Per un nuovo concetto di architettura : tradizione e modernità da Edo a Tokyo
Coren Martini
Per un nuovo concetto di architettura : tradizione e modernità da Edo a Tokyo.
Rel. Annalisa Dameri, Takae Kobayashi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2013
Abstract
Il mondo attuale, in preda ad un continuo processo di globalizzazione, è caratterizzato da numerosi segni e simboli eterogenei fra loro. Questa realtà può presentare una natura più interessante se esaminata come il risultato di un’impressionante stratificazione composta da impulsi derivanti da culture diverse; mondi che, ognuno con il proprio bagaglio storico-culturale, in vari momenti e per numerosi fattori si sono incrociati, influenzati e stimolati a vicenda.
Cultura occidentale e cultura orientale, due realtà apparentemente lontane, hanno in verità usufruito di una stessa linfa vitale d’interscambio. In un complesso svolgimento storico i due mondi hanno prima attinto, poi direttamente inciso sui modi di “progettare design” dell’una e dell’altra parte, sia esso architettonico o urbanistico. Influenze reciproche avvenute tuttavia, come afferma il presidente della Triennale del 1995 Pierantonino Bertè: “[..mantenendo e rafforzando nel tempo una propria attività autonoma e un proprio statuto culturale...]”1 Mentre gli studi riguardanti l'influenza giapponese su quella occidentale, su quel fenomeno chiamato "japonisme" che nell'Ottocento si diffuse in tutta Europa, hanno dato origine ad opere corpose e a mostre suggestive, meno approfondito è stato il percorso inverso: la penetrazione della cultura artistica occidentale in Giappone. Questa, iniziata timidamente da vari secoli, ha conosciuto dopo il 1868, una diffusione quasi programmata, che ha segnato il rinnovamento culturale ed artistico del paese.
Questa tesi intende perciò analizzare i cambiamenti avvenuti in Giappone dal momento in cui esso è entrato in contatto con la cultura occidentale portandolo inevitabilmente a confrontarsi con essa, sviluppando un nuovo linguaggio architettonico. Sono state analizzate le città, luoghi di nascita della storia, in perpetuo divenire, e anche oggi irriducibili al loro passato, alle dicotomie tra metropoli e campagna, centro e periferia, e tra passato da superare e progresso che ne hanno modellato l’immagine attuale.
“Così il paesaggio giapponese è mutato incessantemente, si è rinnovato sulle tracce di se stesso, oltrepassando confini fino a poco tempo prima inaccessibili, conquistando giorno dopo giorno terre sottratte alle piantagioni di riso e perfino al mare. Un caotico sviluppo ha avvolto il paese che, pur essendo tra i più avanzati nel panorama internazionale, ha saputo mantenere alto il valore delle sue tradizioni. Non si può andare in Giappone senza sperimentare il drammatico scollamento tra un eccesso di progresso e un'accanita resistenza degli usi tradizionali."2.
Il Giappone è stato terra di elezione di una riflessione urbanistica quando il nuovo governo dovette creare le basi del nascente stato moderno, non ultima un’identità nazionale. Dopo un’iniziale tendenza ad accettare con grande entusiasmo tutte le novità importate dal mondo occidentale, accanto ad un’assimilazione quasi incondizionata della nuova tecnologia europea e americana, l’architettura tradizionale ha assunto una grande importanza per guardare al passato e costruire la storia della nazione. È stata però anche fonte d’ispirazione per il nuovo fenomeno urbano che, attraverso il gruppo dei “metabolisti” guidati da Kenzò Tange, ha messo in primo piano il problema del superamento delle forme tradizionali di città, intese come centri di gravità territoriali fondati sulla subordinazione gerarchica della periferia al centro e sui confini regionali di aree urbane tendenzialmente autonome. Andando oltre il paradigma modernista di una città razionalmente fondata sulla divisione in centri direzionali e aree specializzate, gli urbanisti giapponesi, in accordo con gli sviluppi delle neuroscienze e della cibernetica di quegli anni, hanno posto il problema di una città intesa come nodo emergente e strutturalmente aperto (appunto “metabolico”) di un più ampio network di scambi sempre più istantanei, omologo a quello dei mezzi di comunicazione di massa. Un network oggi ormai implementato nelle reti digitali che hanno abolito di fatto tutti i concetti e le forme tradizionali di località.
Le esposizioni hanno svolto un ruolo importante nell'aiutare il Giappone ad assorbire l'avanzata tecnologia occidentale, introducendone la nuova cultura ottocentesca e innescando un rapido processo di modernizzazione.
Quindi oltre all’analisi del fenomeno urbano giapponese questo lavoro intende esaminare lo sviluppo delle esposizioni internazionali del Paese del Sol Levante, con particolare attenzione all’Expo di Osaka del 1970, trionfo dell’architettura metabolista, sottolineando le idee presenti alla base del pensiero, della tradizione e del concetto architettonico orientale e su come la cultura occidentale ha influenzato e stimolato l’evoluzione delle tecniche costruttive giapponesi.
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
