Recuperare l’architettura nel paesaggio montano : un progetto per Andriera in Val di Viù
Carlotta Ferro Garel, Clara Giachetto
Recuperare l’architettura nel paesaggio montano : un progetto per Andriera in Val di Viù.
Rel. Monica Naretto, Paolo Mellano. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
INTRODUZIONE:
Il tema della conservazione e della rifunzionalizzazione di una borgata montana è a noi caro sotto diversi punti di vista e per diverse ragioni. L'avvicinamento a queste tematiche, avvenuto durante l'Atelier di Progetto di Restauro Architettonico (tenuto dalla Prof.ssa Monica Naretto, nell'a.a. 2012/2013) che mirava in quel caso al recupero del Patrimonio di Frassinetto, ci ha aperto la strada ad un nuovo ambito di applicazione delle nozioni che fino ad allora avevamo appreso, mostrandoci nella pratica come i modi d'intervento e le attenzioni da porre nella progettazione cambino nettamente in base al luogo in cui si va ad agire e al contesto architettonico e/o naturalistico che ci si trova davanti.
La nostra esperienza triennale in prima Facoltà, nel corso di laurea in Scienze dell'Architettura, ci ha innanzitutto dato un indirizzo più tecnico e diretto del "fare architettura", fornendoci le basi per la progettazione in diversi contesti; prevalentemente nel costruito, in città storiche o in spazi aperti di campagna, in territori dove vigono normative precise e specifiche, facendoci confrontare con diverse tecniche costruttive, materiali innovativi, concezioni tipologiche, questioni strutturali, su vasta o piccola scala. Con un occhio più attento talvolta alla disciplina urbanistica, altre volte a quella compositiva, e talvolta tecnologica o strutturale, dal primo esame del primo anno ci siamo interessate e immerse sempre di più in questo mondo, fatto di schizzi e idee stravaganti, che con estrema chiarezza, applicazione e precisione devono essere trasferite su carta, diventare forma e infine materia. Dopo la laurea triennale, spinte da coloro che ci sconsigliavano di continuare per altri due anni sullo stesso indirizzo, incuriosite dalla possibilità di imparare nuove cose e intervenire in nuovi contesti, su edifici facenti parte dell'immenso patrimonio edilizio, culturale e sociale che offre il nostro Paese e non solo, abbiamo deciso di cambiare vocazione e provare a tracciare nuovi sentieri.
Anche se, come in tutte le esperienze, non sempre abbiamo brillato o ci siamo impegnate al massimo siamo sicure di aver trovato nella disciplina del Restauro un campo di applicazione completamente nuovo, che ci ha messe di fronte molto, anzi troppo spesso, ai nostri ancor oggi innumerevoli limiti e che speriamo possa offrirci un giorno un terreno fertile per la pratica lavorativa.
Senza dilungarci oltre, il primo motivo che ci ha fatto muovere i primi passi verso questo progetto di Tesi è l'esperienza piacevole, appagante ed istruttiva dell'Atelier. Quando abbiamo capito l'indirizzo che avremmo dato alla nostra tesi, la seconda domanda sorta spontanea è stata dove trovare una borgata dalle caratteristiche simili a quella di Frassinetto, che fosse quindi in parte o totalmente dismessa, che fosse il più possibile integra e proponesse una serie di problematiche a livello strutturale e non, capaci di obbligarci a crescere sotto più aspetti. Non sappiamo se questo sia avvenuto o meno, certo è che le difficoltà a cui siamo state chiamate a rispondere sono state numerose, anche sicuramente per le nostre carenza in materia di Restauro.
Oltre alle motivazioni principali citate, tra tutte, abbiamo ricercato una borgata dismessa dai forti caratteri identitari, quanto più possibile integra, investita da numerosi crolli apprezzabili, priva di trasformazioni evidenti, caratterizzata da un nucleo compatto, esteso su un territorio "vergine", in quanto privo di forzature antropiche (per ciò che riguarda il disegno del territorio); la Borgata Andriera è stata scelta (in ultimo per la sua altezza sul livello del mare), anche per ragioni affettive, in quanto luogo da sempre frequentato da una di noi. Avendo già in mente un ristretto numero di alternative, solo dopo esserci recate ad Usseglio, comune che ospita la borgata, ci siamo rese conto della consistenza effettiva dell'edificato, caratteristico di un passato pastorale, dominato da una piccola chiesetta e unificato dalla ripetizione di un unico tipo di struttura nonché finitura.
Motivazione ulteriore della nostra scelta, è stata la scarsa frequentazione di questi territori che in termini di attrezzature, strutture, divertimenti, comfort non offrono quanto le valli limitrofe, ma che a livello di offerta paesaggistica, propongono spettacolari spazi di natura incontaminata. La scelta di intervenire con una struttura ricettiva in un contesto non esattamente attivo e vivido, proviene dalla volontà di cercare delle soluzioni che, accompagnate al rinnovato desiderio da parte degli enti locali e dei valligiani di un rilancio dell'economia turistica locale, si uniscano ad un progetto di riqualificazione più ampio che funga da volano per la ripresa dei territori dismessi in alta montagna.
Per esprimere al meglio il progetto di conservazione e valorizzazione abbiamo lavorato in maniera interdisciplinare con le materie del Restauro e della Progettazione, in termini di confronto antico-nuovo.
Gli step che abbiamo affrontato durante il nostro percorso sono riassumibili in un'indagine a livello territoriale su base cartografica, con una breve analisi dell'offerta turistica e culturale sul territorio che si estende in particolare da Viù ad Usseglio; seguita da un'indagine storica sull'insediamento. Successivamente la fase che ha occupato un tempo considerevole, a causa dell'impossibilità di reperire una cartografia di base attendibile, se non una base catastale, è stata quella del rilievo e successivamente la restituzione grafica di quest'ultimo, che in base al suo grado di accuratezza ci ha permesso di ripensare ad un disegno minimo del territorio, ma soprattutto ad un progetto di riuso dei luoghi dell'abbandono.
Infine quindi, sulla base del progetto di conoscenza, abbiamo realizzato un'ipotesi realistica, in base anche alle movimentazioni recenti degli enti comunali locali, di un insediamento a vocazione ricettiva. In ultima scelta l'intento prioritario è stato quello di accostarsi all'antico in rapporto ai caratteri di distinguibilità, ma anche di rispetto dell'esistente.
Relatori
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