La cultura igienista applicata alla città : il caso dei bagni e lavatoi pubblici a Torino
Cristina Avenati
La cultura igienista applicata alla città : il caso dei bagni e lavatoi pubblici a Torino.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
INTRODUZIONE AL TEMA
1.1 Premessa
La tesi si propone di affrontare un tema che durante il corso di studi mi ha colpita e interessato molto, ovvero la trasformazione della città o meglio dell'idea di città che risale alla fine dell'Ottocento, in particolare in relazione a quelle che sono le teorie che nascono in Europa di quello che è il movimento conosciuto con il nome di igienismo. Ed è proprio sulla fine del XIX secolo che iniziano a germogliare i concetti, oggetto ancora oggi di dibattito che caratterizzano la città contemporanea.
La curiosità nell'approfondire questa precisa tematica deriva oltre dal corso di storia dell'architettura e della città, anche da un'esperienza avuta nel corso di un atelier di restauro, il cui tema era il recupero e la valorizzazione dei bagni pubblici siti in via Roccavione 11 a Torino. Infatti l'approccio con questa inusuale categoria di manufatti architettonici è stato un modo per comprendere come le teorie igieniste effettivamente potessero trovare applicazione e quanto questi edifici siano stati fondamentali e di supporto non solo in Italia, ma in tutta Europa alla popolazione, specialmente quella più disagiata, che si riversava nelle nuove città industriali di fine Ottocento.
La città dell'Ottocento è, infatti, una città che si evolve continuamente, travolta dal clima positivista e dal fervore del progresso industriale, che non tiene però conto che una tale rapidità di pensiero non è poi seguita da altrettanta velocità di azione e di organizzazione del territorio. La maggior parte delle città italiane e straniere non sono, infatti, pronte a livello infrastrutturale ad accogliere la massa di popolazione che sopraggiunge dalle campagne in cerca di lavoro nelle industrie, che finisce dunque per essere stipata nelle periferie che man mano si espandono sempre di più, causando e favorendo l'insorgere di epidemie come tifo e colera.
L'Ottocento è considerato un secolo lungo1 che, secondo una "lettera storiografica" dei periodi, porta con sé tutte le tematiche nate e sviluppate a partire dal 1789 con la Rivoluzione Francese, sino ad andare oltre al 1899 e arrivare, nel 1914, al primo conflitto mondiale. In questo grande lasso di tempo si susseguono avvenimenti, invenzioni e si muovono personaggi che determineranno un'eredità di realtà, concetti e valori che getteranno le basi per l'avvio del nuovo secolo.
Le idee principali alla base dell'organizzazione delle infrastrutture igienico-sanitarie vedono il loro affermarsi proprio a Torino soltanto dopo un insieme di avvenimenti storici che porteranno allo sviluppo di nuove soluzioni scientifiche e tecnologiche in questo campo. Durante l'epoca napoleonica, dopo i primi periodi di conflitto, durante i quali la questione strategica era stata determinante per l'assetto morfologico delle città e le mura difensive avevano in qualche modo bloccato i piani e i progetti delle espansione delle stesse, si iniziò ad attuare la "politica di livellamento" delle fortificazioni2; questa pratica consentiva maggiore controllo sui territori dell' Impero e permetteva allo stesso tempo innumerevoli risvolti concreti per gli sviluppi del tessuto delle città. Le opere principali erano essenzialmente interventi di sterro e riporto in prossimità delle porte. Un decreto di Napoleone del 1804 decideva il definitivo stato di disarmo e contemplava la vendita di parte dei terreni su cui sorgevano le fortificazioni e le piazzeforti. Questo provvedimento può essere considerato a pieno titolo il punto di partenza per lo sviluppo ottocentesco delle città. In termini igienico sanitari, oltre alle prescrizione in campo militare, il primo atto normativo è rappresentato dal Regolamento Napoleonico, promulgato nel 1806 e riguardante l'istituzione della "Polizia medica" del Regno, che si occupava di far rispettare le nome in materia protoigienico-sanitaria contenute all'interno del regolamento stesso.
Di notevole importanza furono anche le norme che vietavano la pratica del seppellimento dei cadaveri al di fuori delle aree stabilite, come cimiteri: il fine principale di queste norme era di limitare l'intacco della falda acquifera, condizione che, in caso di pestilenze, poteva portare alla diffusione di epidemie, che avrebbero potuto colpire la popolazione su vasta scala.
A partire dall'anno 1848 emersero condizioni che portarono nel tempo alla trasformazione del concetto di "igiene pubblica" non più associato al decoro e all'immagine della città, ma finalizzato alla salute pubblica e collegato direttamente alle scoperte scientifiche che incalzavano in quel tempo3. Il movimento igienista contribuì in modo sostanziale a formare una coscienza collettiva che non trascurasse le tematiche medico-scientifiche affiancate alla risoluzione dei problemi di salubrità, ma che, al contrario, fosse sempre più incentivata a servirsi delle nuove scoperte al fine di evitare il sorgere delle allora frequenti emergenze sanitarie.
Dunque, spinti clima positivista dell'epoca, fiduciosi nel progresso e nel futuro, gli intellettuali ma non solo anche ingegneri, politici, medici e altre figure erudite iniziano a comprendere, grazie anche alle scoperte in campo medico-scientifico che la vita nelle città per come erano concepite all'epoca dovesse cambiare. L'igiene si prefigura come una disciplina carica di risvolti sociali; parallelamente agli obiettivi di tipo teorici, che essa si pone, vi è non solo la sconfitta delle malattie infettive, ma anche l'introduzione di una nuova coscienza collettiva, basata su precetti del tutto nuovi rispetto al passato.
La tesi dunque si propone di affrontare il tema legato al movimento igienista tramite la sua applicazione ad una serie di manufatti architettonici, ovvero i bagni e lavatoi pubblici, in particolare si fa riferimento al complesso dei Bagni Pubblici di via Roccavione 11, il cui studio e rilievo mi ha dato così modo di approfondire alcuni degli aspetti di un' ideologia che ha contribuito sostanzialmente a modificare la struttura e l'organizzazione della città non solo italiane, ma anche straniere.
L'iter seguito quindi per la redazione della tesi non è stato quello solito della conoscenza finalizzata alla progettazione, ma in questo caso si è voluto partire dall'elaborazione di un progetto (che era comunque frutto di un'elaborazione ragionata sulle analisi svolte a diversi livelli e su diversi campi) e andare a ritroso cercando di cogliere la maggior parte degli aspetti che hanno caratterizzato la politica igienista, sia in modo generale che particolare, ovvero legata ai complessi finalizzati alla pulizia e Igiene dei cittadini.
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