La progettazione dello spazio pubblico tra buen vivir e sicurezza
Elena Cammaroto
La progettazione dello spazio pubblico tra buen vivir e sicurezza.
Rel. Elisabetta Forni. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2013
Abstract
Questa tesi è 1 frutto di due anni di lavoro.
Ho iniziato ad affrontare il tema della riqualificazione dei Murazzi nel 2011, quando ho frequentato l’unità di progetto denominata “Progetto sostenibile e valorizzazione del patrimonio: un programma di project financing per i Murazzi nella prospettiva di Torino Smart City”, tenuta dai professori Trisciuoglio e Lombardi. L’Unità di progetto con un lavoro di ricerca e insieme di formazione, ha avuto come obiettivo la scrittura del programma del futuro concorso di project financing per i Murazzi.
Questa operazione di scrittura è stata fatta a partire da sperimentazioni progettuali, intrecciate con rigore a una serie di riflessioni sui processi di trasformazione del territorio urbano. Ciò è avvenuto nella prospettiva della candidatura di Torino a Smart City e sperimentando la nuova frontiera del parternariato pubblico –privato -people (PPPP), metodo di gestione dei processi di trasformazione urbana che in tutta Europa si sta diffondendo sempre più.
Grazie a un bando del Comune di Torino, al termine dell’unità di progetto, sono stata scelta insieme ad altri 3 studenti della Facoltà di Architettura, per seguire uno stage con la finalità della progettazione del nuovo Piano Integrato d'Ambito.
In questo anno di lavoro al Comune ho potuto approfondire le problematiche dell’area Murazzi relazionandomi direttamente con i numerosi attori interessati. Nei diversi incontri sostenuti per conoscere le esigenze degli attori coinvolti è emerso sempre che il tema della sicurezza è prioritario, ma va precisato che in questo luogo la sicurezza assume una pluralità e complessità di significati e di problematiche tali da chiedere un’analisi più minuziosa.
Il mio intento, in questa tesi, è stato molteplice.
In primo luogo, inserire uno studio sulla sicurezza urbana nel più generale contesto della qualità della vita e della sostenibilità.
Oggi la dimensione locale della crisi torinese dipende da una serie di fattori e scelte politiche, oltre che a una situazione di crisi mondiale legata alla globalizzazione, che secondo gli studiosi dipende da:
• una crisi di sovrapproduzione per calo della domanda;
• una crisi legata alla finanziarizzazione dell’economia con la conseguente diffusione dei cosiddetti titoli tossici;
• una crisi dovuta alla rarefazione delle risorse naturali sempre meno accessibili e più costose;
• una crisi eco-sistemica planetaria con effetti devastanti, pensiamo ad esempio agli sconvolgimenti climatici e alle loro conseguenze (vite umane, dissesto del territorio con danni incalcolabili);
• una crisi geo-politica dovuta allo spostamento del baricentro del sistema delle relazioni economiche dall’Atlantico al Pacifico
• una crisi occupazionale dovuta alle innovazioni tecnologiche che hanno aumentato la produttività industriale a fronte di una diminuzione dei posti di lavoro, i profitti delle poche multinazionali e i fallimenti delle piccole e medie imprese.
(S. La touche, 2008)
Quindi a livello mondiale è sempre più accreditata l’ipotesi che l’economia capitalistica ne sia la causa, perché insegue lo sviluppo e la crescita illimitata, che produce iniquità, accumulo di ricchezze nelle mani di pochi, esaurimento delle risorse, non rinnovabili, inquinamento, riscaldamento globale, ecc., ovvero le così dette esternalofitto quindi non è naturale, non è sostndo ciecamente un sistema economico autouzione dei .
Serge La toutivoi detentori del capitale, con conseguenzlogia o per l’innovazione, ma ha l’uomo, e nopassi e tecnologici. Cerca di riportare l’essere per usare e non a consumare per produrre.vi08)
Alexander Langer per avvalorare la tesi sostenue scelte alternative: tentare di perfezionare e prolungareniche di dominimergono (basti pensare all’attuale sconiù grande, più alto, più forte, più veloce a’ (più frugale, forse, più semplice, meno avida) e più torso le future generazioni e verso la ste91) Affinché la decrescita si attui, deve verificarssulla competizione, sulla rivalità, sull’ostilità e sull’individualismo cannibale. L’ “Avere”, nel segno di: “è mio e ne faccio ciò che voglio”. L’egoismo predatorio e il consumismo compulsivo siano essi beni materiali o immateriali. Mentre il secondo fa leva sull’azione solidale e cooperativa, sull’aiuto reciproco e il vivere assieme.
