La "ferrovia verde delle Langhe" : mobilità sostenibile per una valorizzazione territoriale e paesaggistica
Alessia Borgo
La "ferrovia verde delle Langhe" : mobilità sostenibile per una valorizzazione territoriale e paesaggistica.
Rel. Francesca Bagliani, Fulvio Rinaudo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
Introduzione
L’obiettivo dello studio è stato quello di elaborare una proposta progettuale in grado di affrontare e trovare una reale soluzione al problema della dismissione delle infrastrutture.
Attrezzature che esigenze sociali ed economiche hanno indotto a realizzare in varie epoche per far fronte a molteplici esigenze, ma che con il tempo sono diventate inefficaci e quindi spesso abbandonate, si pensi ad esempio alla rete della viabilità storica costituita dalle strade romane e medioevali, alle strade militari, alle alzaie dei fiumi e dei canali, ai tratturi, alle mulattiere, ai sentieri di montagna. In particolare viene qui fatto riferimento al patrimonio costituito dalle linee ferroviarie, la cui obsolescenza le porta oggi ad essere sempre più spesso dismesse e sostituite con altre realizzate su tracciati e con attrezzature più innovative, o nei casi peggiori con altri mezzi di trasporto.
Tale tendenza alla dismissione ha portato oggi ad avere, nel nostro Paese, quasi 8.000 chilometri di ferrovie non più utilizzate. Un patrimonio che oltre ad essere ormai parte integrante ed imprescindibile del paesaggio, e in quanto tale deve essere valorizzato e preservato, può essere reinventato e rappresentare così una nuova opportunità per il territorio.
Il presente lavoro si caratterizza per un approccio interdisciplinare alle tematiche trattate ed ha avuto come obiettivo la messa a punto di una proposta progettuale volta al recupero del tracciato ferroviario dismesso della linea “Alessandria-Cavallermaggiore” tra le città di Alba e Canelli e la sua riconversione in un percorso dedicato ad una mobilità sostenibile, che permetta di fruire del territorio e delle risorse in esso presenti.
L’idea progettuale si pone quindi di perseguire la riqualificazione, sia da un punto di vista ambientale sia infrastrutturale, di un territorio attraverso il recupero di un segno tangibile, innescando un processo di valorizzazione territoriale e paesaggistica, oltre che di promozione di una modalità di trasporto sostenibile.
Una strategia di valorizzazione in grado di rispondere a queste specifiche esigenze è stata individuata nelle greenways, che costituiscono una tipologia innovativa potenzialmente in grado di coniugare esigenze ecologiche e ricreative. Si tratta di “un sistema di percorsi dedicati a una circolazione non motorizzata in grado di connettere le popolazioni con le risorse del territorio (naturali, agricole, paesaggistiche, storico culturali) e con i "centri di vita" degli insediamenti urbanistici”. Da non confondersi con una semplice passeggiata o pista ciclabile, esse rappresentano un concetto più ampio di percorso che interessa pedoni, persone con ridotta capacità motoria e che investe aspetti più strutturali come la valorizzazione e la riqualificazione delle risorse naturali e il recupero dei paesaggi degradati.
Le greenways si presentano quindi come lo strumento ideale attraverso cui conciliare le esigenze di valorizzazione territoriale, paesaggistica, di salvaguardia delle risorse naturali, culturali, oltre che di rilancio economico di un territorio.
Tra le motivazioni che hanno spinto alla scelta di questa argomentazione vi è sicuramente la sempre maggiore richiesta, da parte della società attuale, più sensibile alle tematiche ambientali e al concetto di sostenibilità, di nuove proposte di mobilità sostenibile, oltre che la necessità da parte di un territorio, come quello delle Langhe, che proprio quest’anno è stato riconosciuto “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”, di adeguati collegamenti per essere all’altezza dell'importante riconoscimento.
Il lavoro è stato strutturato in modo da dare prima un quadro sintetico dei principali riferimenti normativi in materia di tutela del paesaggio e di pianificazione territoriale, sia a livello europeo, sia in ambito nazionale e anche regionale, a cui è necessario fare riferimento nel caso di progettazione di un sistema di mobilità sostenibile.
È proseguito con un breve excursus sul concetto di greenway, sulle loro potenzialità nell’ambito di impiego in operazioni di riqualificazione paesaggistica e di ripristino ambientale, con specifico riferimento al recupero delle sedi ferroviarie dismesse, sulle quali si è offerta una panoramica su alcune delle esperienze italiane e internazionali. Questa fase ha permesso di rilevare le diverse metodologie di approccio e i differenti livelli di sviluppo dei progetti, che in alcuni Paesi sono già stati avviati da diversi anni, significative sono a questo proposito le esperienze statunitensi ed europee, mentre è emerso che in Italia sono ancora piuttosto limitate, ma negli ultimi anni si è assistito alla nascita delle prime concrete realizzazioni.
