Container da abitare : una sperimentazione progettuale nel quartiere San Salvario a Torino
Marta Paselli
Container da abitare : una sperimentazione progettuale nel quartiere San Salvario a Torino.
Rel. Orio De Paoli, Silvia Malcovati. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2013
Abstract
Realizzare un'abitazione riutilizzando i container da trasporto intermodale è una sfida che si pone l'obiettivo di coniugare la progettazione architettonica con la sostenibilità ambientale, letta in un'ottica non solo di risparmio energetico ma anche di ottimizzazione delle risorse esistenti.
L'obiettivo è quello di soddisfare le esigenze di nuove utenze del mercato abitativo, attente ai consumi e alle prestazioni energetiche dell'edificio, nonché alla ricerca di soluzioni tipologiche che sappiano rispondere ai mutamenti in atto in ambito sociale.
Le famiglie, infatti, diminuiscono sempre più il numero di componenti e aumentano le persone sole alla ricerca di un'alloggio, fra cui molti giovani, aventi risorse economiche inferiori rispetto al passato. Perchè, allora utilizzare il container?
Dal punto di vista puramente economico e di reperimento del materiale, perchè è molto comune.
Il container, che ha aperto la strada alla globalizzazione dei commerci, con la possibilità del trasporto intermodale, è un elemento standardizzato presente e codificato in tutto il mondo.
Ogni anno vengono prodotti e messi in circolazione milioni di container (a livello globale, più < 14.500.000) che, una volta arrivati a destinazioni si accumulano nelle periferie delle città, poichi paradossalmente, è più conveniente continuare a importare container nuovi e pieni di merci, che fi circolare quelli vuoti già prodotti.
Cosa fare con tutti questi moduli è una domanda a ci gli architetti hanno provato a dare una risposta da u paio di decenni.
La modularità e componibilità dei container, noncl- la straordinaria somiglianza con l'elemento costruttiv per eccellenza - il mattone - non potevano sfuggire lungo alla fantasia creatrice dei progettisti, che a partii dalla fine del XX secolo hanno iniziato a sperimentai concretamente con questo elemento "entusiasmant che scardina le certezze dei costruttori, mettendo discussione lo status quo."
Rispetto ad un mondo dell'architettura ancorato norme e regole del passato, la società si è evolu senza trovare una corrispondenza nel settore del abitazioni.
Il container non è certamente un passe-partout grado di risolvere tutti i complessi problemi relativi alle
Nuove dinamiche sociali e alle sfide energetiche che sempre più permeano la progettazione. Tuttavia le molte sperimentazioni effettuate offrono un vasto panorama di architetture che permettono di fare un bilancio critico e obiettivo. La parte centrale della tesi è quindi dedicata all'analisi e alla classificazione di questi progetti, al fine di trovare elementi comuni, differenze, spunti per la progettazione e aspetti critici che possano orientare di chi si accinge ad un progetto in questa direzione
■ Le prime sperimentazioni nascono a partire dagli anni 50’ in cui il container o elementi riconducibili ad esso vengono utilizzati per piccoli moduli per le vacanze nella natura, o per le case per le emergenze abitative
Gli anni 60 e '70 offrono un contributo utopico che precorre alcune soluzioni attuali realizzate nei Paesi del nord Europa. Metabolisti ed avanguardie anglosassoni mettono in luce le possibilità compositive del modulo scatolare.
■Tutte le realizzazioni fanno emergere la rapidità ed efficienza costruttiva offerte dal container, fino ad arriovare ai giorni nostri, in cui il numero di architetti che si confronta con questo elemento è cresciuto a dismisura.
Le relazioni sono sempre più ardite, i container vengono utilizgrandi raggruppamenti, l'acciaio che li co rivestito di materiali di vario tipo.
L’approcir è ancoratà e solidità dell’elemento, mentre irgetici sono lasciati alle capacità e all'inventi caratt forse rende il processo poco riproducibile, all'interno di macro-categorie individuabili, un per qucui soluzione è certamente caratterizzata enze e limitazioni che si sono presentate.
