Alessandro Graziano
Pedonalizzazione e sostenibilità ambientale : la permeabilità come strumento di disegno del suolo : il caso di via San Donato a Torino.
Rel. Alessandro Mazzotta, Giuseppe Serra. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Abstract
INTRODUZIONE
La progettazione degli spazi pubblici, che in questa tesi viene affrontata nell’ottica di una riqualificazione urbana volta a pedonalizzare una via, deve rivolgersi alla costruzione di strade adatte ai pedoni e non solo alle macchine, tenendo presente che la viabilità costituisce uno spazio non dedicato unicamente ai mezzi di trasporto e che, di conseguenza, necessita di misure tecniche specifiche. Ciò può includere la riprogettazione degli spazi stradali, l'implementazione di aree pedonali, la creazione di zone chiuse al traffico, che possano essere godute da tutti, rendendo disponibili strade e viali puliti e ben illuminati, liberi da ostruzioni, larghi abbastanza da permettere il transito a tutte le ore, e con sufficienti attraversamenti pedonali sicuri e diretti. Gli obiettivi sono principalmente quelli atti a valorizzare così i temi della vivibilità urbana, dell’innovazione e della sostenibilità nell’ambito della progettazione del paesaggio urbano e degli spazi pubblici, utili per potenziare gli spazi pubblici e favorire l’espansione di un senso civico che porti alla condivisione ed alla manutenzione degli spazi pubblici della città da parte dei cittadini.
In questi anni carichi di abbondanti metamorfosi urbane, rivedere la questione dello spazio condiviso diviene un utile test entro cui riflettere sul tema della progettazione architettonica e urbana, sullo sfondo delle gravi crisi economiche, politiche e sociali in atto nell’Europa del terzo millennio. Gli effetti delle riqualificazioni architettoniche sui luoghi pubblici non sono più legati alla dimensione quantitativa della trasformazione stessa, ma alla loro capacità, spesso minimizzando l’impiego di risorse, di influire sui meccanismi sociali. Non solo, spesso proprio i fenomeni sociali sono stati capaci di provocare e influenzare le modalità percettive dei luoghi e, di conseguenza, la loro stessa fisicità. Al centro di questo possibile cambiamento ci sono l’individuo, che nel processo tra creatività e produzione vede una delle sfide del nostro futuro prossimo, costringendoci a riflettere sulle soluzioni tecniche innovative necessarie a raggiungere nuove posizioni e a definire, appunto, nuovi paradigmi. In questo cambiamento dei modi d’espressione, cambiano infatti anche i modelli. E di conseguenza i contesti fisici e spaziali capaci di ospitare le nuove forme dell’abitare sociale, soprattutto nel senso dei modelli di luoghi condivisi che i nuovi europei vivono o vorrebbero vivere. Il rapporto tra spazi della produzione creativa, attività e usi temporanei, rappresenta infatti oggi una dimensione di rilevante importanza, non solo nel potenziare nuove pratiche dell’abitare, ma anche nel promuovere processi diffusi di rigenerazione urbana che vanno oltre il ben importante processo di sostegno e sviluppo di nuove forme di socializzazione. Una rigenerazione che ha come obiettivo non tanto il finito, il risoluto o il bello Inteso come perfetto, ma un nuovo senso estetico dell’abitare dove ibridazione e contaminazione sembrano aprire ad un virtuoso mix tra luoghi da recuperare e loro usi. Tutto ciò richiede una riflessione profonda sulle nuove implicazioni aperte dai processi di globalizzazione da un lato e di decrescita dall’altro, con il conseguente spostamento dei pesi insediativi in termini di rapporto tra spazio aperto e spazio costruito, che vedono oggi il rientro, ancora un po’ fragile ma di grande fascino, della natura in città. Proprio la natura infatti, parrebbe essere uno dei possibili materiali che il progetto architettonico mette in gioco per la costruzione di nuovi territori dello spazio pubblico, molto spesso all’insegna dell’artificialità. A partire da questo osservatorio si potrebbe affermare che alcune grandi città europee sono state maggiormente contrassegnate da altrettante esperienze urbane di grande spessore e significato, coinvolte a