Attraverso un frammento di Pechino : il danwei della Textile factory
Silvia Lanteri, Eudes Margaria
Attraverso un frammento di Pechino : il danwei della Textile factory.
Rel. Michele Bonino. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
Pechino, crocevia di culture, cuore dell’Oriente, una capitale caratterizzata da trasformazioni spesso tanto veloci quanto effimere. Una realtà complessa, generata da contraddizioni e opposti, che pone interrogativi su quale debba essere il ruolo dell'architetto: il progetto di architettura non può prender vita solamente nel momento in cui si imprimono segni di china sulla carta; è assolutamente imprescindibile la necessità di immergersi profondamente nello spazio urbano, vivendolo, interpretandolo, rappresentandolo.
Al principio di un viaggio in Cina, lontano dai soliti itinerari turistici, ci si sente inevitabilmente smarriti, viandanti solitari che cercano di decifrare una realtà completamente sconosciuta, caratterizzata da una cultura, un linguaggio e delle abitudini profondamente diverse dalle proprie: si cerca quindi di accompagnare i gesti alle parole, improvvisando un metodo di comunicazione ibrido formato da versi e mimiche.
Lo stesso vale per un’esperienza di tesi all'estero come la nostra: si parte da zero, senza una cartografia o un rilievo del luogo; quando ci si reca sul campo per le prime osservazioni, si scopre immediatamente quanto il bagaglio di conoscenze accademiche - seppur indispensabile - debba essere accompagnato da una profonda versatilità dell’architetto, e che il metodo e gli strumenti classici vadano rivisti, contraddetti e distorti, adattandoli alla realtà con cui si è a contatto.
Nel fare ciò si ammette che la pretesa di una conoscenza sistematica sia utopica, ma non per questo si deve abbandonare l’intento finale di comprendere una totalità: si deve superare l’opacità della realtà ricorrendo a spie, zone privilegiate che consentono di decifrarla (C.Ginzburg, 1979).
Considerando inoltre la difficoltà riscontrata nel reperire fonti, ci si avvale della sovrapposizione di molteplici sguardi, strumenti complementari che colgono più sfumature di un luogo che racchiude al proprio interno una pluralità di elementi interessanti, costituendo esso stesso un frammento della più ampia realtà di Pechino: parole, fotografie, video, schizzi e disegni di ogni genere si intrecciano nel generare un unico racconto.
Gli obiettivi che questa ricercasi prefigge sono diversi : primo, ritrarre e documentare il luogo d’indagine con lo scopo di preservarne la memoria anche in caso di futuri stravolgimenti; secondo, mostrare una possibile metodologia che, partendo dallo studio della storia e delle caratteristiche - positive e negative - insite nel frammento di città considerato, fornisca delle linee guida riproponibili in casi simili; terzo, stimolare l'interesse degli architetti e degli urbanisti cinesi - nonché della municipalità - nei confronti di modelli urbani che presentano oggi più che mai alcuni valori a scala di quartiere, completamente scomparsi nei nuovi modelli insediativi; quarto, interrogarsi su quali possano essere gli ipotetici scenari di trasformazione derivanti non da un’imposizione dall’alto, ma da un ascolto attento e puntuale del singolo luogo e delle persone che vi abitano.
Si è scelto di approfondire il tema dei danwei industriali di epoca maoista, unità di lavoro di stampo autarchico che hanno lasciato inesorabili impronte nel tessuto urbano: luoghi in cui i lavoratori potevano non solo dormire, ma compiere ogni gesto della vita quotidiana e accedere ai servizi offerti dal proprio compound; nascono come sistemi di controllo capillare In cui ogni dettaglio è previsto e monltorato dall’alto, ma con lo scorrere del tempo questi stessi luoghi divengono la culla di stratificazioni successive, in cui l’architettura cosiddetta “formale” vede germogliare sui propri bordi silenziosi fenomeni di appropriazione informale dello spazio.
Queste aree mantengono ancora oggi una forte potenzialità urbana, e - formando una rete di spazi a misura d’uomo - costituiscono una grande risorsa per la decentralizzazione della città di Pechino.