Il sito dl'interno del quartiere di San Salvario a Torino, in un lotto già urbanizzato e in un contla seconda metà dell'Ottocento.
Il confre stimolanpersonale a questo campo di sperimentazione, in cui sono molto rari gli interventi sull'esistente, come è invece avvenuto nel mio caso.
Come sostiene E. Perry, "ci deve essere un modo per gli architetti di prendere parte (e una parte importante) nel creare il nuovo ambiente antropico. Se non si assumeranno le loro responsabilità, ci saranno molti altri che lo faranno al loro posto (costruttori, imprese e commercianti di ogni tipo". Raccogliere questa sfida di contribuire alla creazione della città, costruendo su di essa e con un elemento di scarto che deriva dallo stile di vita della popolazione, ha portato alla definizione del progetto.
Un progetto sperimentale, una proposta che vuole mostrare come la tecnologia e l’innovazione si possano servire anche di mezzi non tradizionali, o provenienti da altri settori, che possono essere adattati e trovare un impiego nel campo dell'architettura.
Utilizzare il container, con i prò e i contro che ne derivano, rappresenta la volontà di rapportarsi con l'effettiva realtà che ci circonda, ricercandovi elementi positivi da trasferire nel progetto.
L'architettura si deve necessariamente confrontare con il suo tempo. Il progetto dello spazio costruito
deve aderire ai bisogni reali e deve essere in grado di evolvere di pari passo con la società.
Oggi diventa sempre più fondamentale e necessario imparare a controllare progettualmente le conseguenze dei processi economici e sociali a scala internazionale, come la globalizzazione dei mercati, la precarietà del posto di lavoro, la mobilità sociale, i mutamenti culturali, ecc.
Processi che, come sostiene M. Perriccioli, "se anche sembrano verificarsi - e forse è inevitabile si verifichino
- in forma apparentemente del tutto casuale, non è detto che non possano essere meglio compresi e indirizzati attraverso un adeguato studio delle loro reciproche interrelazioni e, soprattutto, indagati anche loro con la chiara consapevolezza delle ricadute che essi possono avere sulle dinamiche insediative e, in ultima analisi, sull'ambiente costruito e non."
Il progetto deve avere lo scopo "non tanto di ricercare un nuovo ordine sociale...quanto capacità di seguire
- e, possibilmente, di prevedere - le dinamiche sociali, di individuarne i bisogni emergenti, di definirne i relativi assetti spaziali, di verificarne l'adeguatezza e l'adattività nel tempo, senza la pretesa di pervenire a soluzioni valide per tutte le stagioni e tutti i luoghi... significa, in definitiva, accettare con entusiasmo la sfida che l'inarrestabile divenire delle cose continuamente pone alla nostra intelligenza progettuale ed alla nostra creatività, sgombrando il campo dalla troppo facile illusione, da sempre condizionante la pratica dell'architettura, che le soluzioni ai problemi dell'abitare siano già state trovate una volta per tutte."151 Questa tesi ha accettato il confronto con i molteplici temi che un caso reale offre alla progettazione.
La volontà di rapportarsi con gli effettivi bisogni sociali, unita alla sensibilità in campo ambientale, ha portato alla scelta del container come vera e propria base del progetto.
Conoscere questo elemento sotto tutti gli aspetti, che vanno dalle caratteristiche tecniche e strutturali, fine allo studio dei progetti realizzati, è stato un prime passo fondamentale, a cui è seguita l'analisi de, quartiere di San Salvario e del lotto d'intervento, di grande importanza per ricercare la massima aderenza possibile tra il progetto e il contesto che l'ha accolto. Al di là del risultato formale, questo progetto vuole essere non solo un contributo all'interno del panorama delle architetture di container, ma anche un'occasione per cimentarsi con dei temi generali che caratterizzano sempre più il fare architettura.
Relatori
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