Il progetto "Valore paese" per la Cittadella di Alessandria : dal dibattito attuale a un'ipotesi di valorizzazione strategica
Alessia Mangialardo
Il progetto "Valore paese" per la Cittadella di Alessandria : dal dibattito attuale a un'ipotesi di valorizzazione strategica.
Rel. Cristina Coscia, Anna Marotta. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2014
Abstract
"Una Cittadella?", tu mi chiederai. "E cos'è mai?" Figurati che un architetto di tempi trascorsi abbia disegnato con estrema cura la pianta di un'opera fortificata da adibire ad alloggio dei soldati e al ricovero dei mezzi bellici. L'architetto si è studiato di far sì che la dislocazione dei servizi sia quanto mai logica e funzionale, ma, disgraziatamente, terminato il suo lavoro, il valentuomo deve assentarsi, e Flik, il cane prediletto, azzanna il grande foglio del progetto e lo riduce in minuti pezzetti. La cameriera, per rimediare al disastro, raccoglie i brandelli di carta e li incolla insieme come capita capita. L'architetto arriva, vede lo scempio e dapprima si dispera, poi saggiamente scuote le spalle esclamando: "Tanto è lo stesso!".
E trasmette il progetto così com'è all'autorità militare che lo approva entusiasticamente e lo passa alle maestranze, le quali - su quelle basi - costruiscono l'edifizio.
Questa è una Cittadella. E questo ti spiega - per esempio - perché, girando per una Cittadella o caserma che dir si voglia, ora ti imbatti in una stanza a forma di piramide triangolare con la porta di accesso al vertice della piramide stessa; ora in una latrina con la sedietta allogata sul soffitto; ora in un balcone che si apre su un corridoio; ora in un portone di tre metri che si spalanca sul vuoto all'altezza del terzo piano, ora nello scolo di un acquaio che si scarica dentro la cappa di un camino. (...) Queste, figlio mio, sono le Cittadelle sul tipo di quelle di A., e per fortuna, dopo pochi giorni ci tolsero di là e ci portarono in un Lager, così la nostra condizione migliorò notevolmente. Dio ti scampi dalle Cittadelle, postero mio!
Le Cittadelle sono - oltre al resto - di una esigenza straordinaria. Non esiste in esse un pezzettino d'intonaco bianco che non abbia da comunicarti, a caratteri di scatola, ordini perentori: "Osare!"; "Credere, obbedire, combattere"; "Marciare, non marcire!"; "Chi si ferma è perduto"; "Rinnovarsi o morire!"... Sul muro di un caratteristico locale a piccoli scomparti, trovai scritto a caratteri cubitali: "Correre!". E ciò, pure considerando la fretta imposta dallo stato di emergenza, costituiva una pretesa esagerata. Nella Cittadella di Alessandria notai parecchie cose interessanti, e tra l'altro vidi per la prima volta in vita mia un cavallo tedesco.
Un luogo dalle forme curiose ma allo stesso tempo fondamentale per chi la viveva: così descrive Giovannino Guareschi la Cittadella di Alessandria nel suo "Diario di un clandestino”1.
La Cittadella è stata costruita a partire dal 1728 su volere del Re Sabaudo Vittorio Emanuele II e su progetto dell'lngegner Militare Ignazio Bertola, come luogo di difesa ai confini del Regno Sabaudo. Quando, nel 1796, Alessandria passò sotto il dominio di Napoleone Bonaparte, il generale francese decise non solo di mantenere la fortezza, ma anche di ampliarla, poiché anche lui (come i suoi predecessori) ne apprezzò la posizione strategica.
La Seconda Guerra Mondiale si combattè anche nella Cittadella, che fu anche luogo di detenzione per i membri della Resistenza Partigiana: è in queste circostanze che Guareschi viene portato e nelle sue prigioni, da cui scrive la colorata e interessante testimonianza di cui sopra.
La Cittadella di Alessandria ha avuto fin dalla sua fondazione un ruolo chiave in diversi contesti e nella storia del Ducato Sabaudo e del Regno Sabaudo, ma dal 2007, anno della sua dismissione, è
caduta in disuso ed è rimasta vuota e silenziosa: la memoria storica legata a questa fortezza rischia così di andare persa.
Grazie al mio corso di studi improntato sul restauro ho avuto modo di sviluppare una certa sensibilità nei confronti della conservazione, valorizzazione, gestione e promozione del patrimonio che mi ha portato a interessarmi a questo caso studio. Così come me, 54.000 segnalazioni hanno decretato la Cittadella di Alessandria come "Luogo del Cuore 2013"2.
Affidato all'Agenzia del Demanio che a sua volta ha concesso in gestione la fortezza al Comune di Alessandria, il complesso della Cittadella si trova ora in uno stato di totale abbandono; giace come un guscio vuoto e non trova alcun utilizzo all'interno della comunità accanto al fiume Tanaro, in mezzo a un'area nel frattempo divenuta industriale e commerciale.
Per questo nell'ottobre del 2013 l'Agenzia del Demanio ha ordinato il Comune di Alessandria di redigere un bando per affidare la fortezza a un privato (col compito di restaurarla e di valorizzarla). Da allora si è cercato di trovare un nuovo scopo al complesso e di recuperare il ruolo centrale che aveva in passato per la città e di farne anzi uno stimolo di sviluppo per la città stessa.
La mia tesi è partita dallo studio dei beni pubblici e demaniali in particolare, anali zzando le normative attuali per la loro dismissione e valorizzazione allo scopo di chiarire quali strumenti potossano aiutare la Cittadella a risorgere dall'oblio in cui è caduta. Se infatti nel 1949 Guareschi notava la scritta "Correre!" sul muro interno di un edificio, insieme alla natura dinamica e variopinta del complesso, le sue parole oggi risuonerebbero assurde e di certo legate a un altro tempo e a un altro luogo.
Oggi sul fronte sud della Polveriera San Tommaso nell'unico pezzo di intonaco ancora integro compare una scritta ben diversa che recita: "E' finita" (cfr. figura n. 1).
La mia tesi vuole elaborare una proposta metaprogettuale per la valorizzazione della Cittadella di Alessandria partendo dal presupposto che possa tornare ad essere, come lo era un tempo, una città dentro la città.
Perciò vorrei chiudere questa introduzione e aprire così il mio elaborato finale con una domanda in parte provocatoria: "E! finita?"
- Abstract in italiano (PDF, 625kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 497kB - Creative Commons Attribution)
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