Giuseppe Pagano secondo Biella
Eva Luraschi
Giuseppe Pagano secondo Biella.
Rel. Sergio Pace. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
C’è da chiedersi quale senso possa avere, oggi, tornare a scrivere di Pagano, se non per puro interesse filologico: la letteratura e la saggistica accumulatesi sul razionalismo italiano, infatti, non sono certo incentivi a trattar l’argomento.
Occuparsi dell’esperienza di Pagano come architetto rischia di essere un’operazione confinata nell’ambito della sua biografìa, per il tono pacato che caratterizza questa parte della sua vita e per la relativa difficoltà di tratteggiarne una evoluzione omogenea o situare cronologicamente salti qualitativi tra diverse opere.
Può costituire, inoltre, un compito sovradimensionato dalla critica, a confronto con una personalità assai più interessante per la coerenza e la dimensione intellettuale del suo lavoro, che è significativa per la qualità intrinseca dei progetti.
A Pagano, infatti, si deve un contributo teorico decisivo per l’elaborazione nel contesto italiano di una avanzata teoria di progetto, sostenuta da una vigorosa tensione etica che è presente lungo tutta la sua riflessione critica. Tornando a una possibile motivazione, esistono almeno due perché: in primis la suggestione e la legittima soddisfazione di poter parlare ancora di un Pagano inedito e semisconosciuto e, in secondo luogo, cercare di svincolare il personaggio dall’interpretazione storica in cui è stato finora incasellato, cercando di sottolineare anche la sua incredibile attualità.
Non si vuole arrivare a un risultato critico precostituito, né a una demitizzazione, ma piuttosto tentare un approccio metodologico attento al confronto e alla consequenzialità fra le premesse programmatiche del personaggio.
Inoltre, lo studio di Pagano porta a riparlare, senza pudori, dell’architettura, della tradita felicità di progettare, della responsabilità di lavorare in un tessuto di delicata filigrana storica, ripartendo dalla confidenza artigianale col materiale, con la struttura, con la macchina, con i metodi di rappresentazione, il tutto con rinnovata capacità intellettuale e organizzativa.
Di fronte alla comprensione reale dei progetti e dell’architettura di Pagano, spesso la critica presente pare disarmata: alle difficoltà di ordine teoretico si aggiunge la constatazione che il giudizio ha dovuto esercitarsi prevalentemente attraverso un materiale organizzato da Pagano per le necessità divulgative di “Casabella”, e cioè presentando i progetti come esempi di metodo, soluzioni razionali di problemi generali.
Insomma, si affaccia il dubbio che ancora persista e prevalga intorno alle architetture di Pagano l’interpretazione suggerita da lui stesso, intento a persuadere che la ragione soltanto sia il motore degli uomini e la giustificazione dell’architettura. Probabilmente pareri diversi potrebbero derivare dal criterio che vuole giudicare l’architettura nella sua forma di architettura, in rapporto ai valori da essa espressi, intendere come anche i principi critici vi siano diventati contenuto, emozione, così da fondere veramente l’architetto con la sua opera, perché l’architettura non consiste di parole, ma di percezione sensibile e visiva.
In questo scritto, quindi, si cerca di indagare se il lavoro a lui commesso sia risultato non soltanto esemplare di una certa cultura e del corrispondente orientamento, prodotto dell’impiego dei criteri affermati, ma abbia proceduto da iniziative, capacità, intuizioni personali, rispondenti alle situazioni proposte.
Ricondurre gli interessi al progettare e costruire di Pagano, ai modi usati nell’affrontare i temi offerti dalle occasioni professionali, ad apprezzare il variare dei suoi accenti nei successivi episodi - interpretare insomma la sua prosa architettonica nei suoi contenuti reali al di là dei programmi e degli enunciati - possa avvicinare ancora alla sua umanità,intera, o almeno possa ostacolare la costruzione di un personaggio fittizio, un’astrazione culturale, come il tempo minaccia di permettere.
Importa dunque cercarne le intenzioni, lo sfondo psicologico, i rapporti reali e non quelli esibiti con la vita e la cultura, i richiami formali, ripercorrendo la genesi di ogni episodio, gli sviluppi nel tempo.
Delle sue intenzioni di architetto testimoniano le costruzioni realizzate, ma anche i progetti non eseguiti.
Da queste premesse parte la ricerca che intende analizzare l’opera architettonica di Giuseppe Pagano e relativa a tre macrotemi, attraverso la lettura di tre progetti da lui elaborati nell’area di Biella durante il corso della sua attività professionale.
