Il circuito dei castelli del Canavese : strumenti di valorizzazione, di governance e di promozione
Marco Iavelli
Il circuito dei castelli del Canavese : strumenti di valorizzazione, di governance e di promozione.
Rel. Cristina Coscia, Fulvio Rinaudo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
Negli ultimi vent'anni l'attenzione sociale culturale e politica della popolazione mondiale si è rivolta in gran parte verso il recupero e la valorizzazione delle proprie risorse ambientali e culturali. La crisi dei modelli economici e industriale degli anni '90, che hanno imperato sino a una decina di anni fa, ha trascinato gran parte della popolazione mondiale in un periodo di ''crisi" e di incertezza del futuro che ancora oggi perdura.
In questi vent'anni, dove la globalizzazione avvenuta tramite la diffusione, in maniera capillare, di strumenti informatici e della rete sembra aver dominato la società, prigioniera di telefonini, tablet e computer e dove l'indice della popolazione mondiale che vive in città ha superato, per la prima volta nella storia, quello della popolazione che vive nelle campagne, privandola di fatto di un reale rapporto con il territorio che la circonda, urge la necessità di conservare le entità locali come risorse preziose per lo sviluppo, non solo nell'ottica culturale, ma anche e soprattutto in termini economici.
Già negli anni novanta alcuni stati europei decisero di provare a sviluppare dei sistemi territoriali con politiche sperimentali, in un'epoca in cui gli sforzi politici erano rivolti altrove. Lo sviluppo in germe di questi progetti di prova ha premiato quei territori che hanno saputo mantenersi vitali attorno ad elementi comuni, pluralmente riconosciuti, quelli che non si sono arroccati attorno ai grandi indotti delle fabbriche, quelli che hanno saputo mantenersi slacciati dalla grande città (che fagocita inevitabilmente tutto ciò che le sta attorno metabolizzandolo nelle grandi periferie e negli hinterland) pur mantenendo un rapporto di collaborazione e di scambio con essa, quelle regioni che hanno sviluppato il concetto di "rete" così nel concreto da non essere più individuabili, oggi, come singole realtà se non attraverso il territorio che loro stesse hanno modellato.
Questi progetti dovevano necessariamente slegarsi dai modelli consumistici che caratterizzano la società moderna. La loro intuizione vincente è stata quella di ritornare alle origini, di ritornare alla terra e al passato, riscoprendo l'interesse per la natura, per l'aria aperta, per la campagna e il buon cibo per la cultura materiale e immateriale, diffusa capillarmente sul vecchio continente, traducendo tutto questo in una serie di valori di cui essere fieri, adoperandosi in modo che il mondo fosse interessato a scoprirli e viverli.
Oggi, negli anni in cui si cercano nuovi modi per nutrire il pianeta sotto tutti punti di vista, la sfida è quella di portare queste esperienze a un livello successivo, di dargli corpo e progettualità, di portarle ad essere un possibile modello di sviluppo per quelle realtà che si stanno perdendo nel turbinio degli eventi politico-economici del mondo, ma che meritano e devono essere valorizzate, in quanto tasselli di un grande quadro mondiale che prende il nome di civiltà.
Relatori
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