Riqualificazione sostenibile di una borgata alpina in alta Valle Grana : Campofei e la filiera corta in edilizia
Claudia Bastianoni
Riqualificazione sostenibile di una borgata alpina in alta Valle Grana : Campofei e la filiera corta in edilizia.
Rel. Daniele Regis, Roberto Olivero. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
Introduzione
Al giorno d'oggi risulta sempre più attuale il tema della riscoperta di quei luoghi che per troppo tempo sono stati considerati perduti; il concetto che si sta facendo strada è quello di valorizzare ciò che già si possiede, alla luce di un'eccessiva saturazione nel campo della costruzione edilizia. L'architetto, in questo specifico frangente, ha il compito, e quasi l'obbligo morale, di applicare la sua capacità di adoperare i giusti interventi al fine di valorizzare interi paesaggi e scenari, rivisitando in chiave moderna il concetto di vivere le Valli, assicurando il rispetto della loro storia e della loro identità.
L'intento della tesi è quello di suggerire attraverso l'esempio di Campofei, borgata del Comune di Castelmagno in valle Grana, un metodo di intervento sia sul territorio sia sul costruito, al fine di perseguire un unico obiettivo: la riqualificazione sostenibile della borgata alpina.
In questo caso specifico l'attenzione verrà concentrata sulla realizzazione di terrazzamenti per ciò che riguarda il territorio, mentre per ciò che concerne il costruito verranno presi in esame alcuni edifici che per la loro originaria funzione meglio si prestano ad uno scenario di riuso, in un'ottica di riqualificazione dell'intera borgata, ricercando nel territorio stesso la chiave che permetta di riportare vita in queste zone, per troppo tempo dimenticate.
La prima parte della tesi si compone di analisi atte ad inquadrare e conoscere a fondo il contesto in cui ci troviamo; seguendo un modello deduttivo, dal generale al particolare, sono partita da un'analisi di tipo territoriale della Valle Grana, cui segue una seconda serie di studi, che si compone di analisi di natura economica e socio-economica, demografica e del settore turistico, utili all'identificazione di potenzialità e criticità del luogo.
La realizzazione di un'analisi SWOT estesa alla Valle Grana e alle Valli circostanti, permette anche il confronto tra di esse, al fine di individuare eventuali necessità di intervento.
Operando uno zoom dalla Valle Grana, a Castelmagno, la stessa analisi SWOT è stata applicata alla sola borgata di Campofei, con lo scopo di evidenziarne eventuali fabbisogni aggiuntivi.
Il passo successivo consiste nell'analisi della borgata oggetto di studio: partendo da un'analisi solare, del suolo, di strade e sentieri, per arrivare poi ad una di tipo insediativo, dei materiali e degli spazi aperti e degli edifici di comunità, si sono andate delineando le caratteristiche della borgata più o meno vincenti, da sfruttare o minimizzare a seconda dei casi, in un'ottica di riqualificazione sostenibile della stessa, riqualificazione che dovrà fondarsi sulla valorizzazione di ciò che la borgata offre; dalle analisi svolte, si intuisce che il territorio rappresenta un possibile elemento chiave nel processo di qualificazione.
Esplicitata nella seconda parte, nasce così l'idea alla base del progetto di tesi: promuovere la riqualificazione della borgata alpina di Campofei tramite la valorizzare di due elementi naturali.
Il primo consiste nella risorsa del legno, oggi diffusamente presente nelle faggete circostanti la borgata, le quali, a causa di decenni di abbandono, si sono quasi trasformate in una fitta boscaglia "infestante", la quale ha come "inghiottito" il costruito.
A differenza del legno di Faggio, ancora oggi molto diffuso sul territorio, il secondo elemento naturale su cui si fonda la mia tesi, oggi risulta completamento scomparsrio, sebbene fosse molto diffuso in passatino alla prima metà dello scorso secolo, costitui di sussistenzella borgata all'epoca della sua piena vitando la cartografia storica e i documenti catastali dubito ritorio fosse profondamente segnato dai teti lungo le pendici della Valle Grana, in particol borgaine di rendere possibile la coltivazione dhe su un territorio in forte pendenza.
