Retoriche e strategie : il processo di pianificazione strategica a Torino
Vanina Franciscono
Retoriche e strategie : il processo di pianificazione strategica a Torino.
Rel. Francesca Governa. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
La pianificazione strategica è una pratica in continua sperimentazione, non solo in Europa ma anche in Italia; a partire dall'inizio del terzo millennio questo approccio rappresenta, nel nostro paese, una possibile risposta a diverse problematiche. In un momento di crisi del modello di regolazione locale, di perdita di credibilità da parte della rappresentanza politica ed amministrativa e di frammentazione di una società che esprime esigenze sempre più complesse e diversificate, questa sperimentazione viene interpretata dai sindaci e dalle élite locali come unica possibilità per 'stare al passo con i tempi'.
La possibilità di rafforzare la capacità istituzionale di governo del territorio, di migliorare le performance competitive delle città, garantendo un riposizionamento nel contesto globale, e di individuare nuove opportunità di crescita non solo economica ma anche sociale viene individuata dalla classe politica locale nel "piano strategico": uno strumento in grado di creare una visione condivisa di sviluppo, di medio-lungo periodo, in una dimensione di area vasta, fondato su processi attivati in forma volontaria, che genera una rete di progetti ed obiettivi, coinvolgendo un gran numero di attori e di interlocutori del territorio cui fa riferimento.
Il piano strategico è uno strumento flessibile, fondato sull'integrazione di politiche e sulla cooperazione tra diverse realtà territoriali; l'obiettivo di questa pratica di pianificazione è quello di sperimentare una diversa metodologia di governo del territorio che, attraverso l'attivazione di nuove forme di governance, promuova lo sviluppo dell'area considerata e ne permetta la ricollocazione all'interno del contesto italiano ed europeo, sfruttando le potenzialità intrinseche del luogo a cui si riferisce.
Nel 2000 Torino è stata la prima città italiana ad aver redatto, e adottato, un piano strategico {li piano strategico della città), segnando l'inizio di una lunga stagione di sperimentazione ancora in atto; nel corso degli anni l'approccio torinese è stato assunto come 'esempio' da numerose città italiane tuttavia, i contesti diversi entro cui il piano viene elaborato e le caratteristiche specifiche di ciascun territorio, fanno sì che non sia possibile delineare un modello univoco di pianificazione strategica.
Nonostante l'assenza di una regolazione normativa, le diverse esperienze esaminate hanno messo in luce alcune caratteristiche comuni, tra cui l'approccio integrato, l'attenzione al lungo periodo, la compresenza degli attori locali e la creazione di reti di cooperazione volontaria; allo stesso tempo, tuttavia, dall'analisi dei casi più significativi emergono anche criticità riscontrabili nella maggior parte delle sperimentazioni che, frequentemente, hanno messo in discussione l'efficacia stessa dello strumento: la complessa relazione tra la costruzione della visione condivisa per lo sviluppo e l'avvio dei progetti sul territorio, il difficile accostamento della pianificazione strategica agli strumenti tradizionali, i rapporti spesso conflittuali tra la leadership del piano e gli organi istituzionali, hanno prodotto piani strategici dai risultati spesso contestabili.
La pianificazione strategica ha rivelato un equilibrio instabile tra processi politici e pratiche tecniche e ha evidenziato, inoltre, la necessità di una forte leadership amministrativa che investa non solo nella redazione del piano ma anche nella sua implementazione; quest'ultima risulta essere un'elaborazione della strumentazione stratselezionando le priorità di intervento,zzazione delle strategie auspicate per lo sviluppo esame.
La difecessità di una continua revisione e conzione dei costanti cambiamenti in atto, ha portato laborargico, come nel caso di Torino nel 2006 (P metropolitana); nel corso degli ultimi quindici auttavo scenario politico-economico e sociale etato anche il quadro di riferimento normativo, a parti della Riforma Deirio nel 2014 e, in particolare, della L. 56/2014. Quest'ufico di Torino, introduce la Città Mn sostituzione alla vecchia Provincia, definendo non solo le funzioni ma anche l'organizzazione della Città Metropolitana stessa (la legge è entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2015).
