Un progetto urbanistico medievale - IL CASO DEL BOURG DI MONTJOVET: UNA VILLANOVA PREORDINATA
Denise Rusinà
Un progetto urbanistico medievale - IL CASO DEL BOURG DI MONTJOVET: UNA VILLANOVA PREORDINATA.
Rel. Costanza Roggero, Claudia Bornardi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2014
Abstract
INTRODUZIONE
Dopo Saint-Vincent la Dora volge il suo corso verso sud e, tagliando le rigide formazioni rocciose del Mont Avic, crea la profonda e stretta forra denominata Chiusa di Montjovet; comune che con il suo sperone roccioso segna il confine tra la media e la bassa Valle d’Aosta. Esso fa parte della Comunità Montana dell’Evancon, valle di origine glaciale caratterizzata da una forma a S allungata e da un forte dislivello altimetrico: chiusa a ovest dalla catena formata dalle cime del Grand Toumalin e dal monte Zerbion, mentre a oriente facili valichi la collegano alla valle del Lys, è divisa in due zone la parte alta Montagne e la parte bassa Piane, dove il comune di Montjovet estende il suo territorio su entrambi i versanti della Dora. Nei suoi confini si contano ben 50 insediamenti, la maggior parte dei quali costruiti su terrazze soleggiate a metà costa dalla parte dell'adret, ma un caso particolare è rappresentato dall’insediamento del Bourg schiacciato tra la Dora da un lato e lo sperone roccioso dall’altro, il quale gli toglie diverse ore di sole sopratutto nelle stagioni più rigide. L’abitato, posizionato lungo il corso del fiume all’imbocco della media Valle d’Aosta, è sempre stato un luogo di transito obbligato per chi si dirigeva verso la Francia e la Svizzera e, pur conservando quasi intatte gran parte delle caratteristiche formali che connotano tali tipi di aggregati,3 svolge oggi un ruolo meno significativo nelle dinamiche territoriali, avendo perso quella funzione di fulcro strategico-militare che lo ha caratterizzato sino alla fine del secolo XVI.
Se molto è stato scritto sulle vicissitudini storiche riguardanti le varie famiglie feudali che si sono succedute a capo del mandamento di Montjovet, e sui due castelli che controllavano la strada, poco o nulla si sa invece sui motivi che hanno portato alla formazione dell’attuale abitato del Bourg e sulla sua configurazione urbanistica originaria.
Finalità di questa ricerca è appunto quella di analizzare l’insediamento partendo dalla sua fondazione e seguire gli sviluppi di crescita come importante borgo di strada della valle, concentrando l’attenzione sul suo sviluppo urbanistico fin dalla primaria lottizzazione, là dove l’impianto originario si è mantenuto leggibile.
Lo studio è basato principalmente sulla ricerca archivistica ed in particolare sui consegnamenti: censimenti fiscali importanti per i diversi tipi d’informazione che possono fornire; infatti non solo registrano l’evoluzione dell’impianto urbanistico del borgo, le sue variazioni demografiche e le vicende economico-patrimoniali delle famiglie residenti, ma informano anche sull’organizzazione del territorio e sul suo sfruttamento. Ci si trova però inevitabilmente di fronte ad informazioni imprecise e frammentarie di difficile verifica, in parte per l’impossibilità di reperimento di altro materiale coevo, utile ad integrare e completare le notizie individuate, in parte per lo stato di conservazione dei manoscritti e in parte dovuto all’uso di termini dialettali, i quali hanno creato difficoltà di lettura e d’interpretazione.
Questi strumenti, redatti con un linguaggio tecnico da notai, sono quanto resta, oltre ai reperti architettonici, per cercare di conoscere la storia più antica del Bourg di Montjovet e malgrado l’apparente aridità di queste testimonianze, tramite una minuziosa interpretazione, si potrebbe risalire ad alcuni dei principali aspetti della vita all’interno del borgo individuandone la morfologia e le trasformazioni.