Pervasi dalla convinzione che si debba quindi abbandonare la lettura "per macro-realtà” - superare l’aspetto della monumentalità che contraddistingue questa città e calarsi nei singoli frammenti che la compongono - si è individuata l’area residenziale del danwei della Cotton Textile Factory n.2: una realtà eterogenea, colma di stimoli da porre a sistema per generare infine un Ipotetico scenario progettuale che tenga in considerazione la ricchezza dei meccanismi che si celano dietro l’apparenza caotica, rispettando l’identità del luogo.
La prima fase di lavoro vede la figura dell’architetto accostarsi a quella del flàneur. la città può essere infatti raccontata solo da chi si lascia trasportare dalle sue correnti e infine riemerge in superficie per fermare alcuni attimi e documentarli; l’atto su cui si fonda questo momento di analisi è il camminare: questa pratica predispone infatti alla riflessione e all’ascolto, specialmente nel casi in cui l’elemento meramente razionale - l’osservazione dall’alto - non sia sufficiente per mettere a fuoco determinati fenomeni. Appare dunque indispensabile immergersi, esporsi alle contaminazioni da parte di ciò che si osserva, prestare ascolto al luogo, per poi rielaborare razionalmente e a posteriori le proprie esperienze, dando loro continuità attraverso disegni e riflessioni.
É utile sottolineare che una delle componenti fondanti del nostro percorso conoscitivo è l’essere entrati in contatto con i residenti ed aver riportato le loro storie: in un contesto così variegato “le mappe viventi di questi spazi non possono essere altro che coloro che le abitano”, sono le bibliografie individuali a dover essere considerate percorsi nello spazio-temporalità della vita quotidiana (D.Harvey 1993).
La posizione dell’architetto inizia ad essere chiarita nella successiva fase di lavoro: il precedente livello di analisi ci ha consentito di comprendere il valore e le trasformazioni del luogo; il nostro obiettivo diviene ora assecondare le varie tendenze senza stravolgerle, accompagnando ed indirizzando le trasformazioni in atto senza mai negarle completamente.
Il ruolo dell’architetto si avvicina dunque a quello del coordinatore, dell'urbanista, colui che è chiamato a plasmare all’unisono il progetto a scala urbana e architettonica. In questo senso i danwei di Pechino si presentano come un’opportunità unica per la sperimentazione del disegno della metropoli contemporanea: un vasto arcipelago di luoghi e pratiche di cui studiare le potenzialità, una rete di frammenti contraddistinti da una forte identità, da connettere per mezzo del restante spazio urbano, formando un tutt’uno organico e complesso.
Questa fase si conclude con l’elaborazione di un ipotetico scenario di trasformazione, strutturato su più livelli: si è deciso di intervenire in modo puntuale, valutando le specificità e problematicità che l’area presenta, risolvendo prima le criticità dell’intero sistema della Textile - viabilità, grandi spazi non progettati, accessi - per scendere successivamente di scala e considerare alcune specifiche porzioni di tessuto su cui si è riscontrata la necessità di intervenire. Si è infine ragionato su due tematiche in particolare: ricucire il limite esterno, in modo netto e definito, e intervenire progressivamente sul tessuto informale.
Il livello di dettaglio resta volutamente sul piano metaprogettuale: gli spunti che meriterebbero di essere approfonditi in un secondo momento sono innumerevoli. L’intento della nostra ricerca non è l’elaborazione di un progetto fatto e finito, ma è invece indicare approcci e metodologie, stimolare successive riflessioni e suggerire possibili risposte, accettando serenamente l’imprevedibilità del risultato finale (MARC).
Si è scelto di strutturare l’elaborato in tre volumi per rendere al meglio la complessità del tema e non dover rinunciare ad una porzione di materiale documentario.
Il primo volume racconta il nostro viaggio in Cina, dalla metropoli di Pechino, alle realtà rurali del sud del Paese, fino a raggiungere l’affascinante città di Hong Kong; il racconto si sviluppa attraverso una sequenza di fotografie a cui si abbinano alcune riflessioni. Prendendo in prestito le parole di Italo Calvino (1984), “il primo bisogno di fissare sulla carta i luoghi è legato al viaggio: è il promemoria della successione delle tappe, il tracciato di un percorso, [...] presuppone un’idea narrativa”; questo è l’intento del diario di viaggio: superare rappresentazioni sterili e dati quantitativi, generando una narrazione che permetta una prima immersione nel contesto in cui ci troviamo.
