Riqualificazione dell’ex mercato ortofrutticolo di Alessandria : uno spazio aggregativo agli Or
Francesca Raiteri
Riqualificazione dell’ex mercato ortofrutticolo di Alessandria : uno spazio aggregativo agli Or.
Rel. Silvia Gron, Stefano Fantucci. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
La città di Alessandria, come parecchie altre realtà italiane e non solo, non vive il presente come un momento di fioritura e positività: al contrario è una città segnata dalla crisi e dal momento buio che sta passando. Diverse attività, anche storiche per gli alessandrini, stanno chiudendo e abbandonando il mercato, lasciando spazio a grandi catene commerciali o imprenditori stranieri (soprattutto cinesi). Questo non è probabilmente il momento migliore per discutere di lavori pubblici o investimenti, ma sicuramente un'inversione di rotta verso miglioramenti e abbellimenti e un rilancio della città non potrebbe che essere un punto di partenza per una rinascita.
La mia tesi vuole affrontare questa questione proponendo una riqualificazione attenta e studiata di una zona cara agli alessandrini, come quella dell'ex mercato ortofrutticolo del quartiere Orti. La riqualificazione del lotto su cui sorgono i fabbricati dell'ex mercato, che ha ormai fatto il suo tempo, è da anni motivo di diverse discussioni, che riguardano un suo possibile rilancio nella realtà alessandrina di oggi. Dal 2000 circa, alcune forze politiche ritengono sia necessario sfruttare questa zona, sita nelle immediate vicinanze del Politecnico e della facoltà di Scienze dell'Amedeo Avogadro, proprio a sostegno di attività didattiche, proponendo appunto il mercato ortofrutticolo come sede di ricerca universitaria di eccellenza. In questa zona, da sempre considerata barriera sociale e architettonica tra il centro della città e la periferia, si vuole far sorgere una vera e propria cittadella universitaria, che accolga anche una mensa e un collegio, le cui finalità siano appunto quelle di promuovere la cultura scientifica e tecnologica (soprattutto nel campo delle materie plastiche).
Questo sogno si è in parte infranto con la decisione del Politecnico di ritirarsi nella sua sede torinese, lasciando così inutilizzato uno spazio importante, che potrebbe però ospitare le attività di ricerca previste per la sede dell'ex mercato. Inoltre ha poi preso il sopravvento l'ipotesi di collocare il campus universitario all'interno delle mura della caserma Valfrè, più centrale rispetto al lotto in zona Orti, dove lo spazio sicuramente non manca.
Ma quale sarà il futuro dell'ex mercato ortofrutticolo?
Alcune ipotesi vedono sorgere sull'area un'attività commerciale che conservi e sfrutti parte delle attuali strutture mercatali, altre sostengono che invece sia meglio ipotizzare di creare un quartiere di edilizia residenziale pubblica (tesi che vede lo schieramento sfavorevole di alcune forze politiche, che temono di creare ghettizzazione e dissociazione). Il mio progetto vuole piuttosto creare un'area che venga riconosciuta dagli alessandrini come luogo di aggregazione per tutte le etnie e età, per pensionati e lavoratori, per uomini e donne.
Le analisi effettuate riguardanti lo sviluppo di Alessandria, e in particolare del quartiere Orti, mi hanno aiutata a meglio comprendere la loro storia, le loro evoluzioni e i motivi delle scelte che hanno portato la città dove è oggi. Alessandria non è mai stata una capitale, quindi non ha avuto quelle ricchezze culturali che avrebbero potuto sostenere molti sviluppi: è sempre stata condizionata da funzioni militari che hanno al contrario impedito una fioritura più completa dell'economia e della cultura. Il rione Orti, invece, è sempre stato vissuto più come un paese, un paese di agricoltori. Per arrivare dal centro agli Orti si deve attraversare una zona che la città ha lasciato ai suoi margini e, percorrendo le vie che proseguono idealmente dal centro cittadino al quartiere, si nota un effetto di dissolvenza: queste vie infatti sembrano interrompersi su un fronte preciso, seppur invisibile. Il cambiamento di paesaggio a cui si assiste è anche dovuto alle modificazioni architettoniche e urbanistiche che hanno interessato il nucleo storico e la periferia nel corso degli anni. Sicuramente le direttrici verranno considerate e valorizzate del mio progetto, in quanto ritengo essenziale che la riqualificazione di un solo lotto di terreno sito nella periferia della città, possa comunque riflettersi positivamente su Alessandria.
Un altro rilevante e sentito aspetto è quello che riguarda il verde. Da tempo si discute della possibile realizzazione di un parco urbano di discrete dimensioni, che vada a ricoprire quella porzione di territorio ora occupata dal l'aeroporto Massimo Bovone e che possa integrarsi e completare il parco Carlo Carrà. Inoltre nei pressi del cimitero urbano, poco distante dall'area di progetto (e a esso collegata con un grande viale alberato), partono i percorsi pedonali e ciclabili "degli argini", che per alcuni tratti corrono appunto sull'argine del fiume Tanaro.
Sarebbe quindi interessante creare una zona di verde totalmente pensato e progettato, che costituisca una mediazione fra il costruito della città e la naturalità di un parco e possa definirsi come un punto di arrivo per gli abitanti che passeggiano nell'area. Ritengo altresì importante cercare di ripristinare il carattere del quartiere con proposte di arredo urbano studiato appositamente, ponendo attenzione a pavimentazioni e rivestimenti.
Inoltre per venire incontro alle esigenze di oggi delle famiglie composte da nuclei sempre più ridotti e con scarse possibilità economiche, sarebbe interessante proporre nella zona un'area destinata a residenze di metrature contenute e site proprio nei locali dell'ex mercato ortofrutticolo. Per non abbandonare del tutto le proposte suggerite per l'area, parte delle residenze sarebbero dedicate prevalentemente a universitari e studenti, mentre un'altra porzione a adulti e piccoli nuclei famigliari. Dalle analisi effettuate è inoltre scaturito che la popolazione più giovane e colta, sente la mancanza di attività di svago a loro rivolte: gli spazi lasciati vuoti dal Politecnico potrebbero essere pertanto adibiti a aree aperte ai cittadini, dove incontrarsi o leggere un libro: una sorta di biblioteca/sala di lettura, una pinacoteca, che possano interagire e collaborare con l'attuale associazione Cultura e Sviluppo, la cui sede è prospiciente il Politecnico.
Per non perdere le caratteristiche storiche del quartiere sarebbe interessante integrare nell'area zone adibite a orti urbani, che possano far rivivere i caratteri del vecchio borgo e attirare e avvicinare giovani e meno giovani all'ortocoltura, ormai dimenticata dai più.
Il progetto vuole essere il presupposto per creare nell'area nuove occasioni urbane, sociali e ambientali: uno spazio pubblico aperto e funzionale, arredato e attrezzato, arricchito con spazi verdi, per migliorare le condizioni di vivibilità urbana; un edificio che invogli alla convivialità, all'aggregazione e alla condivisione, per migliorare i rapporti interpersonali.
Relatori
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