INTRODUZIONE
Da tempo conduco una personale esperienza formativa in una stagione culturale architettonica (e non solo) segnata da fallimenti, ed, anche se la ritengo “come transitoria verso nuovi assetti strutturali, è difficile, almeno per l'architettura, che tutto si risolva affidandosi al buon Dio dell'antica categoria delle oscillazioni storiche delle scelte e degli stili”, ricerco la via d'uscita in “quella che un tempo si chiamava “geografia volontaria" e che ora, nell'interpretazione data da Giancarlo Motta de “La cartografia come forma simbolica” dovrebbe “incarnare" nella “Carta” il “Progetto". Un percorso in un certo qual modo per me oscuro, ma nello stesso tempo affascinante e coinvolgente, che imponeva, ed impone tutt'ora, sforzi notevoli. Un percorso iniziato nella Scuola di Milano prima e poi a Torino, sotto la guida dei Professori GIANCARLO MOTTA e RICCARDO PALMA.
Il tema di ricerca qui condotto vuole porsi all'interno degli studi che, superata l'analisi della città antica e dell'architettura della città, si appoggiano ai caratteri geografici per ampliare il patrimonio delle forme urbane, dando una nuova prospettiva alla città contemporanea, dispersa ma territorializzata nel suo stesso luogo di nascita. La re-introduzione della questione geografica propone lavori di trasformazione urbana e territoriale, quali quelli di STEFANO BOERI, GIANCARLO MOTTA e ANTONIA PIZZIGONI, PAOLO PORTOGHESI, BERNARDO SECCHI, diversi nelle procedure ma accomunati dai problemi.
La ricerca imposta lo studio dei fatti urbani della città di Torino nella prospettiva del suo territorio geografico, in direzione opposta allo studio dello spazio urbano ristretto alla sola città storica murata, per acquisire nuovamente la capacità di progettazione architettonica ed urbana a dimensione territoriale, attraverso la mediazione della cartografia. La questione cartografica assume così un ruolo predominante nell'analisi critica, urbana, territoriale e nella conseguente costruzione del progetto per la città.