Tre progetti molto diversi fra loro, che in parte rappresentano lavori ‘minori’, conosciuti ma anche meno indagati dalla critica contemporanea, e dall’altro progetti considerati più “importanti”, evidenziando un particolare approccio metodologico con cui l’autore affronta il processo progettuale, strettamente legato al suo pensiero teorico, indipendentemente dall’entità dell’incarico.
I tre temi possono essere riassunti in tre parole chiave: abitazione, industria e collettività. Tramite l’indagine di questi tre argomenti, è possibile ricostruire una chiave di lettura della ricerca portata avanti da Pagano in questi tre diversi ambiti, lettura che deve tener conto di determinate condizioni sociali, politiche e culturali nelle quali l’architetto si trova ad operare e che, per questo, diventano specchio di un suo percorso teorico-specifico, in continua evoluzione.
Il progetto di abitazione, ad esempio, a differenza dei progetti pubblici e collettivi, come può essere il Convitto Biellese qui analizzato, rispecchia una precisa volontà progettuale espressa in maniera più autentica, in parte svincolata da influenze politiche e da preoccupazioni dogmatiche e, di conseguenza, distante alla tendenza a ricercare uno specifico linguaggio espressivo. Il progetto dell’abitazione, infatti, rispecchia più da vicino quel carattere di ingenuità, di freschezza, di sincerità che Pagano riconosce nell’architettura minore, rivelando una espressione più autentica della sua concezione del progetto.
La tesi si pone l’obiettivo di individuare anche un approccio metodologico al progetto, maturato nel tempo e chiarito a partire dalla fine degli anni Trenta. Approccio che si riflette in maniera più evidentemente proprio negli ultimi progetti da lui elaborati.
I tre progetti scelti, Casa Carpano, Convitto Biellese a la Pettinatura Rivetti, portano Pagano a confrontarsi con luoghi, committenti e condizioni economiche e tecniche decisamente diverse, che corrispondono anche a differenti condizioni storico-politiche altrettanto importanti.
Per questo i progetti si traducono in opere apparentemente distanti l’una dall’altra tanto da poterle definirà), “eclettiche”. Ma proprio questo rappresenta un valore aggiunto nell’opera architettonica di Pagano e, ancor prima, nell’applicazione di un metodo che, partendo dal postulato di una architettura razionale, quale essenza e logica del costruire, trova specifiche variazioni proprio in funzione dei molteplici fattori a cui il progetto deve rispondere. Ed è questa la lezione di metodo che Pagano rilegge nella tradizione e, in particolare, nell’architettura residenziale rurale, da lui definita “dizionario della logica costruttiva dell’uomo”, “sottofondo astilistico”, fatto architettonico risolto con finalità puramente tecniche e utilitarie, con un procedimento esente da ogni principio teorico aprioristico.
La tesi si struttura sostanzialmente in tre parti principali, articolate a loro volta in due macrocapitoli seguiti da un’appendice. I due capitoli vanno ad individuare un percorso di rilettura della teoria e dell’opera di Giuseppe Pagano, mettendone in evidenza i punti e i temi centrali che la ricerca intende focalizzare.
La prima parte si concentra principalmente sul personaggio di Giuseppe Pagano dal punto di vista biografico, tentando di svincolarlo dalla lettura che finora l’ha caratterizzato e provando a rileggerlo in maniera più critica ed oggettiva. E’ un Pagano che potremmo definire “privato”, liberato dalla sua stessa teoria, che tende ad incasellarlo in modo stereotipato. A questa riflessione si accompagna, tramite appendice, la testimonianza di Giancarlo De Carlo, ad ora praticamente inedita e il capitolo relativo alla casa Carpano, con relativo materiale inedito, episodio che sottolinea ancora una volta l’umanità e le reti di rapporti intessute da Pagano durante la sua vita.
Grazie a questo progetto, si torna anche a ragionare sul tema della casa razionale, così come inteso e sviluppato, nei suoi aspetti tipologici e tecnici, da Pagano e da altri protagonisti del razionalismo italiano negli anni Trenta.
La seconda parte, invece, si concentra maggiormente sull’aspetto più “pubblico” di Pagano e quindi su “Casabella” e sulla sua architettura collettiva, pensata e vissuta dall’architetto come formativa al pari della rivista. Concentrandosi maggiormente su questo secondo termine, si possono cogliere le conseguenti implicazioni teoriche e progettuali nell’opera dell’architetto e i derivanti risvolti sul mondo che lo circondava.
