Felipe Quintero Botero
Cultura,competitività e sviluppo urbano neoliberista : dilemmi della città latinoamericana.
Rel. Francesca Governa. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2014
Abstract
INTRODUZIONE
Nel documento concettuale del più recente World Urban Forum, sviluppatosi ad aprile 2014, si afferma che l’iniquità è divenuta una preoccupazione universale. L’iniquità nella distribuzione dei redditi, le disuguaglianze di genero, le opportunità di lavoro degno, la proliferazione ed espansione di slums, e la segregazione urbana e sociale sono diventate tendenze rampanti dagli anni 80. Queste si manifestano con particolare evidenza nei paesi in via di sviluppo, ma ciò non esclude quelli sviluppati, dove il divario tra ricchi e poveri si allarga ogni volta di più (UN-Habitat, 2014). D’altra parte, nel 2009 la popolazione urbana a livello mondiale ha sorpassato quella rurale secondo i dati dell’ONU (United Nations, 2012). Da tutto ciò si può trarre una conclusione ovvia ma preoccupante: l’ambiente urbano, il tipo di habitat più diffuso nel pianeta, si caratterizza ogni volta di più per forti e crescenti condizioni di segregazione, povertà e iniquità. Riprendendo il famoso libro del sociologo Manuel Castells, Bernardo Secchi, nel 2013, afferma che sia proprio la crescente disuguaglianza sociale la nuova questione urbana.
Una lunga tradizione di studiosi critici responsabilizzano dell'attuale crisi urbana, sociale ed economica al sistema capitalista e, in particolar modo nei decenni recenti, all’imposizione di logiche neoliberiste di sviluppo urbano guidate dal fondamentalismo del mercato. L’idea su cui si basa l’ideologia neoliberista è la credenza che mercati aperti, competitivi e deregolamentati, liberati da ogni forma d’interferenza statale, rappresentino un ottimo meccanismo per lo sviluppo economico e sociale (Brenner & Theodore, 2002). In questo processo le città giocarono, e lo fanno ancora, un ruolo strategico. Le città non configurano semplici luoghi di applicazione del progetto neoliberista, configurando in realtà spazi istituzionali di costruzione e imposizione di riforme, continuamente mutevoli e soggette alla sperimentazione adattativa del progetto di fronte alle crisi (Ibid.). Studiosi critici di campi diversi come la geografia, la sociologia, gli studi urbani e l’economia hanno evidenziato di forma reiterata le conseguenze corrosive che l’affermarsi del neoliberismo ha avuto nell’ambito sociale, economico, ambientale e urbano. Il fallimento seriale di diverse politiche, le distruttive esternalità sociali ed economiche, le iniquità endemiche, un esplosivo e disuguale sviluppo spaziale e la continua vulnerabilità alle crisi finanziarie (Brenner, Peck, & Theodore, 2013) sono alcune delle principali criticità che vengono riconosciute al modello capitalista guidato dal mercato e dal profitto. Il neoliberismo e la globalizzazione sono ormai due parole di ordine nella contemporaneità. Non è esagerato dichiarare che il neoliberismo si è affermato come il discorso egemonico prevalente a partire degli ultimi trenta anni (Harvey, 2005) e che in un processo di ristrutturazione, costruzione-distruzione sta continuamente riconfigurando il panorama sociale, politico e urbano (Brenner & Theodore, 2002).
La crisi sociale urbana e l’evidenza delle conseguenze disruttive delle logiche neoliberali nella città fanno apparire necessario ai nostri occhi -più che come possibilità come necessità-, l’emergere di un diverso approccio alla creazione e sviluppo della città. In questa linea quello che si propone questa tesi è questionarsi proprio sull'Interfaccia tra teoria e pratica urbana, sulle rappresentazioni e idee che guidano lo sviluppo della città e che molte volte vengono accettate senza essere messe in discussione. Queste idee -logiche, retoriche, rappresentazioni- viaggiano di forma sorprendentemente agile attraverso il globo; si diffondono impiantandosi nei più diversi contesti sociali, economici, politici e culturali. È proprio questa sistematica trasferibilità e attuazione (in particolare nel caso della trasformazione urbana neoliberista) di modelli omologhi in contesti diversi una delle principali preoccupazioni della presente tesi. L’intenzione non è quella di proporre un nuovo quadro teorico quanto una messa In discussione su ciò che molte volte appare universalmente giusto e appropriato, nascondendo politiche conflittuali dietro retoriche che possono essere solo cortine di fumo.
