Architettura e paesaggio mediterraneo: il cosiddetto "Mostro di Fuenti" sulla costiera amalfitana
Paolo Ciravegna, Lorena Servetto
Architettura e paesaggio mediterraneo: il cosiddetto "Mostro di Fuenti" sulla costiera amalfitana.
Rel. Marco Trisciuoglio. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
Ragionando di mostri, intesi come deviazione, allontanamento dalla norma, si tratta di delimitare il campo delle variazioni impreviste, l'orizzonte delle metamorfosi possibili.
Qui si pone la questione dei mostri edilizi.
Adesso un po' tutti fanno a gara per stigmatizzare la bruttezza di edifici, quartieri, città, a parlare di paesaggi e luoghi storici deturpati.
Avevano cominciato a parlare diffusamente di "mostri" Gaggero e Luccardini alla fine degli anni Ottanta ed il discorso è stato portato avanti dalle associazioni ambientaliste negli anni Novanta.
L'interesse della nostra tesi va al "mostro" per antonomasia, l'Amalfitana hotel a Vietri sul Mare.
Nel primo capitolo viene raccontata la sua storia, piena di contraddizioni e intricata quant'altre mai, collocata su un sottile crinale tra legittimo e illegittimo, finita nel 1999 con la sua demolizione, che ha lasciato un grande vuoto.
Abbiamo cercato di dimostrare - con l'ausilio di una serie di illustrazioni frutto di una mirata ricerca di archivio - che il Fuenti non era, in senso teratologico, un mostro.
Se il paesaggio produce anche un effetto estetico, può sembrare che non sia possibile dettare regole su come inserire elementi che lo modificano e lo si debba mantenere in uno stato di equilibrio e che si possa ottenere una buona qualità di un paesaggio solo in base ad una elevata sensibilità estetica. In realtà non va confusa la sensibilità estetica dell'artista, che è una qualità rara, con la sensibilità estetica comune che ognuno di noi ha in maggiore o minore misura.
D'altra parte sono molti i paesaggi di elevato valore estetico nella cui formazione l'elemento umano è spesso prevalente, quali certi paesaggi rurali ed urbani, non sono dovuti alla mano di artisti, ma a semplici regole di unità, varietà e identità che sono innate nell'uomo comune e che possono essere studiate e prese ad esempio.
Occorre curare una certa coerenza fra l'opera e il luogo. Un bel trullo in Alto Adige sarebbe buffo, come lo sarebbe una bella casetta in stile tirolese ad Alberobello.
Il secondo capitolo ragiona su queste circostanze, cerca dunque di demolire l'identità architettura - rovina del paesaggio.
Oggi che l'Amalfitana Hotel non esiste più, lo spettacolo che si ammira alimenta forti dubbi sull'opportunità di abbatterlo. La demolizione non ha risolto quel danno e non ha migliorato quel brano di paesaggio.
Nel terzo capitolo raccontiamo la nostra idea di riqualificazione del "mostro", una delle azioni che potevano essere esplorate senza cedere alle lusinghe della demolizione ma credendo nella forza dell'architettura.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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