L’ “Essere”, nel segno della responsabilità: “sono responsabile delle conseguenze delle mie azioni”. E prevede la fruizione condivisa delle ricchezze e l’inclusione. La decrescita poi implica una trasformazione dei sistemi di organizzazione dei poteri mediante la formazione della cittadinanza attiva, dell'autodeterminazione, dell’auto-organizzazione, dell'auto- governo e della corresponsabilità. Il potere quindi deve essere condiviso, partecipato e inclusivo, orizzontale e rispettoso. Decrescita non vuol dire quindi “sacrificarsi”, ma riscoprire il piacere del Buen Vivir, e il valore della felicità, del benessere, dell’utilità, della necessità e del lavoro creativo che dona utilità agli altri. A tal proposito, in seguito al dibattito internazionale sul cosiddetto “superamento del PIL”, stimolato dalla convinzione che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di eguaglianza e sostenibilità, è nato in Italia su iniziativa del Cnel e dell’lstat, il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile (BES), che si basa su 134 indicatori di elevata qualità statistica appropriati per misurare i 12 domini del benessere.( Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi)
La strategia della decrescita si basa sul circolo virtuoso delle 8 R (Lautouche, 2008)
RIVALUTARE :Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’ egoismi, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale.
RICONCETTUALIZZARE: ovvero cambiare il punto di vista secondo cui una determinata situazione viene vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questa riconcettualizzazione si impone soprattutto per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per il concetto di scarsità e abbondanza. L’economia attua e bisogno, trasforma l’abbondanza della natura in scarsità e impone i suoi concetti di ricchezza e di povertà. Questa “diabolica coppia” è fondatrice dell'immaginario economico, quindi per uscirne bisogna riconcettualizzare le menti secondo i valori della solidarietà, della pace, della giustizia.
RISTRUTURARE: Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economi- co-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.
RILOCALIZZARE: La cultura, la politica e il senso della vita devono ritrovare un “ancoraggio territoriale”. Quindi consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. I movimenti delle merci e dei capitali devono essere ridotti al minimo, per risparmiare sulle infrastrutture, ma anche sull’inquinamento, contro l’effetto serra e il cambiamento climatico.
RIDISTRIBUIRE: Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, e favorire condizionisumi (non i desideri) e dunque gli sprechi, l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare, il consumo di risorse, la nostra impronta ecologica pari ad un pianeta e gli orari di lavoro. Garantire inoltre a tutti un’occupazione soddisfacente ed avere più tempo libero per la vita sociale e politica. Solo così si ristabilisce una vita più equa e dignitosa per tutti.
RIUTILIZZARE: Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza programmata degli oggetti e la continua “tensione al nuovo RICICLARE e recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività e produrre in vista del riuso.
In secondo luogo il mio intento è stato quello di approfondire l’analisi dei Murazzi dal punto di vista del rapporto tra socialità e spazio pubblico per comprendere nell’evoluzione storica le ragioni che hanno determinato il loro successo e declino. Tale approfondimento è trattato nel primo e terzo capitolo.
In terzo luogo ho inteso indicare possibili percorsi di recupero e di rivitalizzazione, sia attingendo al dibattito cresciuto intorno al tema Movida e Sicurezza, sia sviluppando un mio personale contributo. Di ciò rende conto il quarto capitolo. Da un punto di vista metodologico ho attinto a fonti secondarie (letteratura sul tema, articoli di giornali, materiale vario) e a fonti primarie, realizzando interviste, analisi basate sull’osservazione diretta e naturale da me stessa elaborato insieme ai colleghi dello stage. In vista dell’imminente pubblicazione del Bando col quale il Comune intende riaprire i Murazzi alla cittadinanza, l’augurio è che il mio lavoro possa r
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