Nuovo Priut 11 : ipotesi progettuali per un'architettura prefabbricata d'alta quota
Emanuela Bonardi
Nuovo Priut 11 : ipotesi progettuali per un'architettura prefabbricata d'alta quota.
Rel. Valerio Roberto Maria Lo Verso, Stefano Testa, Valerio De Biagi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
All’interno della tesi, viene immaginata la ricostruzione dello storico rifugio Priut 11, situato a 4200 metri di quota, nel Caucaso settentrionale, alle pendici del Monte Elbrus, con un sistema interamente prefabbricato studiato per minimizzare i consumi energetici e l’impatto ambientale.
Il contesto alpino, dalle mille sfaccettature e implicazioni, si rivela terreno stimolante per la sperimentazione di nuove soluzioni tecnologiche e strategie progettuali.
Il lavoro di tesi, in particolare, affronta un tema complesso come quello dei cantieri d’alta quota, in cui le condizioni ambientali estreme (clima, quota, venti ecc.) e le relative conseguenze (difficoltà di realizzazione, elevati consumi energetici, difficoltà di approvvigionamento energetico e via dicendo), determinano specifiche scelte progettuali di carattere tecnologico e formale, non assimilabili a quelle valide per gli altri edifici.
La tesi si sviluppa in sei capitoli, soprannominati "gradi".
Il primo grado, "Priut 11: storia e contesto", ripercorre le vicende storiche legate alla vita del rifugio russo; indaga il luogo nel quale quello nuovo viene progettato, attraverso la storia delle ascensioni all'Elbrus e la descrizione delle architetture presenti sulle montagne caucasiche.
Il secondo grado, "quota 4200: territorio e ambiente”, affronta il tema del contesto dal punto di vista scientifico: riporta i dati geografici, climatici e geomorfologici relativi al sito di progetto, al fine di inquadrare i requisiti prestazionali a cui rispondere in termini progettuali.
Il terzo grado, "il rifugio: significato e implicazioni", offre una panoramica delle caratteristiche e peculiarità della "specie" rifugio. Trovare una definizione univoca è complicato, se non impossibile. Alcuni degli interrogativi a cui si prova a dar risposta sono: che cosa rappresenta oggi il rifugio alpino? È un punto di arrivo o un punto di partenza? È uno spartano riparo dal clima estremo o una lussuosa occasione per avere la possibilità di dormire ad alta quota? Deve quindi chiudersi su se stesso o offrire al visitatore una vista mozzafiato sulle cime circostanti?
Il quarto capitolo presenta sette casi studio, utilizzati come esempio e riferimento per le scelte progettuali.
I rifugi presi in considerazione, sono quanto più simili tra loro per quota e dimensioni. Essi tuttavia differiscono per epoca di realizzazione e tecnologie impiegate per la costruzione, l’approvvigionamento energetico e la gestione delle risorse: rappresentano quindi un campione, seppur limitato, della grande varietà di architetture presenti in alta montagna.
La quinta parte presenta il nuovo Priut 11, descrivendo caratteristiche e genesi del progetto architettonico.
Il rifugio sorge esattamente nello stesso luogo in cui per quasi settant’anni il vecchio Priut ha dato ospitalità ad alpinisti, appassionati e non solo. La scintilla progettuale si accende grazie al fascino scatenato dall’edificio originale, particolare, imponente, bizzarro, iconico e così ben inserito in quel contesto.
Esso ne riprende forma e dimensioni ma in chiave del tutto contemporanea, sperimentando un sistema prefabbricato capace di garantire standard elevati in termini di sostenibilità energetica.
L’edificio, recuperando il sistema fondazionale già presente in sito, si sviluppa su tre piani per una superficie calpestabile totale di 750 metri quadri. Sorge non lontano dall’“eco-hotel” LEAPrus ma risponde ad esigenze diverse: il rifugio dalla forma a cannocchiale presenta standard d’ospitalità elevati, il nuovo Priut 11 si indirizza ad un pubblico più vasto. Inoltre i soli 49 posti letto offerti da LEAPrus non sono sufficienti ad accogliere tutti i visitatori che ogni anno tentano la salita all’Elbrus: attualmente vengono utilizzate numerose sistemazioni di fortuna. Le pendici della montagna più alta d’Europa, sono infatti costellate di container o piccole strutture semi abbandonate, che deturpano il paesaggio, ormai in un deplorevole stato di incuria e degrado. La ricostruzione del Priut, eventualmente promossa dal North Caucasus Mountain Club, è mirata non solo a riportare in vita il rifugio, ma anche ad una riqualificazione ambientale dell’area circostante.
La nuova struttura ha una capacità di massimo 110 posti letto e la si immagina gestita per dieci mesi l’anno. I non lontani impianti di risalita garantiscono una buon afflusso di ospiti anche nel periodo invernale. Durante le settimane di chiusura una parte del rifugio rimane comunque accessibile come reparto invernale.
L'ultimo grado, il sesto, riporta le idee sviluppate, e le verifiche effettuate, in ambito strutturale, costruttivo, termodinamico, impiantistico e illuminotecnico.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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