Il secondo volume costituisce il cuore del lavoro e si divide in quattro capitoli principali: il primo indaga la storia della città di Pechino a partire dalla metà del secolo precedente, focalizzandosi in principio sul livello urbano per poi scendere di scala e presentare i tre modelli insediativi che caratterizzano il panorama odierno della città. Il secondo capitolo pone la propria attenzione sul modello del danwei industriale, affrontandolo sotto molteplici punti di vista.
Entrambe queste esplorazioni hanno l'obiettivo di mettere a sistema ambiti differenti - politico, economico, urbanistico - per ottenere un quadro completo in cui ricercare le concanetazioni causa-effetto che hanno influito sulla nostra area d’intervento.
Il terzo capitolo si concentra sull’area residenziale appartenente al danwei della Textile Factory n.2, riportando il processo conoscitivo di immersione e contaminazione a cui siamo andati incontro. L’ultimo capitolo propone un possibile scenario di trasformazione dell’area attraverso alcuni interventi.
Il terzo volume, assieme al cortometraggio, ha lo scopo di costituire un serbatoio di immagini, un archivio in grado di documentare le caratteristiche, i tempi e il valore urbano insito nella Textile Factory n.2.
Questo lavoro si inserisce all’interno del gruppo di ricerca Memory Regeneration, creato in collaborazione tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino: l’esperienza di lavorare in un team formato da docenti, studenti di Dottorato e studenti di Master di entrambe le nazionalità si è rivelata molto stimolante. Vorremmo ringraziare numerose persone per il loro prezioso contributo all’interno del nostro percorso, ognuno secondo il proprio ambito di competenza, che ci hanno permesso di ottenere un prodotto finale complesso, in grado di sfiorare molteplici campi di indagine.
Si ringraziano in particolare Michele Bonino, una guida disponibile e attenta, sempre capace di indirizzare il nostri passi e tradurre al meglio i concetti in parole.
Pierre Alain Croset, un eccellente docente che ci ha introdotti al gruppo di ricerca. Filippo De Pieri, fonte inesauribile di conoscenze e riferimenti bibliografici che si sono rivelati preziosi all’interno della fase di documentazione storica.
Maria Paola Repellino, Lu Quanqing, Gu Feng e Francesco Piscazzi per il loro supporto e la collaborazione all’interno del team.
Oltre alle fonti bibliografiche, numerose conferenze e lezioni sono state utili al fini di una conoscenza più ampia della cultura e dei processi di trasformazione urbana in atto in Cina: tra queste vorremmo segnalare in particolare Practicing in China, tenuta da Marlene Leroux (EPFL Lausanne), in grado di raccontare interventi virtuosi nel contesto cinese; Temi e Progetti della Città italiana di Pujang di Augusto Cagnardi (ex Gregotti Associati), in aperta contrapposizione con la precedente, mostra quali siano le tendenze dominanti nella Cina contemporanea; New Town Policy, lezione tenuta da Francesca Governa, invita a riflettere sul concetto di spazio pubblico in alcune città cinesi, Chengdu in particolare; New Perspective on Urban Heritage, di Florence Graezer Bideau (EPFL), un racconto dal taglio antropologico delle pratiche sociali in Cina nel corso degli ultimi decenni.
Ringraziamo inoltre alcuni docenti per la disponibilità dimostrata nei confronti delle nostre domande, talvolta assillanti: prima fra tutti Francesca Frassoldati, docente presso la South China University di Guangzhou, in grado di aprire uno spiraglio di conoscenza nell’organizzazione urbana e, più in generale, nella vita di tutti i giorni in Cina; Mauro Berta per alcuni preziosi consigli sull’organizzazione del lavoro; Marta Bottero per aver chiarito eventuali dubbi sul funzionamento del mercato immobiliare di Pechino. Ringraziamo inoltre Valeria Federighi per ciò che riguarda il tema dell’informale e Marilivia Minnici per le brevi “lezioni” di video editing.
Infine Jing, un Incontro casuale che si è trasformato in interprete non solo della lingua cinese, ma dell’intera città di Pechino.
- Abstract in italiano (PDF, 1MB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 1MB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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