Abitare in montagna, proposte di recupero di piccoli edifici alpini nel Cuneese
Andrea Gertosio
Abitare in montagna, proposte di recupero di piccoli edifici alpini nel Cuneese.
Rel. Daniele Regis, Roberto Olivero. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per L'Ambiente Costruito, 2015
Abstract
Il patrimonio architettonico rurale presente nelle valli del Cuneese è una risorsa di inestimabile valore umano e storico-artistico che deve essere tutelato e valorizzato. Le numerose abitazioni, stalle, seccatoi, fienili, mulini, edifìci provvisori e duraturi, hanno subito un progressivo declino in seguito allo spopolamento delle montagne ed al radicale cambiamento degli standard socio-economici della nostra epoca e per la maggior parte vivono uno stato di completo abbandono. Con il tempo se lasciati a loro stessi questi esempi architettonici di vita rurale scompariranno silenziosamente lasciando un vuoto culturale e storico di cui un giorno potremmo pentirci.
Su queste tematiche sensibili la sede di Mondovì del Politecnico di Torino e numerosi studiosi e architetti hanno ormai da anni creato un archivio non indifferente di rilievi, proposte progettuali, atlanti, manuali e progetti realizzati. Questi lavori sono una fonte importantissima per il futuro della montagna e sono elementi indispensabili ad una corretta interpretazione delle tematiche progettuali, per nulla semplici, a cui si è chiamati a rispondere.
Sulla base di una solida conoscenza di ciò che è l’architettura rurale alpina, i futuri interventi dovranno fare fronte a problematiche attuali come il cambio di destinazione d’uso e le normative in campo energetico.
Un cosiddetto ritorno alle origini ed il ripopolamento da parte di famiglie di agricoltori e pastori delle borgate alpine è una visione assai romantica del futuro delle valli, per lo meno con le modalità di un tempo. Essendo la storia di questi luoghi un continuo divenire le centinaia di fienili, grangie, scapite, stalle e depositi dovranno essere trasformati per rispondere alle esigenze dell’epoca attuale, in altre parole dovranno reinventarsi per sopravvivere.
Il tema trattato in questo studio è proprio il recupero di edifìci minimi originariamente agricoli delle alte valli del cuneese con conseguente trasformazione sia in chiave funzionale che energetica nel rispetto del loro valore di preesistenza.
Questi edifìci sono nati non tanto per difendere dal freddo o dal caldo, quanto invece per riparare dalle precipitazioni, dalle correnti d’aria, dagli animali selvatici e dalla vegetazione invadente (erbacce, rampicanti, arbusti). E’ quindi chiaro che si pensa ad un salto di qualità funzionale, da uso agricolo e di deposito ad uso legato alla residenza e ai comfort contemporanei richiesti oggigiorno per una permanenza in alta quota.
Per riuscire a effettuare questo salto gli interventi dovranno risolvere problematiche di carattere strutturale e energetico, cercando allo stesso tempo di non stravolgere gli elementi caratteristici e formali di queste architetture rurali.
Un connubio tra vecchio e nuovo tramite l’utilizzo di materiali contemporanei e il sapiente riuso di materiali di scarto o comunque poveri è la sfida che ci si è posti. Riuscire a trovare un’alternativa valida al restauro conservativo e quindi proporre soluzioni innovative nel rispetto della preesistenza è una tematica molto avvincente alla quale i futuri progettisti della montagna devono fare fronte ma solo attraverso uno studio approfondito dei formalismi dell’architettura alpina di ogni valle si può intervenire senza rischiare di cadere in errori stilistici di cattivo gusto.
Sulla base di tali premesse questo studio si pone come obiettivo quello di dare una risposta concreta alle problematiche sopra citate senza aver tuttavia la pretesa di dettare linee guida da seguire; ciò che mi auguro è che tali proposte possano essere in qualche modo uno spunto di discussione sul tema del recupero dell’architettura rurale alpina del cuneese.
Relatori
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