La ricostruzione del borgo è partita quindi dai primi documenti in cui viene menzionato l’abitato, risalenti al XIII secolo, dove però si trova anche citato un burgus vetus iuxta ecclesiae santii eu-sebii, circostanza che indica dei mutamenti provocati dall’uomo nell’assetto abitativo del loco e l’implicita esistenza di un borgo nuovo.
Infatti il risultato definitivo di questo studio mi pare debba essere quello di dimostrare, con abbondanza documentaria, l’appartenenza del Bourg di Montjovet al gruppo di quelle che sono dette nella storiografia medievale le villenove, in quanto vi si ravvisano gli elementi comuni ad esse: trasferimento coatto degli abitanti da un precedente sito, trasferimento dell’edificio di culto con cura d’anime, progettazione razionale dell’abitato con il solito metodo della lottizzazione uniforme dei sedimenti, condizione di enfiteusi degli stessi e non di allodio.
Si è in più svolta un’analisi preliminare, inerente alla situazione insediativa esistente prima della fondazione del Bourg: essa è basata su alcuni documenti ecclesiastici, gli unici in grado di fornire indicazioni utili inerenti al periodo alto medievale, poiché, in base agli studi svolti da Settia, Sereni e Castagnetti le chiese svolgevano un ruolo di fulcro accentratore per gli abitati, instaurando un rapporto diretto con il territorio; infatti la loro presenza implicava molte volte l’esistenza di un insediamento e la loro diserzione poteva essere la conseguenza del suo eventuale abbandono.
Non si possono però comprendere a pieno i fenomeni di migrazione da un abitato all’altro se non si conosce il contesto in cui sono avvenuti, per cui si sono esaminate anche quelle strategie messe in atto, a partire dal XII fino al XIV secolo, dai signori locali e dai comuni dirette ad estendere la loro influenza politica sul territorio, facendosi appunto promotori di nuove fondazione al fine di sottrarre uomini fedeli all’avversario politico. Prendendo ad esempio solo alcuni casi piemontesi, poiché nella regione si riscontrano prevalentemente episodi di nuove fondazioni di origine comunale, si è volto lo sguardo soprattutto verso la Valle d’Aosta, dove però escludendo gli abitati di Villefranche e Villeneuve non si sono trovate altre nuove fondazioni, così si è deciso di esaminare la situazione oltralpe in particolare nel Vaud, poiché era una regione sotto il dominio Savoia con caratteristiche politiche simili alla regione valdostana nel XIII secolo.
In questa zona i Savoia ottennero il controllo escludendo gli insediamenti, in possesso dei signori locali, dai principali flussi commerciali fondando nuovi abitati sorti su nuove strade e spostando i commerci su di essi, impoverendo di conseguenza i centri esistenti. La medesima situazione si riscontra a Montjovet dove la principale direttrice del commercio rappresentata dalla strada romana viene spostata a valle, lungo la quale sorge il Bourg centro economico della castellania; infatti il Bourg fin dai primi documenti appare composto a livello urbanistico come un blocco prevalentemente mercantile, poiché il passaggio di un importante strada che collegava il mondo mediterraneo alle terre oltralpe, costituì un fattore determinante per lo sviluppo del centro. Appurate le vicende storiche e politiche che hanno portato alla fondazione del nuovo abitato del Bourg, si è potuto a questo punto ricostruire la mappa catastale del XIII secolo, attraverso i consegnamenti, e compararla con lo stato attuale.
Da questo primo raffronto sono emerse importanti informazioni che mi hanno spinto a ripete l’operazione per tutti i consegnamenti al fine di verificare in che modo il borgo si sviluppò, e come il suo assetto urbanistico si legasse in primo luogo ai flussi economici che interessavano l’intera Valle d’Aosta, nei vari periodi storici, e all’interesse che riscontrava nei progetti politici dei signori che ne avevano il controllo.
Relatori
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