Le vecchie Nuove:un carcere dimenticaTo : la storia del penitenziario nel percorso museale
Alberto Meriano
Le vecchie Nuove:un carcere dimenticaTo : la storia del penitenziario nel percorso museale.
Rel. Annalisa Dameri, Silvia Gron. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
La storia del problema penitenziario è un argomento che si ripercuote da almeno tre secoli nel panorama sociale mondiale. L'architettura carceraria, degna di essere chiamata tale, fece i suoi primi passi a partire dalla seconda metà del XVIII secolo; da quel periodo il termine “detenzione” cominciò ad avere un'importanza diversa.
La seguente tesi cercherà di ricostruire questa storia analizzandone i problemi e le vicissitudini di cui si è composta; cercherà quindi di mettere in relazione le informazioni di carattere storico sociologico con quelli più strettamente architettonici. Questa analisi si è composta di tre fasi principali, divise per vari argomenti, ma correlate tra di loro: la prima si incentra sulla ricerca del significato che ebbe il rapporto tra il detenuto e la detenzione, analizzando alcuni tipi di architettura carceraria, partendo dai primissimi anni, nel '600, in cui le carceri erano composte da fosse in cui venivano rinchiuse gruppi di persone e arrivando alla concezione illuminista tendente a far prevalere il valore della vita del carcerato. Questo discorso è stato fatto sia in ambito europeo, citando l'importante caso del Panopticon di Jeremy Bentham, incentrato sull'idea di avere un sorveglianza continua nell'edificio, sia in ambito internazionale, come i particolari esempi americani di Filadelfia e Auburn che hanno basato il concetto di segregazione individuale, una continua e una notturna, al centro della formazione del detenuto.
Restringendo il campo si è andato a studiare quello che accadde in Italia, nel Regno Sabaudo, e più in particolare nella città di Torino, a cavallo tra il XVIII e XIX secolo; in primo luogo è stata descritta la situazione che si stava vivendo nella città dal punto di vista del numero e della salubrità, indecente, delle strutture detentive presenti. Si è passati così alla parte legislativa del discorso, andando ad indagare la riforma carceraria portata avanti da re Carlo Alberto con l'appoggio di Carlo llarione Petitti di Roreto, con il tentativo di recupero di alcuni edifici carcerari o della costruzione ex novo degli stessi.
Da questo discorso viene allacciata la seconda fase della tesi, quella riguardante le carceri giudiziarie “Le Nuove” di Torino. Infatti proprio grazie a quella riforma vennero edificate una serie di nuovi penitenziari, tra cui quello di Torino. L'analisi fatta su “Le Nuove" parte proprio da I bando di concorso istituito nel 1857, il quale, grazie a documenti di archivio e fonti bibliografiche è stato possibile ricostruire in maniera abbastanza dettagliata. Distaccandosi un po' da quel che riguarda la parte storica, si è passati ad esaminare l'edificio dal punto di vista architettonico, descrivendo le sue varie sezioni e le funzionalità che un tempo erano presenti al suo interno.
La parte centrale di questo discorso sulle carceri giudiziarie è stata fatta parlando del periodo più buio che hanno passato nel corso della loro operatività: gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Questa analisi è stata sviluppata anche grazie alle fonti degli archivi del carcere stesso e dell'Istituto della Resistenza di Torino; è stato possibile ricostruire nel dettaglio alcuni passaggi delle giornate insurrezionali e della liberazione con l'aiuto di documenti autentici, ritrovati e ben conservati. Si è passati poi alla parte degli anni del secondo dopo guerra, che per il carcere furono anni molto duri dal punto di vista della sicurezza dei detenuti, con la successione di molte rappresaglie e tentativi di fuga. L'ultimo capitolo di questa parte riguarda come vengono gestite e vissute oggigiorno “Le Nuove”; chi e come le amministra ma soprattutto il perché; mettendo in evidenza i problemi scaturiti da uno scarso approvvigionamento finanziario comunale.
La terza fase, come già sottolineato, si relaziona con quella precedente, mettendo in pratica tutte le argomentazioni fin'ora analizzate. Essa infatti si compone di un metaprogetto per un allestimento museale da crearsi aH'interno del complesso carcerario. Questa mostra, sia nella sua morfologia che nei suoi contenuti, è stata progettata in stretta relazione alla storia de “Le Nuove”; ogni sua componente, partendo dal luogo di realizzazione, è stata pensata proprio per quel tipo di mostra e per quel tipo di edificio. Grazie a tutta la parte teorica studiata in precedenza è stato quindi possibile trasporre la storia, in qualche modo rievocandola, in qualcosa di pratico e avente visibilità collettiva.
Relatori
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