Le città dopo i Bastioni di Orione : centri urbani "smart" tra realtà e utopie
Ivan Oliveto
Le città dopo i Bastioni di Orione : centri urbani "smart" tra realtà e utopie.
Rel. Luca Davico. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2013
Abstract
Nelle città vive la maggioranza della popolazione, il 70% dell’energia è consumata dalle grandi città che sono anche le maggiori responsabili delle emissioni di C02 eppure visioni di questo tipo erano già state predette dalla filmografi e dai grandi romanzieri fantascientifici del genere distopico.
Grandi città fumose e sovrappopolate, città tecnologiche piene di sensori e di strumenti sempre più high tech non sono più appannaggio di scrittori ma sembrano divenire sempre più rapidamente la realtà di molte città. Le smart city rappresentano quindi la visione utopica delle città del futuro, che si scontrano con le visioni pessimiste delle città distopiche.
Il titolo della tesi prende spunto dal forse più noto film di fantascienza distopico, Biade Runner, in cui il replicante Nexus 6 (nome tra l’altro di un modello di tablet di Google) scandisce la famosa frase ormai rimasta nella storia del cinema: « lo ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhàuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire. ».Il titolo vuole richiamare la dicotomia tra una realtà utopica prospettata da modelli di sviluppo sostenibili come quelle delle smart cities e realtà distopiche ampliamente rappresentate nei film e nei romanzi.
Lo sviluppo del ICT e dei servizi di social network, oltre che l’aumento delle con¬nessioni via mobile, apre un terreno fertile per l’affermarsi definitivo del modello di sviluppo delle Smart City, la tecnologia sembra una risposta ai problemi che affliggono le città, telecamere che permettono tempestivi controlli della sicurezza e le possibilità offerte da nuovi modelli di interazione tra utenti (Facebook,Twit- ter,Youtube) possono sviluppare soluzioni condivise e non più calate dall’alto.
A tutto questo però fa da contraltare la possibilità che in qualche modo si sviluppino quei processi di segregazione tipiche delle realtà distopiche; Gli anziani sapranno adattarsi a queste realtà tecnologiche? Che fine fanno i nostri rifiuti tecnologici? Come verrà affrontato il digital devise?
Nel primo capitolo è stato trattato il rapporto tra le città immaginate dalla fantascienza distopica e le realtà urbane mondiali, il sovrappopolamento, i conflitti tra diversi soggetti, i rifiuti elettronici e le visioni utopistiche di Architetti del novecento.
Nel secondo capitolo si sono voluti mettere in luce quegli aspetti che caratterizzano le metropoli odierne, cercare di comprendere quali sono i settori più inquinanti ed energivori delle nostre città. Nel paragrafo successivo si è invece voluto mettere l’accento sullo sviluppo di connessioni mobili e la diffusione nei diversi ambiti, poiché oggi più che mai gli strumenti mobili fungono da chiave per molti servizi delle città intelligenti, ci permettono,ad esempio di modificare il nostro percorso casa-lavoro nel caso di un incidente quale strada percorrere, o di conoscere gli orari degli autobus o di fornirci informazioni turistiche della città che stiamo visitando.
Nel terzo capitolo si è cercato di dare una visione su quelli che sono le maggiori definizioni e significati di Smart City a livello mondiale e quelle esperienze che sebbene dotate di un alto bagaglio tecnico non sono considerate realmente smart perchè deficitarie di alcuni aspetti o perché non inclusive. Inoltre si sono mostrati i principali Indicatori di smartness Europee e Italiane, redatti in questi ultimi anni, cosi come le politiche a sostegno delle smart cities avviate dalla comunità Europea e le politiche a livello nazionale.
Nel capitolo quarto si è prestata attenzione al futuro delle smart cities intese come opportunità di mercato in un’ottica di opportunità per le imprese tecnologiche di svilupparsi economicamente in un settore ancora poco noto all”opinione pubblica. Nel paragrafo 4.2 si è fatto una panoramica rapida su chi sono ora i leader del mercato delle forniture di strumenti iCT per la città, analizzando in particolare IBM e Cisco in quanto leader del mercato (Navigant research 2013).