diverso titolo in un processo di rigenerazione urbana che vive da sempre la contesa tra tradizione del nuovo e innovazione del passato. È sicuramente il caso di Marsiglia, capitale europea della cultura 2013, che ha lavorato sulla rigenerazione di ampi tessuti cittadini mettendo lo spazio pubblico di qualità al centro del processo. Una dimensione scalare e funzionale più ampia è ravvisabile invece a Madrid con due esempi di rigenerazione urbana (il riuso del Matadero, l’ex macello cittadino e la riqualificazione urbana del Manzanarre) dove lo spazio pubblico è inteso come incubatore di idee, creatività ed energia e come nuovo paesaggio, sotto forma di un parco lineare lungo sette chilometri che diventa rinnovato margine della città, prendendo il posto di assi viabilistici ora interrati. Pur con gradazioni diverse, nella Milano che accoglierà l’Expo, c’è un riferimento di come la costruzione dello spazio pubblico copra oggi un ampio campo anche come recettore di esigenze dei cittadini. La nuova piazza dedicata a Gae Aulenti è il simbolo di una rivoluzione concettuale, prima ancora che progettuale. Un luogo completamente nuovo, lontano dalla dinamica urbana tradizionale, ha provocato in pochi mesi un processo di appropriazione e di occupazione sociale, che non ha eguali. Ormai il concetto di spazio condiviso si sta facendo sempre più strada, quanto meno in Europa, come strumento per garantire agli spazi urbani la possibilità di assolvere anche altre funzioni oltre a quelle di pura mobilità che, va da sè, non è solo motorizzata, privata e individuale. In un contesto come quello urbano, per definizione scarso di risorse spaziali, l’idea di mescolare armoniosamente piuttosto che segregare le diverse utenze della strada sembra presentare enormi potenzialità in termini di miglioramento della qualità della vita cittadina. Tale obiettivo si può ottenere attraverso delle modifiche agli spazi pubblici che, prendendo come riferimento le esigenze delle persone e mettendo in secondo piano quelle del traffico motorizzato, sottolineino fortemente le loro caratteristiche di luoghi di vita e di socializzazione. Queste modifiche prendono atto dell’esistenza di un conflitto tra le esigenze della socialità e quelle dei flussi di traffico motorizzato e provano a gestirlo dialetticamente, senza rimuovere uno dei due corni del dilemma. Cercano, in sostanza, di ristabilire una democrazia della strada urbana che l’ormai quasi secolare assimilazione di quest’ultima ad asse di collegamento veicolare di fatto nega, legittimando, attraverso l’adozione di codici pensati per ben altri tipi di infrastruttura, la prevaricazione del più forte sul più debole. L’adozione di questo tipo di progettazione urbana e della viabilità implica quindi un ripensamento delle regole di circolazione. In Belgio è già stato adottato un code de la rue separato e distinto dal code de la route, così come in Francia i codici prevedono le cosiddette zone de rencontre. Due gli aspetti caratterizzanti questo nuovo modo di organizzare gli spazi urbani: la riduzione drastica delle velocità di circolazione e la valorizzazione delle capacità di interazione degli individui, a scapito di una presenza invasiva della segnaletica verticale ed orizzontale la cui semplice presenza induce spesso a comportamenti che non tengono conto della differenza tra una via urbana e un’autostrada. Può sembrare assurdo ma non lo è: la sicurezza delle strade urbane è garantita molto meglio dall’assenza di segnaletica che dal suo contrario. A patto di creare il giusto contesto volto a mutare l’esperienza percettiva degli utenti, dei quali deve riuscire a valorizzare il senso di responsabilità personale. Le esperienze all’estero ci dicono che è possibile modificare in senso condiviso una sorprendente quantità di spazio stradale: anche se avremo sempre bisogno di una percentuale di spazio urbano da riservare al traffico veloce, ci sono moltissime strade, piazze e incroci, frequentate anche da parecchie migliaia di autoveicoli al giorno, che potrebbero essere trasformate in spazio condiviso a beneficio di tutti.
Relatori
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