La scuola si fa città : percorsi educativi non convenzionali
Alessio Puglisi
La scuola si fa città : percorsi educativi non convenzionali.
Rel. Alfredo Mela. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
INTRODUZIONE:
L'argomento che andrò a trattare all'interno di questa tesi è uno di quegli argomenti che dimostra come l'architettura sia una tematica che non riguarda esclusivamente una specifica area di lavoro, bensì, deve tenere conto di una molteplice quantità di fattori che a un primo sguardo possono sembrare diametralmente opposti. Inoltre con questa tesi, voglio mettere in luce il fatto che nella progettazione di una città bisogna prestare attenzione oltre che alle richieste dei committenti privati, anche ai "bisogni" dei committenti non ufficiali, ovvero coloro che abitano la città, i cittadini specialmente i bambini.
Proseguendo si potrà leggere di città e di bambini, ma anche di esperienze e di sperimentazione, di politica e di comportamenti, di relazioni e rapporti, di comunità e dell'importanza di essere partecipi all'interno dei cambiamenti, di ciò che è stato in passato, del presente ma soprattutto di futuro. Quale modo migliore per parlare di futuro se non tramite l'utilizzo di concetti legati all'infanzia. Riflettendo su ciò che riguarda il rapporto che c'è tra la città e il bambino, dei loro desideri e delle loro paure, del disagio e delle violenze delle quali sono vittime all'interno di una società che ha riprodotto ovunque un modello adultocentrico e segregante. Condizione questa che porta pesanti conseguenze sull'intera popolazione urbana, ma che si è ancora in tempo a invertire adottando politiche capaci di coinvolgere la cittadinanza partendo dal punto di vista di chi la città la vivrà un domani.
Penso ci si debba fermare un attimo a pensare a come vivevamo noi quando eravamo "solo" dei bambini e cercare di capire cosa sia cambiato. Cosa facevamo? Come giocavamo? Dove potevamo andare e dove no?
I miei ricordi d'infanzia, con il passare del tempo diventano spesso confusi e molti di essi sono andati perduti nei labirinti della memoria. Quelli che ricordo con maggiore forza, sono quelli che hanno avuto un particolare impatto sul mio essere, nel bene e del male. Questi ricordi sono derivati dalle esperienze che ho potuto o non ho potuto avere lungo il mio percorso di vita, così come è stato per tutti quanti noi.
L'esperienza nella formazione di un bambino è quella che lo tramuta in un uomo, e quest'esperienza non smette mai di accumularsi per tutto il corso della vita di un essere umano.
Una delle tematiche principali di questo lavoro è appunto l'espèrienza, in tutte le sue possibili accezioni. Credo che sia di fondamentale importanza per i bambini acquisire determinate conoscenze attraverso il contatto diretto con la realtà permettendogli di poter sperimentare in prima persona tutto ciò che lo riguarda e che può contribuire alla formazione di un suo pensiero critico in maniera autonoma.
Molte delle esperienze che ho avuto quando ero bambino sono derivate dalla possibiltà di poter esplorare e sperimentare in prima persona lo spazio urbano che mi circondava. Inizialmente partendo dal giardino del condominio della casa dove abitavo sotto l'occhio vigile dei miei genitori poi pian piano il raggio esplorativo aumentava con l'aumentare del coraggio e dell'esperienza, allora ecco che si attraversava la prima strada, poi la seconda e un'altra ancora, attraversando luoghi dove potevo confrontare e osservare i comportamenti dei ragazzi più grandi, vedevo gli anziani che si ritrovavano sempre nella stessa panchina a parlare tra loro o anche con me e la mia "banda", poi vedevo i papà e le mamme che portavano i bambini più piccoli di me a fare i loro primi passi nel mondo esterno. Insomma, dai miei ricordi emerge una realtà in cui gli spazi urbani erano spazi vivi dove lo scambio sociale era una cosa ordinaria di cui i rapporti intergenerazionali erano uno dei fondamenti. Certo è, che gli stessi spazi fossero anche teatro di scontri, ma erano comunque spazi aperti o open minded come scriveva Berman (1986), in cui era possibile comunicare.