Nel quinto capitolo si è cercato di fornire un elenco di Best Practice nella prima parte sono illustrati esempi di smart cities costruite ex novo con ingenti quantità di denaro e con soluzioni fortemente influenzate dal ICT, nel seguito si sono illustrati esempi di migrazioni da città di vecchia fondazione verso le città intelligenti, divise per macrotemi dove sono emerse per qualità dell’azione intrapresa.
Nella seconda parte del capitolo quinto sono state analizzate le città Italiane ed in particolare le attività di Genova, poiché presenta una visione smart codificata ed ampliamente riconosciuta anche in Europa come testimonia Tessersi aggiudicata tutti e tre i bandi del U.E sulle Smart City.
Milano poiché ha grosse opportunità legate al’esperienza di Expo 2015 che può fungere da scintilla e amplificatore per inziative Smart.
Bari poiché tra le città del Sud Italia si è dimostrata quella che ha recepito per prima il concetto di smart dotandosi di un PAES e di un’Associazione Bari Smart City.
Infine un paragrafo a parte è dedicato a Torino le cui pratiche di Smartness sono più vicine alle mie esperienze di cittadino e studente del Politecnico di Torino.
Il filo conduttore che lega tutti questi capitoli è la visione Distopica e Utopica fornita dai film e dai libri di fantascienza, si è cercato nello scrivere la presente tesi di pensare non solo ai lati positivi che le tecnologia può portare nel miglioramento quotidiano nella vita dei cittadini ma anche il “lato oscuro”, infatti se il nostro futuro è strettamente connesso alla rete, esiste un lato oscuro di internet? Come si fa a parlare di Smart City ed informare i cittadini sulle politiche attuate in un’ottica smart se il 70% non nè conosce l’esatto significato
Il perchè della scelta del genere Distopico come collante che unisce i vari capitoli è dovuto al fatto che nel 1964 sul New York Times per l’Esposizione Universale, intervistò Isaac Asimov, autore del Ciclo dei Robot e noto romanziere di fantascienza, egli raccontava come vedeva il mondo nel 2014.
Il sito internet OpenCulture ha raccolto alcune di queste “profezie” che oggi appaiono più vere che mai, questo mi ha spinto a ripensare la città in chiave pessimistica, qui do seguito ne sono riportate un estratto delle previsioni di Asimov per capirne la visione a tratti veramente profetica:
“Nel 2014 la popolazione mondiale avrà sei miliardi e mezzo di persone. New York sarà abitata da 350 milioni. La gente continuerà a crescere senza freni. Ci sarà a quel punto una propaganda mondiale per controllare le nascite.”
“Scompariranno tanti lavori tradizionali che saranno sostituiti dalle macchine. Anche la scuola si orienterà in questa direzione. L’istruzione superiore sarà basata su linguaggi informatici e tecnologici.”
“La parola lavoro sarà quella più importante del dizionario del nuovo secolo e del nuovo millennio.”
“L’uomo creerà ambienti che si adattano a se stesso. Entro il 2014 ci saranno pannelli luminosi che daranno vita a particolari giochi di luce.”
“Ci saranno veicoli guidati da robot. I viaggi si potranno programmare verso destinazioni diverse. La guida non avrà le interferenze dei riflessi umani”
“Le comunicazioni non saranno basate solamente sul suono, ma anche sulla vista. Si potranno vedere le persone che si chiamano al telefono. Sarà possibile sugli schermi anche leggere libri e stampare documenti”.
Quello che si è voluto fare,è stato quello di usare i film o libri del genere distopico che avevo avuto modo di leggere o vedere, per creare una connessione tra questi mondi utopici/distopici e le nostre realtà cittadine, vedendo quali delle profezie si sono realizzate e quali potrebbero realizzarsi e cercando di andare oltre la visione della smart city come risolutrice di tutti i mali.
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