L' albergo dei poveri di Napoli nella letteratura odeporica : guide e resoconti di viaggio 1769 - 1877
Davide Izzo
L' albergo dei poveri di Napoli nella letteratura odeporica : guide e resoconti di viaggio 1769 - 1877.
Rel. Carlo Olmo, Cettina Lenza. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
L'oggetto della tesi: perché l’Albergo dei Poveri?
La grande fabbrica che campeggia attualmente su piazza Carlo III, nodo nevralgico della città di Napoli, continua non solo ad attirare l’attenzione del turista per la vastità delle sue dimensioni e la purezza neoclassica della sua configurazione, ma è tornata più volte al centro di accesi dibattiti sul suo destino, sollevando la difficile questione del recupero dei complessi defunzionalizzati. Il “caso” dell’Albergo dei Poveri di Napoli si presta, quindi, ad affrontare il tema del patrimonio culturale come risorsa della collettività e a definire la conoscenza quale base indispensabile per un processo di valorizzazione autentico e congruente. In particolare, evidenzia l’esigenza di un approccio sempre più approfondito alla conoscenza storica, che si estenda a ricostruire, accanto alle fasi progettuali ed edificatorie di un monumento, anche la fase d’uso, i mutamenti di destinazione e soprattutto i significati e i valori che di volta in volta, interagendo con il contesto, l’architettura ha assunto.
Questa tesi vuole appunto offrire un ulteriore apporto di conoscenza tramite l’esplorazione di un particolare filone di fonti, riferite alla letteratura di viaggio, che hanno accompagnato, dall’origine e fino al declino del Regno delle Due Sicilie, le articolate vicende costruttive e gestionali del cosiddetto Reclusorio o Serraglio. Tali vicende, peraltro ben note, vengono qui sintetizzate in premessa, come sfondo al quale rapportare i testi oggetto di analisi. L’arco cronologico indagato - dagli sessanta del Settecento fino agli anni settanta dell'Ottocento - si interseca infatti con le principali tappe della storia dell’edificio, rimasto lungamente un cantiere aperto e in realtà mai concluso, mutando la propria destinazione, dalla sua originaria vocazione settecentesca di ospizio di misericordia, a luogo d'istruzione di arti e mestieri, per poi tradursi nel Novecento in istituto di tutela, assistenza e protezione dei minori soggetti a misure di sicurezza, con annesso Tribunale minorile.
Risalendo all’origine, nel 1748, Carlo di Borbone, insediatosi sul trono napoletano nel 1734, commissiona all'architetto toscano Ferdinando Fuga, uno dei massimi esponenti del passaggio dal barocco al neoclassicismo, il progetto di un edificio di immense dimensioni, che potesse dare alloggio a tutti i mendicanti presenti nella città di Napoli, e addirittura del Regno (Regium totius Regni pauperum hospitium). Inizialmente, quale sito per la costruzione dell'Albergo, venne proposta un'area periferica nel Borgo Loreto,
la cui vicinanza al mare e a una zona rurale avrebbe favorito l'edificazione. Il progetto originario, messo su carta dal Fuga nel 1748-49, prevedeva uno schema planimetrico costituito da un quadrato con croce interna, in cui, su uno dei quattro lati del perimetro, doveva essere posta la chiesa. A causa della natura paludosa dei terreni, la soluzione venne abbandonata a favore della scelta di un sito diverso, ubicato nei pressi dell’ingresso della città per quanti vi provenivano tramite l’Appia, peraltro congeniale al programma di “magnificenza civile” della capitale del neoistituito regno autonomo che, nelle intenzioni di Carlo di Borbone, la fabbrica avrebbe dovuto incarnare. La nuova localizzazione, sul declivio di Capodimonte, impose di progettare un edificio ad andamento lineare, che si adattasse più facilmente alla pendenza. A tal proposito, l'architetto toscano disegnò una lunga pianta che allinea cinque cortili, con una chiesa posta in quello centrale formata da una navata principale, perpendicolare alla facciata, innestata su quattro navate che determinano una figura a X. Per quanto riguarda la facciata, il prospetto sviluppa una forte orizzontalità, accentuata dalla parte basamentale e dalle fasce marcapiano e di coronamento, le cui modanature, accanto alle lesene e alle cornici delle finestre, costituiscono gli unici elementi di rilievo in un fronte prevalentemente “piatto”.
I lavori per l'edificazione, anche se non ancora definitivamente ultimati, vengono sospesi nel 1751 per iniziare a ospitare nel grande edificio i suoi “abitatori”; le prime testimonianze riguardanti l'attività dell'Albergo risalgono all'anno 1764. Nel 1781, a causa della morte dell'architetto toscano, la direzione dei lavori venne affidata per un breve periodo a Mario Gioffredo e, successivamente, a Carlo Vanvitelli, che, impegnato anche nel cantiere di Palazzo Reale, delegò un suo fidato collaboratore, Francesco Maresca, di occuparsi dell'Albergo dei Poveri. A causa della mancanza di fondi, il Maresca ridimensionò il progetto e, nel 1803, sospese i lavori. Grazie a una donazione di Ferdinando I, i lavori ripresero nel 1819 per essere definitivamente interrotti nel 1829, lasciando incompiuta la chiesa, la facciata principale e due dei cinque cortili previsti nel progetto originario. Dopo oltre un secolo, nel 1937, sotto l'impulso del prefetto Marziali, venne operato un radicale rinnovamento per la realizzazione di un Istituto di Rieducazione per Minorenni, che, assieme al Tribunale per i Minorenni, occupava tutta l'ala occidentale del palazzo. Nel 1980, l'Albergo dei Poveri è divenuto di proprietà del Comune di Napoli, il quale, nel 1999, ha avviato un importante intervento di restauro, mai portato a termine. Attualmente l’edificio, in attesa della destinazione d’uso, versa in stato di abbandono.
[CONTINUA]
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
