Learning from tool houses : alternative urbane fra delhi e mumbai
Greta Erba, Alessandro Tonon
Learning from tool houses : alternative urbane fra delhi e mumbai.
Rel. Michele Bonino, Valeria Federighi, Rahul Srivastava, Matias Echanove, Siddharth Pandey. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Abstract
All'interno del contesto asiatico possiamo scoprire formazioni urbane flessibili, tipologie abitative inusuali che legano insieme differenti funzioni attraverso nuove sistemazioni spaziali. Questo succede nelle 'shop-houses', a Singapore e in Malesia, e nelle 'home-factories'in Giappone. Questo impulso al raggruppamento, alla mixitè, al trovare soluzioni ingegnose per ridurre i costi, era presente e in alcuni casi lo è ancora, anche nelle città storiche occidentali, nelle botteghe artigiane con il negozio su strada e l'abitazione al piano superiore.
Questo fenomeno è presente anche in India, con la tipologia abitativa che Matias Echanove e Rahul Srivastava (URBZ) hanno definito tool-house. La tool-house è il prodotto di ambienti efficienti, operosi e vivaci, è la risposta creativa degli abitanti all'indifferenza dello stato e alla povertà, è l'elemento maggiormente caratterizzante l'identità dei quartieri informali asiatici. Le tool-houses sono parte attiva della vitalità della città e la caratterizzano, si affacciano sulle strade brulicanti e contribuiscono ad arricchirne la vita pubblica. Le tool-houses sono casa per più della metà della popolazione di Mumbai e di molte altre città del mondo. Nel contempo sono anche fonte di sostentamento, siti di produzione e di scambio di beni e costituiscono una fetta considerevole dell'economia della città di Mumbai. Sono quindi luoghi intrinseci e vitali per il funzionamento delle città in cui si collocano e per la sopravvivenza degli abitanti meno abbienti.
Questi piccoli edifici dove le funzioni di casa e lavoro coesistono e sono in costante sovrapposizione, ospitano negozi e spazi di vita, laboratori e case e, in questo modo, massimizzano lo spazio e aumentano così il valore d'uso del suolo. Sono luoghi polifunzionali in cui convergono realtà differenti, molteplici, sovrapposte e talvolta fuse, che rafforzano la solidarietà degli abitanti della zona, garantiscono diversità culturale, partecipazione fisica e responsabilità civile. Stabiliscono rapporti di vicinato a scala locale e contemporaneamente tessono relazioni su scala globale attraverso la distribuzione dei loro prodotti in tutto il mondo. Lo spazio viene utilizzato in maniera estremamente flessibile, viene arrangiato in infiniti modi creativi, e il luogo 'tradizionale1 dell'abitare diviene congegno produttivo, estensione degli strumenti del mestiere. Queste case sono suscettibili di trasformazione, cambiano la loro distribuzione secondo l'evoluzione delle attività economiche che ospitano dimostrando un'elevata adattabilità e, di conseguenza, un'alta sostenibilità e capacità di riuso e riciclo delle risorse.
Il profondo coinvolgimento dell'ambiente costruito e dell'attività economica ha generato un particolare tessuto urbano che è allo stesso tempo generico e flessibile. La sua caratteristica più evidente è il suo essere in costante miglioramento, poiché le persone sono portate a reinvestire continuamente nelle loro tool-houses. Dal momento che la casa è anche il luogo di produzione, qualsiasi investimento rafforza la sua capacità produttiva. I residenti investono nelle loro case, spesso scelgono materiali di elevata qualità rispetto a quelli a basso costo. Un investimento in qualità è giustificato dall'aumento del valore d'uso sottoforma di standard di vita più elevati o di miglioramento della capacità di generare profitto della struttura stessa. Inoltre questi quartieri non limitano lo spazio ad uso alcuno, il che li rende estremamente adattabili, intraprendenti e reattivi. Si è creato così un modello di sviluppo incrementale consolidato, autosufficiente e provocatorio.
In questo ambiente, inoltre, l'uso sostenibile delle risorse è cruciale e queste case sono esempi virtuosi dell'uso dei mezzi disponibili localmente.
Una piena accettazione dello 'slum' riteniamo però avverrà solo con la presenza anche di una più profonda diversità sociale ed economica che resta, secondo noi, un problema da risolvere. Se questi insediamenti consentono, da una parte, la mobilità sociale dei migranti rurali, non rispondono però , dall’altra alla domanda abitativa delle classi ricche. Questo riteniamo non sia un problema specifico della tipologia abitativa, ma derivato dall'influenza dell'opinione del governo indiano che ritiene gli slums come vergognosi segni di sottosviluppo inconciliabili con le aspirazioni di un paese a diventare una nazione moderna
e civile. Le tool-houses e in generale il layout fisico degli insediamenti informali non sono infatti certamente espressioni di arretratezza, ma piuttosto modalità di abitare e vivere che stanno facendo in qualche modo ritorno anche nelle città postindustriali contemporanee, e questo è confermato dallo spopolare dei loft per artisti a New York, Tokyo e Londra e dall'attenzione sempre maggiore nei confronti di una sostenibilità totale.
A conferma dell'importanza di questo tema, segnaliamo il risultato di un workshop, organizzato dall'lnstitute of Urbanology in collaborazione con LaSUR, tenutosi a Mumbai e Goa nel Gennaio 2013. Questa discussione multidisciplinare, cui hanno preso parte diversi esponenti della comunità scientifica nel campo dell'architettura, della sociologia, della letteratura, dell'antropologia e dell'urbanistica ha decretato, al termine dell'incontro, il tema della tool-house come centrale nello sviluppo delle future ricerche nell'analisi dei contesti informali.
- Abstract in italiano (PDF, 406kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 363kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
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