La presente tesi nasce dall’Idea di mettere in discussione le logiche astratte come possibile metodo per attuare nella pratica di forma critica e cosciente. Di fatto si parte dalla premessa che il problema delle città contemporanee non radichi, o almeno non solo, nella natura fisica del suoi spazi, ma nelle logiche che reggono il suo disegno, costruzione e amministrazione; nell’Interpretazione e re-interpretazioni di essa. DI fronte alle molteplici contradizioni, disuguaglianze e crisi che caratterizzano le città contemporanee, i suoi cittadini e i suol spazi, l’occorrenza di fare una revisione alle logiche, concettualizzazioni teoriche e intenzioni che sostengono la creazione ed evoluzione delle città contemporanee si presenta come un compito ineludibile. Un simile
richiamo fa l’accademico Pablo Ciccollela in un articolo del 2012, dichiarando l’occorrenza di:
“replantear los supuestos, las estrategias, las políticas y las herramientas o acciones del desarrollo urbano en el marco de una etapa del capitalismo dominada por tendencias a un mayor incremento de la fractura social y territorial, a un divorcio entre el espacio de las empresas y el de la gente, entre las elites y las mayorías, entre los segmentos modernizados, competitivos y globalizados de las ciudades y los nuevos arrabales -a veces céntricos- degradados, caracterizados por el deterioro del hábitat" (Ciccollela, 2012, pág. 12).
Ci concentreremo nel fenomeno urbano recente, specificamente su fenomeno di trasformazione urbana guidata dalle logiche neoliberiste. Queste logiche -retoriche, rappresentazioni- racchiudono aspetti politici, economici, sociali, tecnici e culturali. Essendo queste categorie eccessivamente ampie ci concentreremo in specifico sul ruolo Cultura nello sviluppo urbano. Il termine cultura racchiude in se una grande complessità. La prima questione che deve essere messa in evidenza è la porosità ed evanescenza del termine, il quale appare molto più contundente e oggettivo di quanto ne sia in realtà. Nella sua accezione più diffusa, la cultura richiama un universo complesso di tradizioni, abitudini, filosofie, cosmogonie, riti, attività artistiche, artigianali e idiosincrasie (inteso nel senso etimologico della parola, come carattere o inclinazione spirituale), proprie di un individuo o collettività; la cultura rappresenta un'immensa categoria nella quale s’includono svariati fenomeni, assai dissimili e di difficile catalogazione. Da una parte possiamo trovare le industrie culturali e i cerchi esclusivi e ristretti dell’a/fa cultura, il rock, il pop, e la musica classica. Dall’altra, le rivendicazioni culturali, artistiche, rivoluzionarie, sociali, politiche, sessuali e identitarie come quelle che si sono manifestate con particolar forza tra gli anni sessanta e settanta -che addirittura sono state conosciute come contro-culturali.
Le sfumature del concetto sono diverse, ma quello che appare costante è la ricorrenza del suo utilizzo nei più diversi ambiti negli ultimi trenta anni. La cultura appare un luogo comune, una parola di uso ricorrente neH’ambito quotidiano così come nell’accademico e istituzionale. Nell’ambito urbano ha trovato particolare eco nelle decadi recenti. Con le trasformazioni economi-co-tecnologico-culturali avvenute dagli anni 70 la cultura ha acquisito grande rilevanza nella società, andando a rappresentare principi e valori nei più svariati discorsi, da quelli della libertà e la creatività fino quelli della crescita economica e del profitto. Perciò partiamo dalla premessa che il concetto di cultura sia polisemico e contraddittorio potendo essere interpretata come bastione di resistenza e contestazione sociale, così come cavalletto di battaglia del sistema capitalistico. Quello che sosteniamo nella presente tesi è che nel sistema neoliberista contemporaneo la cultura compie precisamente questo secondo ruolo, cioè quello di essere una potente strategia per la diffusione, adattamento e rafforzamento delle logiche neoliberiste nei più svariati contesti.