L'evoluzione del processo torinese ha portato all'elaborazione di un terzo piano strategico (Torino Metropoli 2025) il quale, nonostante sia rivolto all'Area Metropolitana di Torino (un'area vasta che include 38 comuni appartenenti al territorio), nasce in un contesto precedente alla L. 56/2014 (Legge Deirio) pertanto, non è incluso nella legge ma, piuttosto, è un piano di governance\ l'obiettivo principale di questo piano è quello di facilitare il superamento dell'attuale crisi economica e sociale che ha colpito duramente il territorio a partire dal 2008, rilanciando le peculiarità torinesi come 'motore di sviluppo economico' ed evidenziando la sua capacità di cambiamento e di continua trasformazione, pur restando in un'ottica complessiva di sostenibilità sociale ed ambientale.
Questa tesi ha come oggetto di studio una riflessione generale sulla pianificazione strategica e, in particolare, sull'esperienza torinese che in poco più di quindici anni ha portato alla redazione di tre documenti differenti, uno per ciascuna fase; attraverso l'analisi del processo intrapreso a Torino e l'approfondimento di alcuni nodi ritenuti cruciali, nel corso del lavoro si cercherà di capire se il terzo piano strategico "Torino Metropoli 2025" contenga realmente ipotesi innovative per lo sviluppo del territorio e se le strategie e gli obiettivi delineati siano concretamente realizzabili, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, oppure se il documento rappresenti una mera 'dichiarazione di intenti', fondata su immagini parziali e allusive della città e su alcune parole-chiave ritenute indispensabili per garantire il posizionamento di un territorio nell'attuale contesto globale fortemente competitivo.
Il lavoro è strutturato in tre parti distinte. La prima sezione, suddivisa in due capitoli, rappresenta un inquadramento generale sull'argomento trattato ed una presentazione delle esperienze italiane ritenute maggiormente significative. In particolare, nel Capitolo 1 vengono analizzati il contesto entro cui prendono forma le diverse famiglie di pianificazione strategica, le caratteristiche principali ed i possibili orientamenti, le premesse e le motivazioni che portano all'elaborazione di un piano strategico, indicando i risultati che si intende raggiungere applicando questa modalità di governo del territorio, i temi principali e gli assi strategici ricorrenti e, infine, le diverse modalità con cui si affianca agli strumenti tradizionali di pianificazione degli usi del suolo; successivamente vengono presentati non solo i requisiti necessari per la costruzione delle strategie condivise di sviluppo di un determinato territorio, ma anche le caratteristiche che accomunano i diversi casi italiani di pianificazione strategica, evidenziando sia il valore aggiunto che le difficoltà riscontrate in questo tipo di approccio. Nel Capitolo 2, invece, viene fatto un breve excursus sulle esperienze italiane che seguono un processo paragonabile a quello di Torino, tema centrale del lavoro; vengono presentati in ordine cronologico i casi di Firenze, La Spezia, Venezia, Prato, Cuneo, Bologna e, per ciascun piano preso in esame, vengono esposti alcuni elementi significativi: il contesto e l'avvio dell’esperienza, le fasi del processo, le caratteristiche e lo stile del piano, gli esiti diretti ed indiretti che possono essere attribuiti all'approccio strategico.