Nella seconda parte lo studio ha focalizzato l'attenzione sul tracciato ferroviario dismesso della linea “Alessandria-Cavallermaggiore” e in particolare al tratto appartenente ai comuni di Alba, Barbaresco, Neive, Castagnole delle Lanze, Costigliole d'Asti, Calosso. Santo Stefano Belbo e Canelli.
In questa fase ci si è occupati di offrire una dettagliata analisi conoscitiva dell’ambito di studio, da una breve panoramica sugli avvenimenti storici che hanno interessato la linea ferroviaria “Alessandria-Cavallermaggiore", allo studio del contesto territoriale che ha permesso di comprendere meglio le dinamiche in atto, riconoscerne i punti di forza, le criticità, le minacce e le opportunità, al fine dell’elaborazione di un progetto realmente concretizzabile.
Questa fase del lavoro ha contemplato l’individuazione della rete escursionistica già esistente e degli elementi di interesse presenti nell'area, siano essi culturali, architettonici, paesaggistici, letterari o enogastronomici, la cui presenza risulta fondamentale nell’ambito di progettazione di una greenway.
L’indagine conoscitiva si è infine conclusa con il rilievo diretto dello stato di fatto del sedime ferroviario, dei manufatti e dei fabbricati che si trovano lungo di esso, al fine di delineare meglio l’area e l’oggetto degli interventi progettuali. La possibilità di condurre questa fase camminando lungo il tracciato ferroviario, ha permesso di mettersi nelle condizioni ottimali per comprendere meglio le problematiche, i vantaggi e gli svantaggi che derivano da un progetto di questo tipo e di determinare le scelte progettuali più idonee.
Tutte le informazioni raccolte durante la fase di analisi territoriale ha richiesto, per la loro gestione ed elaborazione, l’utilizzo di un sistema informatico denominato GIS (Geographical Information System), in grado di gestire, raccogliere, archiviare e analizzare tutti i dati relativi ad una determinata porzione di territorio e di elaborare una specifica cartografia tematica.
È seguita la vera e propria fase progettuale che ha portato all’elaborazione della proposta della “Ferrovia verde delle Langhe”: un progetto di riconversione del tracciato ferroviario a percorso ciclopedonale, che pone nella reversibilità il suo presupposto essenziale al fine di una sua eventuale concreta realizzazione.
La proposta progettuale non si limita a sottrarre al degrado solamente la parte relativa ai binari ferroviari ma anche tutti quei manufatti e fabbricati che sono annessi alla ferrovia, che un tempo costituivano magazzini, stazioni e caselli e che oggi sono in stato di completo abbandono, per i quali sono state delineate azioni volte al recupero e alla rifunzionalizzazione, ai fini di accogliere tutti quei servizi necessari a soddisfare le esigenze dei fruitori della greenway.
La conversione di un sedime ferroviario dismesso in un percorso dedicato alla mobilità non motorizzata non vuole delinearsi come una scelta tesa ad escludere definitivamente la riattivazione del servizio ferroviario, bensì come un valido impiego, peraltro sostenibile, di tutte quelle infrastrutture abbandonate e lasciate al degrado, che invece potrebbero essere trasformate in valide opportunità di sviluppo per i territori sui quali esse insistono, che gioverebbero dei numerosi vantaggi ad esse connesse.
La proposta progettuale di un percorso ciclopedonale da realizzarsi sul sedime della ferrovia dismessa è stata concepita in modo tale da non pregiudicare in nessun modo un suo eventuale futuro ripristino, infatti la nuova destinazione d’uso comporta dei vantaggi immediati che vanno a beneficio della conservazione del patrimonio ferroviario, come la salvaguardia della memoria storica del paesaggio e della cultura ferroviaria, della continuità fisica della linea e delle opere che vi sussistono, il quale invece correrebbe il rischio di degradarsi molto rapidamente a causa delle possibili occupazioni abusive del tracciato, della comparsa di discariche e di altri fenomeni di degrado ambientale.
La trasformazione e l’utilizzo anche provvisorio del sedime come percorso ciclopedonale ne previene l’abbandono e il generarsi di situazioni di degrado, conservandone, in una prospettiva futura, l'integrità fisica e la memoria storica.
Infine, ma non per questo meno importante, il beneficio economico e sociale che deriverebbe dal progetto proposto.
Il fatto di disporre di una risorsa non utilizzata è preoccupate, ancora più se tale risorsa risultasse vantaggiosa alla popolazione: in termini di salute, tempo libero, fruizione del paesaggio, miglioramento della qualità ambientale, mobilità sostenibile e ecoturismo.
Relatori
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