In luoghi di questo tipo era facile per un bambino acquisire anche un senso di sicurezza. Sicurezza che poi mi permetteva di infrangere anche qualche limite imposto dai miei genitori e d quelli dei miei amici, come il non uscire dai confini di una piazza. È di vitale importanza a mio avviso, avere la possibilità di infrangere le piccole regole nella sua formazione, ma deve averne la possibilità.
Possibilità che al bimbo odierno è negata, in quanto nel momento in cui si esce dal portone d'ingresso è un via vai di automobili e il pericolo può arrivare da ogni angolo. Ma il pericolo non sono solo le auto, ma anche motorini e biciclette che viaggiano senza regole specifiche, edifici fatiscenti e pericolanti, stato di degrado e poca igiene di strade e piazze, e così via.
La sicurezza però era data anche da un altro fattore, ovvero l'atteggiamento dei genitori che pur non avendoti sotto gli occhi sapevano dove ti trovavi e si fidavano del contesto in cui eri. Questo è forse un aspetto fondamentale, perché si sta parlando di un senso di comunità che si sta andando perdendo del tutto. Al momento si percepisce un senso di diffidenza indiscriminata verso il prossimo, in cui la tolleranza è un valore che sembra ormai in disuso.
Ma come si può pensare di costruire una città sostenibile se non ci si riesce a fidare neanche dei propri vicini? Bisogna ricostruire quei rapporti, quelle relazioni, quel senso di comunità che si fondava sulla fiducia e sull'aiuto reciproco partendo dall'uso dello strumento della partecipazione.
Il dibattito sull'argomento della partecipazione attiva della cittadinanza ai processi che riguardano lo sviluppo e la gestione degli spazi urbani in Italia sta trovando solo in tempi recenti sta trovando un riscontro legislativo a livello regionale, basandosi sul principio di sussidiarità presente all'interno della nostra costituzione.
Se si guarda nello specifico alla partecipazione dei più piccoli a tali processi il dibattito è avviato da più di trent'anni in Italia, a testimonianza di ciò vi è una vastissima produzione di attività sperimentali registrate che hanno avuto esiti positivi e no, trovando personalità concordi e viceversa. Sull'argomento sono stati prodotti una quantità innumerevole di studi che trattano la materia da diversi punti di vista. Dall'importanza di dare voce al pensiero dei più piccoli di cui ricordo quattro importanti contributi a tale riflessione ( Thompson,1993; Novara, 1997; Poulsgaad, 2001; Forni, 2003), ai più famosi esperimenti di progettazione partecipata italiana e poi realizzati nelle città di Fano e Correggio, dei quali si può essere d'accordo o meno sulle modalità di svolgimento e dell'effettiva utilità di tali interventi che secondo il mio modesto parere sono stati strumentalizzati per scopi promozionistici da parte delle amministrazioni.
È una materia, questa, molto vasta ed essendo considerata ancora semplicemente una buona pratica, è molto interessante il fatto che oltre all'immensa bibliografia che la riguarda le città nascondano al loro interno tutta una serie di realtà di vario genere che si occupano della partecipazione con i bambini.
Ci sono un'infinità di piccole o grandi associazioni più o meno strutturate che prendono a cuore il benessere dei giovani cittadini e cercano di fare da tramite con le pubbliche amministrazioni, cercando di colmare quelle distanze che si sono venute a creare tra cittadini e amministratori e a coprire mancanze che le nostre scuole non sono più in grado di gestire.
In alcuni casi, come quello torinese, questa realtà è anche istituzionalizzata all'interno della pubblica amministrazione con il laboratorio città sostenibile nato nel 1991 quando Torino ha firmato la carta delle città educative a Barcellona, dove i rappresentanti delle città presenti, partendo dalla convinzione che lo sviluppo dei propri abitanti non può essere lasciato al caso, stendono una Carta iniziale che raccoglie i principi basilari per la spinta educativa delle città. Carta realizzata a seguito del percorso iniziato due anni prima con la redazione dei cinquantaquattro articoli presenti all'interno della convenzione O.N.U. sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.