Nelle seguenti pagine si vuole affrontare il tema concentrandosi nelle più recenti tendenze di sviluppo urbano, specificamente in quelle prodotte dal sistema neoliberista reggente negli ultimi decenni dove la cultura gioca un ruolo particolare come catalizzatore di crescita economica e costruttore di consenso e controllo sociale. Nella città competitiva neoliberista la cultura si materializza nella forma del capitalismo culturale urbano, che adopera le arti, industrie creative e il patrimonio come risorsa per la rigenerazione urbana mirata a potenziare l’immagine e la competitività della città nel mercato mondiale. Si tratta dell’appropriazione della cultura da parte dal sistema egemonico neoliberista, trasformandola in una risorsa e retorica, economica e politica sufficientemente potente per giustificare e/o vendere lo sviluppo della città. Questa strategia rappresenta precisamente una delle logiche che anno avuto straordinario successo nella sua diffusione e attuazione dei più diversi contesti, applicando un modello unico che scatena nei diversi casi effetti non sempre identici. L’ipotesi di partenza è che la cultura intesa dall’egemonia neoliberista produce più problemi di quanti risolve.
L’analisi della dialettica cultura/città sarà svolta a partire dell’analisi del caso della città latinoamericana. Perché la città latinoamericana? In primo luogo perché le principali e più disumane criticità che conosce la società contemporanea si trovano, nella sua maggioranza, nei paesi in via di sviluppo. È proprio in queste geografie dove i dilemmi dello Sviluppo dimostrano le proprie complessità, difficoltà e contraddizioni, esplicitate nella stravolgente disuguaglianza sociale ed economica che caratterizza queste latitudini. Secondo, perché il tema della cultura acquisisce una particolarmente connotazione problematica e ambigua in questi territori; questi incarnano un passato coloniale, dove la forzosa e diseguale imposizione/sincretismo culturale ha condotto al sradicamento di gran parte del patrimonio nativo. Le identità culturali del “terzo mondo" non sono cosi nette, solide e definite come possono esserlo (parzialmente, non dimenticando mai che la cultura è un universo polimorfico e metamorfico) nel contesto europeo, dove queste si sono costruite lungo più di venti secoli, e dove, nell’epoca moderna, non c’è stata una dominazione politica, culturale ed economico paragonabile. Il tema in questione appare più fragile in questi territori fisici e sociali del “sottosviluppo”, soprattutto tenendo conto che non si può affermare che il colonialismo culturale sia finito; tutto il contrario, è costantemente in corso. Il disciplinamento culturale effettuato dai paesi sviluppati su di quelli in via di sviluppo continua, in diverse -e forse non tanto evidenti quanto prima- forme d’imposizione e controllo. Le politiche neoliberiste di aggiustamento strutturale, la competizione economica globale, l’apertura dei mercati e l’influenza delle istituzioni sovranazionali, sono solo alcuni dei principali veicoli attraverso i quali si mantiene una relazione di dominio e dipendenza nella quale il controllo politico dell’epoca coloniale si è trasformato in controllo economico globale.
È già stato spiegato perché consideriamo interessante e importante trattare il tema dei paesi in via di sviluppo, ma perché Latino America? La risposta qui è di tipo soggettiva, di minor importanza per il lettore ma di gran valore personale: per affezione e senso di engagement e responsabilità per le proprie radici, d'altroché un ovvia maggiore familiarità col contesto sudamericano. Consideriamo che la rivendicazione e mantenimento di un’identità culturale abbia un importante valore per lo sviluppo della società, e particolarmente quella latinoamericana. Il valore della cultura come risorsa sociale, simbolica e identitaria è assai riconosciuto e teoricamente internazionalmente protetto, ma certe forme di affrontare il tema solo conducono alla normalizzazione, al tentativo di omogeneizzare delle multiculturalità, e ad affermare ancora di più le disuguaglianze e le esclusioni. Perciò consideriamo che l’attenzione alle logiche con cui si sviluppa la città, soprattutto nel tema della cultura, siano un aspetto critico, problematico e pericoloso, ma anche potente, costruttivo e importante nel contesto sudamericano.
