The great Pittsburgh and steel towns : la città d'acciaio nel XIX secolo
Elena Furno
The great Pittsburgh and steel towns : la città d'acciaio nel XIX secolo.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2013
Abstract
La mia ricerca su Pittsburgh si focalizza sullo sviluppo urbano che ha investito la città durante il XIX secolo, con l’arrivo dell’industria. Quando si parla di Pittsburgh, a qualcuno è chiaro che fu uno dei più importanti centri siderurgici degli Stati Uniti, sede di alcuni dei più grandi impianti industriali della Nazione e di enormi capitali che monopolizzarono l’economia americana per tutto l’Ottocento.
Ciò che invece passa in secondo piano, anche se di enorme importanza a mio parere, è come la città si sia sviluppata, sia cresciuta e cambiata non solo sotto l’aspetto economico, ma anche architettonico e sociale.
Le grandi innovazioni tecnologiche, tra le quali la macchina a vapore, di cui si avvalse il settore dei trasporti, sui fiumi con l’impiego dei battelli a vapore e successivamente la ferrovia con la locomotiva a vapore, hanno fatto si che molte città del mondo, europee ma anche americane, si sviluppassero molto velocemente durante la prima metà del XIX secolo, anche in termini di crescita demografica.
Questa crescita fu favorita da numerosi altri fattori: la presenza di giacimenti minerari, il facile accesso a riserve d’acqua e soprattutto, e per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’ondata migratoria che interessò il continente americano nell’Ottocento.
Sotto questo punto di vista Pittsburgh possedeva tutte le caratteristiche per diventare un grande centro produttivo fin dai primi decenni dell’Ottocento. Collocata alla confluenza di tre fiumi, l’Ohio, il Mononghaela e l’Allegheny che permettevano lo spostamento di merci e persone in tutte le direzioni, Pittsburgh sorse innanzitutto come città commerciale.
Si trasformò velocemente in un centro produttivo grazie alle innovazioni tecnologiche che le consentirono, da una parte, il facile accesso ai giacimenti minerari di carbone e ferro nelle regioni adiacenti, dall’altra l’avviamento di grandi impianti siderurgici collocati ai margini della città.
E’ nei pressi degli stabilimenti industriali, situati lungo le ampie pianure fluviali, che si svilupparono quegli insediamenti che si è soliti chiamare steeltowns, città dell’acciaio.
Le città industriali dell’area di Pittsburgh, solitamente localizzate alle spalle dello stabilimento industriale, dove il territorio diventava collinare, avevano, circa tutte, le stesse caratteristiche. Alcune di antica fondazione, altre sorte insieme all’impianto, erano costituite da diverse comunità di etnie differenti, ciascuna città era dotata di tutti i servizi collettivi, scuole, chiese, esercizi commerciali, che le rendevano indipendenti dal “grande” centro urbano, la cosiddetta “down town,” che nel frattempo acquisì una funzione direzionale e di servizio.
Caratteristiche simili a quelle delle steel towns si individuano anche in diversi quartieri di Pittsburgh, geograficamente e socialmente separati dal centro a causa della topografia del terreno ma anche della diversità etnica dei loro abitanti, anche successivamente all’unificazione sotto un unico distretto.
Ciò che ho percepito fin da subito a Pittsburgh studiando la storia della città - ma ancor di più abitandoci grazie alla borsa di studio che mi ha consentito di raccogliere sul campo il materiale d’archivio per la stesura di questa tesi, è infatti la frammentazione del tessuto urbano che, interrotto da colline e valli, risulta disomogeneo.
E’ probabile che i fattori a cui ho accennato, il territorio collinare, la presenza dei tre fiumi, le industrie che si collocarono sulle loro sponde e attorno alle quali crebbe la città, siano stati all’origine di questa frammentazione, e forse proprio grazie a essi non si verificò la crescita incontrollata delle periferie tipica delle città americane.
Man mano che approfondivo la mia ricerca, durante i tre mesi trascorsi a Pittsburgh, ho realizzato che fondamentalmente la città non ha subito grandi cambiamenti nell'ultimo secolo. E’ stata sottoposta a demolizioni e ricostruzioni, soprattutto nell’area di downtown e dei siti industriali, ma la conformazione
urbana e sociale non è cambiata. Ancora oggi esiste una divisione di fondo tra i vari quartieri della città. Così come avvenne nell’Ottocento, con le famiglie di immigrati italiani insediate a Bloomfield, o la comunità ebraica a Squirrel Hill, comunità distinte che erano solite vivere principalmente all'interno dei confini del quartiere, dotato di tutti i servizi necessari al fabbisogno della comunità e organizzato intorno a una o due strade principali dove si localizzavano gli esercizi commerciali (proprio come accadde nelle steel towns). Non sembra del tutto realizzato il meeting potere è stato il fondamento della società americana, caratterizzata da sempre dal fenomeno immigratorio.
Ancora oggi è visibile il divario sociale tra la popolazione bianca che vive ad esempio nell’area di Oakland o Squirrel Hill, e la popolazione per lo più afroamericana dell'attuale uptown, un’area molto degradata della città e quasi abbandonata, nonostante la vicinanza a downtown.
Il divario sociale e la frammentazione urbana ha certamente riconducibile alla gestione della città durante l'Ottocento e il Novecento, quando i politici e i bosses della città si concentrarono sulla riorganizzazione di downtown e soprattuto agirono nella pianificazione di interventi mirati e puntuali secondo l'ideale della city beautiful, movimento che prese piede in tutte le maggiori città americane e che prevedeva interventi mirati alla soluzione di problemi singoli e localizzati, senza considerare la città come un tutt'uno.
Relatori
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