Sono estremamente grata alle persone che mi hanno dato l’opportunità di occuparmi di questo argomento come tesi di laurea specialistica, quale ultimo momento che dovrebbe precedere la fase lavorativa. Ho cercato di mettere in pratica quello che ho appreso durante il corso -insegnamenti teorici, pratici dai laboratori, tenuti da professori della facoltà di Agraria o della facoltà di Architettura-. Ho cercato di creare diverse occasioni di confronto con gli abitanti della zona, con le associazioni che vi lavorano a stretto contatto, con gli accademici che hanno sempre studiato/lavorato su questi temi e con diversi dipendenti del Comune di Torino. A maggio 2012 ho frequentato un workshop tenuto da\\'Atelier Le Batto di Berlino per il progetto e l’esecuzione del giardino sito nella zona antistante la Casa del Parco, luogo di ritrovo pubblico all’interno del Parco Colonnetti, sede dell’associazione Miraorti.
Perchè uno dei capisaldi della metodologia del paesaggista, a mio avviso, dovrebbe essere il rapporto con il luogo dove dovrebbe avvenire la riqualificazione.
Quindi attraverso sopralluoghi, letture, ricerche e studio. Mi sono più volte trovata a dover rivedere e cambiare il mio approccio, la mia interpretazione e le mie aspettative. Ho cercato di tenere sempre in mente il fatto che l’area oggetto di tesi sia inserita in un contesto disomogeneo e disgregato. In cui sono presenti elementi di discontinuità del continuum antropizzato, alcuni artificiali altri naturali; in verità tutte risorse importanti per il territorio.
E’ per questo che bisognerebbe intervenire con l’obiettivo di voler riscattare la natura degradata dei luoghi, trasformando i punti di debolezza in punti di forza1.
Sia il Sangone sia il Complesso di Stupinigi dovrebbero essere letti come risorse molto importanti del territorio e non più come problemi o semplici aree da recintare e con una separazione netta dall’intorno. L’obiettivo è quindi quello di ricucire, riconnettere e restituire continuità al territorio.
Il ruolo del torrente Sangone, uno dei protagonisti indiscussi dell’area, dovrebbe trasformarsi da separatore a unificatore. La divisione tra interno ed esterno e tra pubblico e privato non dovrebbe più essere netta, ma come una parte permeabile di un sistema più ampio. Quindi connessioni, sinapsi, corridoi ecologici, in cui la natura e l’essere umano diventano i veri fruitori dell’area.