L'ORATORIO DI SAN FILIPPO A CHIERI:RILIEVO, RESTAURO, RIUSO
Sara Santero
L'ORATORIO DI SAN FILIPPO A CHIERI:RILIEVO, RESTAURO, RIUSO.
Rel. Rosalba Ientile, Monica Naretto. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2013
Abstract
L'Oratorio di San Filippo è un luogo sconosciuto ai più, timidamente celato dietro una cortina di case, nella via più animata di Chieri. Venne edificato per il desiderio dei padri filippini che abitavano nel convento, avere un luogo privato per raccogliersi in preghiera, separati dal resto dei fedeli. L'acquisizione da parte del Comune, nel 1977, ha portato nel piccolo edificio alcune mostre, spettacoli e concerti; da molti anni però non è più impiegata, a causa del forte degrado in cui versa.
Il Comune di Chieri ha recentemente manifestato un nuovo interesse verso l'Oratorio, ed è intenzionato a capire se e come reimpiegare questo spazio. La Cappella fa parte di un magnifico e più ampio complesso, l'ex seminario di San Filippo, attuale sede di una scuola paritaria, di alcune associazioni e del Museo don Bosco. A Chieri Giovanni Bosco passò dieci anni della sua vita, cinque nel seminario. Il bicentenario della nascita di Don Bosco, che cadrà nel 2015, è una scadenza importante per il Comune, che si augura di poter restaurare la Cappella per quella data facendone una sala polifunzionale per il Museo e, in seguito, uno spazio per eventi culturali.
Anche l’intero complesso è materia di interrogativi da parte del Comune. La sua ubicazione al centro della città e l'ampio cortile, che si vocifera abbia un'acustica impeccabile, lo renderebbero una sede adatta sia per eventi culturali, sia come Museo. Vi sono infatti due Musei cittadini attualmente collocati in ambienti non idonei: si tratta del Museo Archeologico, nei sotterranei del Municipio, e del Museo del Tessile, nei sotterranei dell' ex convento di Santa Chiara.
Il lavoro è stato essenzialmente suddiviso in due parti: la prima riguarda la CONOSCENZA, la seconda il PROGETTO.
La prima fase di conoscenza ha un carattere generale ed esteso, riguarda il contesto, gli strumenti di tutela ai quali e sottoposto, il suo inquadramento culturale, oltre a quello territoriale.
E' stata anche svolta un'indagine storica, svolta in gran parte attraverso le fonti d'archivio corredata da tre disegni dell'epoca. Uno dei tre documenti è uno schizzo di cantiere che, in base ai miei studi, non sembra essere mai stato riportato in alcuna bibliografia.
E' stata poi pianificata una campagna di rilievi, e restituita graficamente in scala 1:100.
Per quanto riguarda la fase progettuale invece, è stato svolto uno studio sugli esempi nazionali ed internazionali di edifici religiosi convertiti, che ha portato a scoprire non solo svariate metodologie di intervento, ma anche parecchia varietà sul piano delle nuove funzioni. Determinati la funzione futura e l'intervento di progettazione ex novo per edeguarlo a quest'ultima, sulle basi delle analisi svolte nella fase 1, si è progettato l'intervento di restauro.
La tesi è conclusa da due sezioni con la raccolta del materiale utilizzato, le fonti bibliografiche e archivistiche, e gli elaborati grafici.
Relatori
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