Questa tesi affronta il tema della conservazione, della rifunzionalizzazione e dell’adeguamento energetico di un edificio rurale, un edificio X, in un paese Y appartenuto alla famiglia Z: insomma, un edificio fra i tanti che vediamo nelle borgate di campagna e che ci sembrano solo dei grossi ruderi, tanti mucchi di mattoni che ancora stanno insieme per chissà quale fortuna.
Ogni cosa però ha la sua storia, che non è giusto cancellare ma recuperare: perché l’edificio è in realtà una cascina, costruita nel tempo dal susseguirsi delle generazioni della stessa famiglia che hanno abitato da sempre nello stesso paese e nella stessa borgata.
Andrea Bruno, in una recente conferenza, ha parlato di restauro e del ruolo dell’architetto in questo campo; cito testualmente: « Restaurare significa riappropriarsi delle cose che esistono, recuperare le cose del passato, individuare il loro potenziale uso per prolungare la vita della materia. Il lavoro di oggi consiste nel costruire sul costruito ma bisognerebbe recuperare ciò che è già stato costruito, evitare la cementificazione e proteggere l’ambiente. Le cose che esistono sono patrimonio per la memoria e per l’economia: basta aggiungere cose per renderlo funzionale e utilizzabile. Non deve restare tutto com’è, tutto si consuma, bisogna controllare i cambiamenti, si può trasformare. L’architetto sarebbe un panda, se non avesse la capacità e la coscienza per controllare ogni competenza e conoscenza a 360°. » (A. BRUNO, Fare, disfare, rifare l’architettura, Castello del Valentino, Torino, 24/04/2013)
Questa tesi si ispira alle sue parole, che riassumono, a mio parere, tutto ciò che ho imparato durante il mio percorso di studio e che ho cercato di mettere in pratica.