Il rovescio della medaglia, ''Rio 2016'' e le rimozioni degli insediamenti marginali
Valentina Sismondo
Il rovescio della medaglia, ''Rio 2016'' e le rimozioni degli insediamenti marginali.
Rel. Riccardo Balbo. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2013
Abstract
GIOCHI OLIMPICI E FAVELAS: CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il secolo scorso ci ha lasciato in eredità la convinzione che la povertà e la marginalità fossero problemi eminentemente economici. La povertà era connessa alla mancanza di lavoro e quindi ad un reddito non sufficiente. L'ingresso nel "mondo del lavoro" era il veicolo non solo dell'accesso ai consumi ma anche dell'integrazione sociale. La crescita economica e la piena occupazione erano gli obiettivi politici che contenevano in sé la lotta alla povertà. Le ineguaglianze sono una caratteristica della vita economica e di quella sociale. Saranno sempre con noi. Ma oltre un certo limite, soprattutto quando le ineguaglianze si concentrano su specifici, soggetti e connotano determinati "luoghi" fisici delle nostre città, esse sono un vulnus alla capacità delle popolazioni di percepirsi come comunità, mettono a rischio le aspettative di ciascuno verso gli atteggiamenti e le azioni degli altri, indeboliscono quella prevedibilità dei comportamenti individuali e collettivi sulla quale riposa l'ordine sociale. Di più: colpiscono la stessa identità morale di una comunità politica.
È con queste parole che Pierciro Galeone, Segretario Generale Fondazione Cittalia-Anci Ricerche, ha cercato di spiegare la situazione attuale di una ormai vasta fetta di popolazione che abita le città.
Le città sono oggi, su scala mondiale, il luogo in cui tendono a concentrarsi i fenomeni di povertà estrema e di marginalità. Questo si manifesta drammaticamente nei paesi in via di sviluppo, dando luogo al fenomeno che è stato definito come "urbanizzazione della povertà". Una larga parte della popolazione rurale si sta spostando progressivamente nelle periferie delle megalopoli contemporanee. Nel 2001 si stima che gli abitanti degli slum abbiano raggiunto nel mondo la cifra di 924 milioni, il 32% della popolazione urbana mondiale. La povertà estrema e la marginalità sociale non sono dunque aspetti episodici e residuali nel processo di sviluppo ma si presentano come una patologia sociale delle città, con caratteristiche strutturali. Il crescere delle aree della marginalità e della povertà estrema può ridisegnare le stesse aree urbane, con la nascita di enclave mono-culturali e mono-etniche e l'allontanamento dei cittadini dagli spazi pubblici. In alcune città - come afferma il rapporto delle Nazioni Unite già citato - gli slums sono diventati così pervasivi ad essere i ricchi ad auto-segregarsi, creando piccole enclave protette.
Il tema delle povertà e delle marginalità sociali si lega strettamente alla questione delle periferie. Con il termine periferie si fa oggi riferimento non solo e non necessariamente alle aree geograficamente distanti dal centro, ma a quei luoghi urbani dove, a prescindere dalla loro collocazione spaziale, si concentrano diversi fattori di debolezza: "dal punto di vista abitativo, con quote elevate di edilizia popolare; da quello sociale, con un'alta incidenza di gruppi deboli e collocati al margine per il grado di disagio esperito; da quello culturale, con la concentrazione di popolazione a basso titolo di studio; da quello infrastrutturale, con una scarsa dotazione di strade, trasporti e istituzioni pubbliche; da quello economico, con la diffusione di economia informale e illegale". Periferie sociali, dunque, le quali piuttosto che collocarsi nell'ultima cintura edilizia prima della campagna, crescono come arcipelaghi nelle città in modo disomogeneo e multiforme. Ponendo l'accento sul tema della marginalità si mette in evidenza la condizione dei poveri più scomodi, quelli che vengono spesso considerati, dall’opinione pubblica, direttamente responsabili della loro situazione, e che a volte assumono i tratti di una nuova sottoclasse. La marginalità sociale è spesso esposta tra i fattori di disordine urbano che concorrono a rendere pericoloso ed estraneo l'ambiente di vita. Il legame tra marginalità sociale, disordine e sicurezza urbana è complesso e multiforme. Se da una parte ai soggetti marginali si attribuisce - a torto o a ragione - l'aumento di criminalità e di insicurezza, dall'altro lato, sono proprio i marginali a subire, per primi, gli effetti dell'insicurezza.
Fino agli anni '60, si affrontava il problema non pensando al futuro delle persone che abitavano le periferie, smantellando e rimuovendo gli agglomerati precari. Da quegli anni, le politiche di rimozione hanno preso un'altra piega riqualificando spazi aperti, costruendo nuovi condomini per ospitare le persone sfollate o ricostruendo in loco abitazioni e sedi di associazioni.
Quello che viene analizzato in questo testo è proprio ciò che sta succedendo al giorno d'oggi, specificando quali siano le politiche di rimozione in atto a Rio de Janeiro in occasione dei Giochi Olimpici del 2016.
Il prefetto, insieme al Comitato dei Giochi Olimpici Brasiliano, vuole eliminare, a volte arbitrariamente, una buona parte di questi insediamenti per ripulire la città, aumentando la sicurezza ed eliminando l'immagine insalubre che queste creano.
Gli insediamenti informali sono una caratteristica ormai affermata nella città di Rio de Janeiro e gli approcci di riqualificazione in loco sembrano, in quest'ultimo periodo, essere retrocessi agli atti violenti e repentini che caratterizzavano gli insediamenti prima degli anni '60.
Il testo, suddiviso in tre macro gruppi, analizza le politiche di rimozione, in casi ben specifici di favelas limitrofe ai siti delle competizioni, per conoscere e divulgare ciò che si sta verificando e ciò che a noi viene emesso. A fronte di questa analisi si sono poi confrontati i contesti di altre due città ospitanti eventi sportivi internazionali, anch'esse situate nel sud del mondo: Pechino e Johannesburg.
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