Lo stadio di calcio nel Novecento : architettura e forma
Antonio Cunazza
Lo stadio di calcio nel Novecento : architettura e forma.
Rel. Annalisa Dameri, Maurizio Lucat. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2013
Abstract
Il concetto di "stadio" per il calcio (così come per gli altri sport che ne fanno uso) è ovviamente derivato dall’antichità, quando la tipologia dell'anfiteatro era rappresentativa di un luogo dove si svolgevano spettacoli pubblici di varia natura. Un oggetto architettonico, dunque, espressamente costruito al fine di svolgere una funzione precisa: accogliere gli spettatori che seguivano l’evento. Allo stesso modo, anche il circo romano, seppur di forma diversa rispetto all'anfiteatro (e agli attuali stadi) era un oggetto tipologico ben preciso, costruito con una funzione ben definita.
L’intera progettazione che sta alla base degli antichi anfiteatri, quindi, ci permette di avere uno specchio perfetto di ciò a cui gli stadi moderni si ispirano per la quasi totalità della loro struttura. Nonostante il gioco del calcio sia "relativamente” giovane, la sua diffusione su scala mondiale è stata repentina e inesorabile. Di conseguenza, e di pari passo, la trasformazione dell’oggetto-stadio è avvenuta nel corso dei decenni con l'aggiunta di elementi più o meno accessori, ricalcando però fedelmente quell’impianto base nato in epoca romana e, successivamente, quasi del tutto abbandonato per oltre 1500 anni.
È interessante notare, infatti, come questa tipologia sia stata del tutto messa da parte dopo il periodo romano, insieme all'accantonamento di spettacoli di massa che coinvolgessero un ampio
numero di persone. Gli eventi sportivi più conosciuti nelle epoche passate, sono probabilmente i tornei medioevali e, nonostante prevedessero la presenza di tribune per gli spettatori, non erano paragonabili alla quantità di persone a cui siamo abituati oggi per il calcio.
L’obiettivo principale di questa tesi, quindi, è stato il cercare di capire come sia stato possibile che un singolo sport (il calcio), in un periodo di tempo architettonicamente e storicamente piuttosto breve (poco più di un secolo), abbia coinvolto tanti cambiamenti da trasformare l’oggetto-stadio in modo così ampio e netto, addirittura riportandolo quasi alla multi-funzionalità di richiamo romano. Spiegare questo processo è significato analizzare e capire quanto e come l’architettura possa essere un fattore influente e dove, invece, sia solo un mezzo che risponde a domande funzionali con soluzioni pratiche.
La tesi è incentrata sul quadro europeo ed è articolata su base cronologica, partendo dalle prime esperienze architettoniche di fine XIX secolo, fino ai grandi stadi contemporanei. Il Novecento è stato suddiviso in tre macro-periodi che riflettono le rispettive particolarità costruttive e tipologiche, in relazione a stili, materiali e scelte progettuali. Ogni aspetto ha contribuito al cambiamento: dinamiche sociali, ideologie politiche, correnti architettoniche, tragedie sportive e sviluppi economici. Ogni cosa ha influenzato la progettazione e la richiesta di un edificio che si adeguasse continuamente da un decennio all'altro e l’oggetto finale è il risultato architettonico della somma di tutti questi fattori.
Inoltre, rispettivamente per ognuno dei tre periodi, un successivo capitolo è stato dedicato alla presentazione dell'analisi approfondita di un caso-studio fondamentale: uno stadio che in sé racchiude tutti gli elementi concettuali, progettuali e innovativi caratterizzanti il "tipo" di riferimento. Gli stadi scelti, tutti ancora in uso (al 2013), sono: il Craven Cottage di Londra, il Pare des Princes di Parigi e YAllianz Arena di Monaco di Baviera.
Relatori
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