Making in China : progetto urbano per un nuovo sistema di mobilità a Shenzhen
Paolo Iacchia, Francesca Murenu
Making in China : progetto urbano per un nuovo sistema di mobilità a Shenzhen.
Rel. Michele Bonino, Francesca Frassoldati. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015
Abstract
I cinesi sono sicuramente molto devoti al loro lavoro. In una delle rare notti gelide pechinesi, quasi inciampai in un tizio che dormiva per strada, avvolto da coperte. Era lì per vigilare su attrezzi e materiali che sarebbero dovuti servire il giorno seguente per dei lavori stradali.
(Nazarena Fazzarri, Tre uomini fanno una tigre, Instar Libri, Torino, 2014, p.67).
Historical buildings and neighborhoods often stand in the way when Chinese cities reinvent themselves as centres of finance, media, and cultural industry. A large number of historical buildings have vanished under the bulldozers since the urban renewal of the 1990s.
(Xuefei Ren, Urban China, China Today, Polity Press, Cambridge, 2013, p.95).
Il nostro lavoro si è incentrato proprio su questo. Sulla riflessione verso un modo di vivere la città completamente diverso da quello che abbiamo ogni giorno sperimentato "sul campo" e da ciò che abbiamo imparato dai libri all'università.
Il rapido processo di urbanizzazione che ha investito la Cina a partire dalle riforme economiche di fine anni '70, ha trasformato il territorio urbanizzato, prevalentemente delle città scelte come trampolino di lancio verso lo sviluppo economico (Ren, 2013), e la popolazione stessa, che, trasferendosi in città dalla campagna, ha dovuto adattarsi ad un modello di vita e crescita fino ad allora sconosciuto.
Le due frasi riportate sopra sono state scelte come emblemi, attraverso cui abbiamo deciso di "leggere" questo nuovo mondo: da un lato, il racconto "testimoniato" di stranieri come noi, che ci ha permesso di cogliere sfumature descritte da un punto di vista più vicino al nostro, dall'altro lato, un lavoro più scientifico, di chi ha fatto, dello studio urbano cinese, la sua professione.
Il comune denominatore che abbiamo estrapolato è la straordinarietà con cui le città cinesi sono cambiate in pochi decenni e lo stanno facendo tuttora, ad un ritmo a cui è difficile stare dietro.
I cantieri non si fermano neanche di notte e tutti, o per lo meno la maggior parte da quanto abbiamo appreso, si sentono parte del progetto di crescita cinese.
Non importa quale sia il risultato ma lavorano. E lo fanno anche a sacrificio di ciò che c'era prima.
Non esiste, o per lo meno fino in tempi recenti, un sentimento conservativo delle memorie edificate in anni precedenti, per cui idee e tracce della cultura della costruzione storica non trovano posto in un ambiente in continua evoluzione. Solo negli ultimi anni il governo delle città ha cominciato ad attribuire un certo valore storico, legato comunque ad un aspetto commerciale, agli antichi edifici, attraverso una regolamentazione atta a preservare grandi aree circoscritte. (Ren, 2013).
Tuttavia, il patrimonio che a noi interessava indagare particolarmente è quello relativo all'ambiente paesaggistico. Questa scelta è derivata dal fatto che il nostro lavoro si inserisce in un contesto urbano totalmente costruito da zero: Shenzhen.
E' una città, infatti, che non conserva nessuna memoria storica, perchè non ne ha.
Anche le strutture costruite in tempi recenti sono destinate ad essere oggetto di future trasformazioni: il nuovo è in grado, o si impone, di rappresentare il popolo cinese meglio di quanto lo faceva quello che c'era ieri; dunque, domani si procederà con la costruzione di qualcos'altro in un processo di continua e veloce evoluzione.
"Shenzhen is the fastest growing city in the world... Workers laboring day and night...
Some buildings go up at the rate of one floor a day..."
(Guy Delisle, Shenzhen, Drawn and Quarterly Books, Montreal, 2006, p.68)+
Così Guy Delisle (2006) ci racconta Shenzhen: cambiamenti che avvengono a ritmi frenetici, in cui nulla oggi somiglia a ciò che c'era ieri. Abbandonando le vesti, almeno inizialmente, di futuri progettisti dal bagaglio culturale europeo, ci siamo posti subito il proposito di apprendere ed agire in maniera totalmente nuova, con un lavoro prima di lettura del luogo e delle dinamiche che lo permeano.
Quindi ci siamo preoccupati di cercare una base da cui partire, perché il nostro, non fosse solo il prodotto di una tendenza legata al distruggere-ricostruire, che fosse, quindi, attento alle particolari forme topografiche del luogo Il nostro lavoro, dunque comincia da qui.
Ma da qualcosa abbiamo dovuto iniziare.
I nostri occhi, dunque, da subito, già dalle prime letture fatte, hanno avuto un approccio progettuale, a partire dal lavoro di documentazione. Infatti, le scelte, anche relative al tipo di ricerca bibliografica da fare sono state guidate dalla necessità di indagare, in modo da poter costruire solide fondamenta su cui impostare un progetto, che, date le sue dimensioni spaziali, poteva a prima vista sembrare ingestibile.
Il progetto, carico di numerose informazioni assimilate, non si pone come un calderone in cui ogni spunto che parlasse cinese potesse dare una soluzione ai problemi in cui ci siamo imbattuti, anzi spesso ha contribuito a complicare ulteriormente il percorso. Ciò che il lavoro si è proposto, è di essere una guida. In fondo una soluzione alle problematiche in ambienti urbani abitati da milioni di persone non parrebbe logica, piuttosto guide e visioni future possono avere un ruolo più efficace nella trasformazione.
Relatori
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