L’innovazione al servizio della tradizione : trasformazione sperimentale di un rascard settecentesco a St. Jacques, Valle d’Aosta
Michel Chasseur
L’innovazione al servizio della tradizione : trasformazione sperimentale di un rascard settecentesco a St. Jacques, Valle d’Aosta.
Rel. Massimo Crotti, Roberto Dini. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2013
Abstract
Il mondo sta cambiando, ci stiamo rendendo lentamente conto che le risorse di cui disponiamo qui sulla Terra sono finite, ci stiamo rendendo conto che in un mondo finito non è possibile perseguire una crescita infinita. Oggi, anche a seguito della crisi mondiale del 2008, osserviamo dei grandi cambiamenti nelle società occidentali. È finita l’epoca delle grandi industrie manifatturiere che attiravano migliaia di persone nei grandi centri urbani, oggi le nostre città sono in trasformazione e cercano di reinventarsi. Torino, per esempio, da città industriale diventa città olimpica, città della cultura, città del cinema. Le grandi industrie che hanno fatto la fortuna della manifattura italiana stanno perseguendo due strade: la prima è una delocalizzazione forsennata che sposta la produzione dall’Italia in zone in cui il costo del lavoro è molto più basso, la seconda è l’adeguamento dei salari italiani a quelli dei paesi emergenti causando così disuguaglianze sociali e precariato.
Il dato emblematico è quello della disoccupazione giovanile che si sta rapidamente avvicinando al 45%
Ecco dunque che oggi ci rendiamo conto che questo sistema deve cambiare. Le più grandi ricchezze dell’Italia sono la cultura ed il territorio, il nostro petrolio è il turismo. Dobbiamo dunque occuparci del nostro territorio e dei nostri valori. Un primo passo è rappresentato dal tornare a vivere in campagna, in montagna e ricominciare lì dove eravamo rimasti. Riappropriarci della nostra terra, riappropriarci delle nostre abilità, dei nostri “savoir faire”. È in questo ambito che si inseriscono numerosi progetti di attenzione verso le cosiddette terre alte. Parte dei nostri attuali problemi infatti, come per esempio il dissesto idrogeologico, sono dovuti all’abbandono della montagna. L’attenta manutenzione quotidiana del territorio alpino garantisce maggiore sicurezza. Ma montagna non è solo manutenzione del territorio, è anche natura, qualità della vita, cultura, architettura ed opportunità di lavoro. Se infatti, come sappiamo, nelle grandi metropoli il mercato immobiliare è fermo, in montagna stanno germogliando nuove opportunità. È del 2012 per esempio il bando dell’ UNCEM Piemonte che riguarda il “recupero e rivalutazione delle case e delle borgate montane del Piemonte”. Il bando ha come obiettivo di “favorire il collegamento tra imprese ed enti locali per valorizzare il patrimonio edilizio delle Terre Alte che, secondo le stime, comprenderebbe oltre 20mila baite in 553 Comuni montani piemontesi ristrutturabili con interventi più o meno radicali”. Questo, come ama sottolineare il presidente UNCEM, è un vero e proprio tesoro. Un patrimonio edilizio ampissimo e di grande valore storico e culturale. Riappropriarsi di questi luoghi non é solo interesse dei comuni della montagna ma deve essere un obbiettivo da perseguire a scala più ampia. Il modello secondo cui tutti dovrebbero vivere in città ha fallito, e sta causando enormi problemi che pagheremo per molto tempo. La politica deve cambiare strategia, deve cambiare punto di vista. In questo contesto è chiaro che l’architettura svolge un ruolo centrale, infatti architettura vuol dire ricostruzione, vuol dire recupero di memorie perse, vuol dire mercato immobiliare, nuove opportunità di lavoro, nuove idee per trasformare le nostre vecchie borgate ed in ultimo -ma non per importanza- attenzione al paesaggio ed alle tradizioni locali.
Dobbiamo iniziare a guardare alla montagna come ad una ricchezza e non come ad un costo. Investire in montagna significa ridare dignità a luoghi che sono stati abbandonati, fare manutenzione costante del territorio evitando frane ed alluvioni.
È in questo contesto che ho deciso insieme ai professori dello IAM - Istituto di Architettura Montana- di affrontare questo tema così attuale ed affascinante quale è il recupero di manufatti edilizi in zone di montagna. Il mio lavoro riguarda una piccola borgata ai piedi del Monte Rosa in Valle d’Aosta. Borgata di piccole dimensioni, ma dal grande valore storico e culturale. La tesi si pone come obiettivo ambizioso quello di rivitalizzare una borgata agendo puntualmente su una parte di essa. Risulta evidente l’analogia con l’agopuntura urbana di Casagrande: qui infatti potremmo parlare di “Agopuntura montana“. Un intervento puntuale, non invasivo, ed in accordo con gli abitanti della zona che può fungere da stimolo per l’intera borgata.
In questo caso l’intervento puntuale riguarda, non a caso, uno degli edifici più importanti della borgata. Ovvero un antico edificio tipico della zona che da secoli caratterizza l’immagine del villaggio insieme alla chiesetta ed alla rettoria. L’intervento si pone come obiettivo la trasformazione sperimentale del Rascard, struttura in legno tipica della Valle d’Aosta.
Relatori
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