Nella seconda parte, strutturata in tre capitoli, vengono analizzate nel dettaglio le diverse stagioni di pianificazione strategica torinese dal 2000 ad oggi, a partire da "Il piano strategico della città", che rappresenta la sperimentazione italiana capofila, e dall'evoluzione del processo con il "Piano strategico dell'area metropolitana di Torino" fino a "Torino Metropoli 2025", elaborato dall'Associazione Torino Internazionale/Strategica in duevoro suddivisi in 148 incontri, con la partecipazione di 230 enti ed oltre 500 persone direttamente mobilitate e presentato dal Sindaco della Città Metropolitana di Torino il 10 aprile 2015. In particolare, in ogni capitolo della sezione vengono messi in rilievo alcuni aspetti caratteristici di ciascuna fase: nel Capitolo 3 il difficile passaggio dalla città fordista ad un sistema economico differente, i XX Giochi Olimpici Invernali come motore del piano, il contributo dell'Associazione Torino Internazionale istituita ad hoc per il processo in atto, la costante interazione degli attori e le difficoltà riscontrate nella fase di implementazione; nel Capitolo 4, la valutazione del piano strategico precedente ed il 150° anniversario dell'Unità d'Italia come motore del nuovo documento, l'identificazione di differenti scenari di sviluppo per la città, l'attenzione alla dimensione metropolitana e al riposizionamento sulla scena europea, il contributo dell'Associazione Torino Internazionale per l'implementazione; nel Capitolo 5, infine, il contesto di crisi socio-economica attuale, non solo torinese ma nazionale, le diverse fasi del processo, tra cui l'ascolto degli attori locali e della Task Force e le numerose ricerche preliminari utili a delineare la visione di sviluppo condivisa, la costruzione delle strategie e degli obiettivi, le caratteristiche e lo stile del piano, la fase di implementazione in direzione di un piano strategico della Città Metropolitana di Torino.
La terza ed ultima sezione, suddivisa in 2 capitoli, prevede un approfondimento su "Torino Metropoli 2025" e, in particolare, sulle cosiddette 'strategie da costruire': Torino Internazionale e Torino Sociale. Il Capitolo 6 introduce le basi su cui si fonda il terzo piano strategico il quale, considerando Torino una città dal carattere storicamente internazionale e sociale, a partire da questi presupposti costruisce le proprie strategie; queste ultime vengono successivamente presentate, non solo nella modalità con cui vengono delineate all'interno del piano ma anche integrate con le informazioni reperite nel corso di due interviste, realizzate rispettivamente in data 13 novembre 2015 a Matteo Robiglio (Architetto e Professore Ordinario del Politecnico di Torino, membro del Comitato Scientifico, istituito appositamente per la supervisione del terzo piano strategico, nonché esperto invitato a confrontarsi con la Task Force su alcuni temi specifici) e in data 19 novembre 2015 ad Anna Prat (Architetto, Direttrice dell'Associazione Torino Internazionale/Strategica e Dirigente del Servizio Grandi Progetti Urbani del Comune di Torino), riportate per esteso in Allegato. Il Capitolo 7, invece, consiste in una lettura critica del territorio torinese: a partire dalle basi su cui è stato costruito il terzo piano strategico, ovvero l'illusione di Torino come 'città internazionale' e 'città sociale', si cerca di dimostrare come queste immagini rappresentino solamente una visione limitata della realtà in cui viviamo e nascondano, allo stesso tempo, i risvolti negativi legati ad esse; ripercorrendo le diverse fasi della trasformazione della città, a partire dall'espressione della sua vocazione manifatturiera a metà dell'Ottocento fino alla costante ricerca di una nuova identità che prosegue tutt'ora, si pone in rilievo come le retoriche consolidate abbiano oscurato, di fatto, non solo molte altre rappresentazioni della realtà urbana ma anche numerose conseguenze collaterali alle descrizioni positive più comuni.
Alla luce di quanto detto precedentemente, e partendo dalla consapevolezza che "Torino Metropoli 2025" non contenga alcuna strategia innovativa e realizzabile in un futuro non troppo lontano, nelle riflessioni conclusive si evidenzia come l'analisi del caso torinese possa essere presa come esempio e riproposta in molte situazioni equiparabili ad essa; nella descrizione delle realtà contemporanee e degli ipotetici scenari di sviluppo, analizzati nel corso del lavoro attraverso le esperienze rilevanti di pianifparagonabili a quella di Torino, è infatti evidente la tendenzaa riproporre ripetutamente le stesse parole-chiave (tra cui sostenibilità, inclusione sociale, smart city, attrattività, servizi, 'capitale sociale', conoscenza, cultura, innovazione, accessibilità, tecnologia, formazione di alto livello, welfare, qualità della vita, spazi pubblici, grandi eventi etc.) e ad occultare sapientemente le immagini negative celate dietro di esse, oltre alle rappresentazioni deboli non in grado di emergere, secondo la convinzione comune che questa sia l'unica strada possibile da percorrere per essere al passo con l'evoluzione globale.
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