Per avere una visione più ampia della materia è stato quindi necessario domandare personalmente tramite interviste svolte personalmente le impressioni a chi svolge personalmente questo lavoro in modo da capire nell'effettivo cosa comporta la partecipazione dei bambini alla progettazione attiva dei luoghi del loro vivere. Nel farlo ho avuto modo di incontrare personalità di vario genere partendo dall'ambiente istituzionalizzato del laboratorio città sostenibile, fino al maestro in pensione Giuseppe.
Questo percorso d'interviste è stato per diversi aspetti molto interessante dal mio punto di vista. In primo luogo perché mi ha permesso di vedere concezioni differenti e alle volte molto distanti all'interno dello stesso ambito e in secondo luogo mi ha permesso di confrontarmi in prima persona su una materia della quale oltre a consentirmi di avere un quadro più ampio per la realizzazione di questa tesi, mi ha permesso di confrontare le impressioni di altri "esperti" del settore con il mio di pensiero, in quanto nel mio piccolo, come si vedrà nell'ultimo capitolo in cui si parla del Cantiere Barca, sto cercando nel concreto di dare un contributo che porti alla realizzazione di questo processo di cambiamento con un coinvolgimento attivo della cittadinanza nella progettazione e cura dei propri spazi, nello sviluppo di un'ideologia di comunità e nell'ascolto e nella difesa del pensiero dei più piccoli che sono coloro che dovranno viverci un domani nelle nostre città e difendendo il loro diritto ad abitare la città, penso voglia dire difendere il diritto di abitarla tutti.
La tesi è strutturata in quattro capitoli, nei quali ho inteso mantenere la centralità della partecipazione infantile alle pratiche della progettazione in tutte le sue definizioni, senza peraltro rinunciare a inquadrare ognuna delle tematiche proposte nella prospettiva analitica con la quale la letteratura specialistica le ha affrontate e confrontandola con gli sviluppi recenti nella realtà di tutti i giorni cercando di non perdere mai il riferimento nei confronti dei bambini.
Nel primo capitolo sono andato alle origini storiche della partecipazione, cercando di comprendere le motivazioni filosofiche di questo pensiero fino alle motivazioni odierne. Analizzando quali sono le necessità attuali che spingono verso questa scelta, individuandone anche gli aspetti politici ed economici che ne caratterizzano le vicende.
Nel secondo capitolo viene affrontata la tematica della partecipazione con un occhio di riguardo verso il punto di vista dei bambini, cogliendo il rapporto presente tra il bambino e la città, rapporto che con il tempo è andato verso una conflittualità sempre maggiore caratterizzata sempre più da ogni sorta di violenza. Il capitolo poi prosegue con un richiamo al dibattito sviluppatosi dopo il 1989 intorno alla Carta delle Nazioni Unite sui diritti delle bambine e dei bambini, fino alle politiche odierne, e termina con un racconto delle varie esperienze di progettazione partecipata con i bambini in Italia.
Nel terzo affronto la tematica dei bambini, della partecipazione e della città vengono affrontate in maniera più diretta. Parlando direttamente con le persone che si occupano di queste tematiche in maniera sia professionistica che in maniera diciamo, più amatoriale. Tramite delle interviste semi-strutturate. Ho avuto modo di parlare con diverse persone che realizzazno interventi partecipati con i più piccoli in diverse città italiane offrendomi diversi spunti sui quali ragionare.
Infine, nel quarto capitolo parlo di una realtà che mi coinvolge in maniera diretta, di una realtà presente sul suolo torinese, per la precisione nel quartiere periferico di Barca, nel nord di Torino, Il Cantiere Barca, del quale scrivo le origini e gli intenti.
Esperienza questa, nata quattro anni fa in cui ho avuto modo di prenderne parte, e nella quale sto muovendo i primi passi all'interno di tematiche a me care e affrontate da me all'interno della tesi, cosa che mi ha permesso di sviluppare (penso) un po' più di senso critico e coscienza, nell'affrontarne gli aspetti pratici.
Relatori
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