L’opera analizzata in questa seconda parte è il Convitto Biellese, opera che al meglio può aiutare nell’elaborazione del concetto di “educazione” secondo Pagano, e accompagna i capitoli l’appendice “Una scuola d’arte italiana”, articolo firmato da Giuseppe Pagano e pubblicato su «Casabella-Costruzioni» n. 134 nel febbraio 1939 e mai ristampato, scritto dove l’architetto stesso definisce la propria idea di “scuola” e, coerentemente, di “formazione”.
La terza ed ultima parte ha come tema centrale l’industria e l’estetica che ne deriva, tema carissimo a Pagano, che vedeva in essa lo svilupparsi e il progredire del tempo moderno.
Lo scritto va a concentrarsi in particolar modo sugli opifici biellesi, visto il progetto analizzato, ovvero la Pettinatura Rivetti, realizzata da Pagano durante i primi anni del ‘40.
Un altro articolo, pubblicato su “Edilizia Moderna” ma mai ristampato, segue i capitoli di quest’ultima parte, essendo improntato sul nuovo utilizzo dei materiali e su una nuova concezione industriale e seriale dell’architettura.
Occorre precisare che la mancanza di un archivio dell’opera di Pagano non ha agevolato l’analisi dei suoi progetti, rendendo necessaria una rilettura degli articoli e dei disegni pubblicati a suo tempo sulle pagine di «Casabella» e «Domus».
Allo scopo finale, infatti, soccorre solo in maniera parziale quanto finora è stato pubblicato: sfugge ancora talvolta, nonostante l’impegno di molti studiosi, la misura dell’apporto personale a lavori nati da collaborazione e tra i grafici conservati prevalgono le tavole esecutive e quelle palesemente illustrative, nelle quali non risaltano le diverse grafie dei disegnatori.
I pochi progetti e disegni autografi non consentono di ripercorrere le opere nel loro precisarsi e ritrovare le ragioni e i momenti dell’invenzione. Il materiale documentario superstite alla guerra è infatti già disperso, frammentario, spesso irreperibile o non consultabile. Le carte professionali e i disegni rimasti non sono catalogati; insomma, non è ancora chiaro quanto ancora sia conservato di Pagano e la ricerca del materiale è stata, di conseguenza, la parte più ardua di questo percorso.
Per tutti e tre i progetti è stato possibile recuperare e consultare parte dei disegni originali direttamente all’Ufficio Tecnico di Biella, in parte a tutt’oggi ancora inediti, ma per determinate tavole si è fatto riferimento al materiale conservato presso archivi privati di soci, collaboratori e studiosi di Pagano.
Le diverse soluzioni proposte, messe in luce dai disegni consultati relativi alle suddette opere, hanno consentito di verificarne il percorso progettuale e di completarne l’analisi.
Il pensiero teorico viene indagato attraverso i suoi scritti che sono legati ai tre temi di indagine, e quello politico e culturale, con il quale l’autore si confronta, viene ricostruito attraverso le pagine di «Casabella» e gli eventi espositivi delle Triennali del periodo, strumenti primari per l’individuazione di progetti e di scritti sui temi descritti, elaborati sia da Pagano sia da architetti a lui contemporanei.
I progetti sono analizzati attraverso il metodo del confronto e della lettura critica, in gran parte sulla base dei progetti originali e, dove possibile, su un’indagine fotografica.
A partire da un inquadramento del tema progettuale affrontato nell’opera, legato ad una specifica tipologia abitativa che trova delle variazioni dovute al contesto storico - politico con il quale Pagano si confronta, si procede, poi, con l’analisi diretta dell’opera più strettamente legata ai principi compositivi e costruttivi.
La lettura del progetto viene integrata con l’analisi costruttiva, riferita agli aspetti più strettamente tecnici dell’abitazione che, nel caso della Pettinatura Rivetti, rivestono un ruolo fondamentale nel progetto, mentre in Casa Carpano e nel Convitto Biellese, si legano soprattutto alla scelta di determinati materiali ed elementi architettonici, fattori altrettanto determinanti nella composizione del progetto.
Dalla teoria al progetto, quindi, secondo un percorso che ci porta a definire ed approfondire la tematica centrale della tesi, ovvero l’approfondimento dell’opera di Pagano e del personaggio stesso attraverso tre temi a lui estremamente cari: l’industria, la casa e l’educazione.
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