La necessità di riattivare le vecchie coltivazioni implica inevitabili interventi sul territorio, sia per la riqualificazione degli edifici della ia per quella degli edifici legla segale in particolare.
Proprio la lavorazione di questo cereale porta con sé tutta una serie di attività che dà origine ad una vera e propria filiera: la segale, una volta raccolta, può essere trasportata al vicino Mulino di Monterosso Grana (già riattivato grazie agli interventi promossi dall'Ecomuseo delle Terre del Castelmagno), e una volta lavorata, per mezzo della riattivazione di un antico forno a Campofei, assicurerà una ritrovata produzione del pane tipico locale.
Durante questo processo si origina anche un prodotto di scarto, la paglia, la quale, tra i suoi molti campi di applicazione (da quello alimentare, a quello dell'oggettistica, dell'arredo, ecc.), può essere oggi impiegata in ambito edilizio: attraverso l'utilizzo di una pressa manuale (già ideata e realizzata durante un progetto nato dalla collaborazione tra studenti di architettura e l'Associazione ASF Piemonte - architetti senza frontiere, a cui ho partecipato in prima persona) la paglia può essere utilizzata come isolante nella nuova struttura e nei nuovi solai che dovranno necessariamente essere realizzati in alcuni edifici di Campofei, in un'ottica anche di ripopolamento dell’intera borgata; da materiale di scarto, la paglia di segale si trasforma facilmente così in una vera e propria risorsa, se accompagnata da una struttura portante lignea.
Da qui ha origine la seconda filiera corta oggetto di studio, quella del legno, in particolare del legno di Faggio, particolarmente fiorente nell'area di Campofei.
Il disegno del Masterplan vuole mettere insieme tutti questi aspetti in un unico ambizioso progetto: partendo dalle realizzazione dei terrazzamenti necessari, ispirati alle terrazze realizzate in tempi meno recenti, si arriva ad una generica individuazione delle destinazioni d'uso di tutti gli edifici oggi presenti nella borgata; si tratta di funzioni a volte compatibili, altre complementari al progetto, che in alcuni casi si allontaneranno da quelle originarie, in altri verranno riproposte.
Nell'area edificata più prossima ai terrazzamenti in progetto, sono stati individuati due edifici che perfettamente rientrano nell'ottica di attivazione della filiera corta della segale e del legno, per cui verranno illustrate tecniche di ristrutturazione e di nuova edificazione delle murature e dei solai, valutando come intervenire con una diversa tecnica costruttiva, possa positivamente incidere sull'edificio da un punto di vista estetico, strutturale ed energetico, non intaccando l'identità del luogo.
Il primo edificio oggetto di studio è rappresentato dall'antico forno della borgata, oggi in relativo buono stato di conservazione, per il quale verranno predisposti degli interventi di solo consolidamento della muratura, della copertura e dei solai esistenti, affiancati da minimi lavori di messa a norma della struttura.
Il secondo edificio oggetto di studio, è invece quello che verrà destinato a sito dell'Ecomuseo della Segale, "Ome e Sèel" - Uomini e Segale (in lingua Occitana) da connettere nella rete di attività e iniziative promosse dal già esistente Ecomuseo delle Terre del Castelmagno.
Questo intervento sarà più "invasivo", complice il ben più marcato stato di degrado della struttura.
Si rende qui necessaria una nuova costruzione, la quale, al fine di minimizzare il rischio di andare ad intaccare la vera essenza del luogo, viene realizzata all'interno delle murature preesistenti, appoggiandosi ad esse come fosse una "seconda pelle" per l'edificio originario.
La nuova struttura portante si costituisce di una parte portante in legno di Faggio locale, un pacchetto isolante in paglia di segale locale, rivestito internamente di un intonaco di terra e paglia, esternamente di un tavolato di faggio; si tratta di tutti materiali naturali, ottenibili a km 0 grazie alla valorizzazione delle due filiere, quella del legno e quella della segale, che diventano così elementi fondamentali per una riqualificazione sostenibile (sia dal punto di vista economico, sia ambientale) della borgata alpina di Campofei.
Relatori
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