La presente tesi sarà organizzata nel seguente modo. Nella prima parte s’intende rivisitare il concetto di cultura e la relazione esistente tra essa, la città e il sistema neoliberista. Con questo obiettivo partiamo dalla premessa che, per capire la relazione tra cultura e neoliberismo, sia necessario analizzare il concetto di cultura da una prospettiva più ampia rispetto alla definizione tipica. L’intenzione è mettere in luce la molteplicità di definizioni che la cultura racchiude e la conseguente fumosità, malleabilità e/o contraddittorietà del concetto. Si è voluto dare particolare enfasi alle facce discorsive della cultura, evidenziando quanto questa sia una dimensione nella quale le relazioni di potere giocano un ruolo non banale. Sono state identificate sette diverse declinazioni del termine: cultura come esercizio di potere, come status, come progresso, la cultura nella sua pluralità, come prodotto di consumo e il valore ideologico della cultura. Poi si tratterà il binomio città-cultura in due momenti diversi del XX secolo, prima e dopo la crisi economica, politica, sociale e culturale degli anni 70, evidenziando l’evoluzione cultura nella trasformazione urbana dal discorso modernista a quello neoliberista. Quest’ultimo sarà poi approfondito attraverso lo studio delle logiche dello sviluppo urbano culturale neoliberista, trattando il tema del modello di Città Creativa di Richard Florida e la rigenerazione urbana culturale.
Nella seconda parte sarà trattato il caso della città latinoamericana. L’obiettivo è quello di studiare il modo in cui si è manifestato il modello di città culturale neoliberista nel contesto latinoamericano. L’analisi procederà attraverso la contestualizzazione politica, economica, storica e culturale delle logiche di trasformazione urbana nella regione. Prima sarà trattato il tema del dilemma dello sviluppo e del sottosviluppo, una questione ineludibile nel caso della città latinoamericana. Successivamente sarà descritta l'evoluzione delle logiche di trasformazione attraverso cinque scompartì tematici: la città coloniale, quella della recente indipendenza, la città della prima industrializzazione, quella della seconda industrializzazione e finalmente la città globale
e neoliberiste. Questa suddivisione prende spunto da quella fatta da altri studiosi della città e i processi di urbanizzazione latinoamericana (Almandoz, 2006, Brand, 2009, Montoya Garay, 2005). Vale la pena segnalare che non s’intende fare una ricostruzione storica degli eventi, quanto un'analisi rispetto all'evoluzione di certe tematiche. La suddivisione proposta risponde più che a un rigore storicista a una classificazione euristica che fa coincidere a ogni scomparto temporale una generale retorica predominante nelle logiche di sviluppo di città.
Nella terza parte sarà studiata l’applicazione del modello di città culturale neoliberista nell’America Latina. Due diverse logiche di trasformazione urbana saranno trattate: il recupero dei centri storici (e del valore culturale di essi) e la rigenerazione di quartieri marginali attraverso strategie culturali. Questo studio sarà fatto attraverso l’esemplificazione di alcuni progetti in diverse città della regione: Buenos Aires, Quito, Città del Messico e Medellin.
A forma di conclusione saranno messi in discussione una serie di presupposti rispetto ai diversi temi trattati nella tesi: la competitività e lo sviluppo, la cultura nella città, l’identità e la differenza e il ruolo che l’architettura compie nelle dinamiche studiate. Questa tesi non è riuscita a costruire certezze quanto a decostruirle. Dallo studio fatto non viene fuori un nuovo modello, quanto una serie di perplessità, difficoltà e questioni aperte che servono a interrogarsi criticamente sulle logiche, gli obiettivi e le responsabilità che stanno dietro ad ogni trasformazione urbana. Abbiamo la certezza che se si vuole andare avanti verso una società più equa, giusta e sostenibile saranno necessarie molte più incertezze -aperte, critiche e costruttive- che certezze -chiuse, rigide e solide-.
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