IBA Hamburg : a journey towards sustainability
Federica Mordillo
IBA Hamburg : a journey towards sustainability.
Rel. Riccardo Bedrone, Alessandro Balducci, Ingrid Breckner. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Con il termine Internationale Bau-Ausstellung (IBA) si intende, letteralmente, una “esposizione internazionale di architetture costruite”.
Bisogna tener presente però che l’IBA è molto più di una semplice esibizione. Lbrganismo con cui la Germania da più di cent’anni ripara i danni sul suo territorio è, infatti, un oggetto dal contorno indefinito e una macchina ben più complessa di quel che si può pensare. Come l’IBA, altrettanto sfaccettati sono i temi trattatti che vanno dall’architettura alla tecnologia, passando per l’ambiente, la città e la società che la vive. In questo modo, l’IBA tratta di volta in volta i mille aspetti che convivono sul territorio a volte in maniera conflittuale, proponendo sempre soluzioni concrete a problemi reali.
Tuttavia, il successo non si limita esclusivamente ai risultati finali. Mentre i prototipi imperfetti occuperanno prepotentemente le prime pagine dei giornali e le copertine delle pubblicazioni attirando su di sè l’attenzione del mondo, il vero successo dell’IBA rimarrà silenziosamente in disparte. Distratti da quel mondo di progetti realizzati, a volte si dimentica che dietro i progetti si nasconde molto di più. Gran parte del successo dell’IBA consiste infatti nell’intero percorso di ricerca che, ponendo l’accento su temi di stringente attualità, prefigura e anticipa aspetti rilevanti per il dibattito internazionale. L’analisi della recente esposizione di Amburgo ha dato, dunque, lo spunto per andare più in profondità nelle questioni trattate e capire non solo il vero lavoro dell’Internationale Bauausstellung ad Amburgo, ma anche il problema dell’accettazione della sostenibilità e del cambiamento da parte della società.
Questo lavoro nasce dalla personale esperienza svolta ad Amburgo durante l’ultimo anno di Magistrale. Il percorso di due anni alla ricerca di cosa fosse la Sostenibilità è stato diviso nel mio caso in modo equo tra Torino ed Amburgo. La prima città mi ha dato gli strumenti base per una conoscenza globale del tema, grazie allo studio della sostenibilità declinata in tutti i suoi vari aspetti: tecnologia, restauro, urbanistica, composizione, ecc. La seconda città mi ha permesso, invece, di vedere sul campo cosa questo significasse realmente.
In una città così attiva e producente come si sta rivelando Amburgo in questi anni, non ho potuto che ritrovarmi circondata da mille stimoli. Ogni cosa vista e sentita lì è stata infatti per me motivo di riflessione. In particolare, la possibilità di trovarmi lì personalmente e di poter così collaborare sia con i professori dell’HafenCity Universität sia con lo Staff dell’IBA Hamburg ha reso il mio lavoro in un certo senso unico.
Il confronto avuto con il Professor Bedrone a Torino, con la Professoressa di Sociologia Urbana Ingrid Breckner alFHafenCity Universität e l’Arch. Kai Dietrich dell’IBA Hamburg, è stato per me particolarmente importante. Inoltre, il fatto stesso di potermi trovare sul posto a stretto contatto con la gente di lì mi ha permesso attraverso il dialogo e l’osservazione di poter cogliere e conoscere gli aspetti certamente più privati che si nascondono dietro ai grandi interventi urbani.
Sentire le opinioni degli studenti all’università, degli stranieri a Wilhelmsburg e persino le parole del bibliotecario Peter Beenk all’Archivio dell’isola: tutto mi è stato utile nella raccolta più intima di informazioni, pensieri e opinioni. Questa è la parte che non è possibile trovare nelle grandi pubblicazioni dell’IBA, ma che ho ritenuto essere altrettanto interessante ed importante. Alla parte più oggettiva della ricerca, con la descrizione degli intenti e interventi dell’IBA Hamburg, ho voluto aggiungere dunque una seconda parte più riflessiva, nata appunto dalla possibilità di poter giudicare personalmente il lavoro sul campo.
La prima parte nasce dunque dalla ricerca svolta tra le pubblicazioni dell’IBA, tra i musei e gli archivi storici della città e dell’isola di Wilhelmsburg, tra le fonti più recenti in inglese e quelle più datate in tedesco. Nasce però anche dalle conferenze, dalle interviste con i professionisti e dal prender parte a piccoli incontri organizzati dall’IBA (come l’IBA-Feierabendgespräch #1: STADT IN DER STADT BAUEN — PERSPEKTIVE WILHELMSBURG), veri e propri esempi di progettazione partecipata a piccola scala.
Inoltre, i tour organizzati e guidati dall’HafenCity Universität e dall’IBA (ad esempio all’Energie Hill, all’Energie Bunker e tra gli edifìci dell’Exhibition within thè Exhibition), oltre che ovviamente le varie visite che ho fatto più e più volte alla scoperta degli angoli più sconosciuti della gigantesca isola di Wilhelmsburg, mi hanno permesso di scattare la maggior parte delle foto raccolte in questa tesi.
La seconda parte nasce, invece, proprio con la trascrizione dell’intervista all’Arch. dell’IBA Kai Dietrich e delle opinioni della gente comune. Arrivata a questo punto della ricerca, ho infatti ritenuto importante anche il punto di vista degli amburghesi per poter analizzare il tutto da un punto di vista diverso. Da qui nasce l’idea che non è solo importante ciò che è, ma anche ciò che sembra.
In questo senso, la terza parte ripercorre il percorso spirituale e riflessivo che ho affrontato girando per i diversi quartieri della cosiddetta “città a nord”, vivendoci e poi trasferendomi nel vero centro, ovvero nei luoghi meno idilliaci della stazione centrale, per prendere più e più volte treni che andassero al di là del fiume alla scoperta della “città a sud”.
Più e più volte perché capire Wilhelmsburg e ritrovare le immagini che la gente aveva intimamente condiviso con me è stato complesso.
Più e più volte perché prima di capire su quale delle isole al di là del fiume fossi sbucata ho dovuto sbagliare, e aver il tempo di capire che in fondo anche questa esperienza era in qualche modo utile per la mia ricerca.
Più e più volte perché arrivata sull’isola giusta ho pensato fosse fatta, per poi invece perdermi tra campi e boschi e ritrovarmi alla fine più confusa di prima.
Più e più volte perché in verità per me conoscerla è stato un vero piacere.
Relatori
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