tesi si basa su un concetto molto semplice: restituire al presente un omaggio del passato. Quello che vorrei spiegare è come la storia, sia qui strettamente legata al concetto di natura, ovvero il rapporto storia-natura sia il cardine per il processo mentale che mi ha portato al concetto storia-progetto.
Il tema si sviluppa all’interno di quello che in origine era il quartiere di San Salvario, composto inizialmente da 40 isolati edificati tra la metà del XIX e l’inizio del XX secolo. L'area studio compresa tra le vie Nizza, C.so M. d’Azeglio, C.so V. Emanuele II e C.so G. Marconi, rappresenta il nucleo più antico dell’allora denominato Borgo San Salvano. Gli isolati sono a cortina con due maniche verso l’interno, destinando le attività commerciali ai piani terra e l’uso residenziale ai piani superiori. L’aumento demografico, il vincolo del sistema fluviale a nord, rendono più semplice lo sviluppo della città nella direzione sud. Uno tra i maggiori protagonisti della scena è Carlo Promis, che impostando il tavoliere ortogonale sulla prosecuzione degli assi del Borgo Nuovo e disegnando i primi 10 isolati, faciliterà l’espansione delle successive fasi della città.
La prima parte dello studio è condotta analizzando le cartografie che trattano il quartiere e le sue trasformazioni, dalle sue origini ai giorni nostri. Successivamente sono state selezionate alcune delle carte per costituire il corpus cartografico della tesi, ripercorrendo le vicende dal 1640 al 2016.
La seconda parte indaga gli elementi iconografici ed individua i segni che la memoria cartografica perde, nasconde o cancella durante i processi di trasformazione del territorio. Di seguito si è compreso e rappresentato come le direttrici storiche di sviluppo e gli assi rettori siano stati gerarchizzanti per la morfogenesi del quartiere. Dal processo analitico è stato rinvenuto e ritracciato un antico viale secentesco caratterizzato dal doppio filare alberato che collegava la residenza reale extraurbana del Valentino con la testa di ponte sud della città, la Porta Nuova. Questo antico viale era denominato “Allea Oscura”, uno tra i loisir ottocenteschi di Torino.
Nella terza parte, sono analizzate le cronistorie del quartiere, studiate prima per isolati e successivamente per fabbricati, mostrando come il quartiere si urbanizzi da Porta Nuova verso il fiume Po in mezzo secolo. Questa parte di ricerca ha permesso di sviluppare la carta del sistema delle piazze e le carte dei percorsi perpendicolari e trasversali ai cortili degli isolati. Il confronto tra il viale secentesco e le carte dei cortili, hanno fatto emergere uno dei possibili percorsi interno agli isolati che individua i luoghi per i potenziali interventi.
Nella quarta parte della ricerca, il percorso è stato elaborato tramite il rilievo “filologico congetturale’’ con l’ausilio di materiale proveniente dall’ASCT. Quello che emerge dal percorso è il suo carattere “arabesque”, in contrapposizione con le logiche della città costruita attraverso il castrum romano. Simile ai segni lasciati dai percorsi medievali9 della città quadrata di impostazione romana, l’Allea Oscura, in itinere fa emergere i segni degli elementi nascosti. Nel titolo, la città contemporanea include l’industria culturale che diventa testimone di elementi ereditati dal passato. Il progetto collega tra loro diverse realtà, in cui tutte assumono lo stesso significato che il Pregliasco attribuiva alla lettura dei segni nel disegno unitario. L’area di studio può essere vista come la foresta, i cortili nel percorso sono la varietà, il contrasto, il disordine, i crocevia che permeano nel sistema arabesque la bellezza delle idee riversate nella città, trasformando il quartiere in distretto culturale.
L’obiettivo del percorso è quello di riqualificare 14 isolati contrastando il deteriorarsi dell’identità dei luoghi attraverso la capacità di far rivivere visivamente i rapporti perduto. La tesi vuole dimostrare l’importanza del segno ereditato dal passato ed espresso con lo stimolo dell’ingegno attraverso il progetto.
Nel cortile dell’isolato scelto è stato progettato un padiglione temporaneo per ospitare eventi. Il concetto di temporaneità è stato già affrontato dal quartiere durante le edizioni di Paratissima, in cui la sua vocazione artistica lo trasforma in quartiere d’arte contemporanea. Il padiglione si pone gli obiettivi di essere installato e rimosso in base alle esigenze ed alla durata degli eventi. Una volta smontato lascerà una traccia al suolo in memoria del passato che servirà alle future occasioni per rapportarsi nuovamente con il segno della memoria, relazionando sempre la complessa analogia di una ricostruzione della natura attraverso il significato dei fatti urbani.
Relatori
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