La consistenza del limite : infrastruttura piazza Bengasi
Lorenzo Perassi
La consistenza del limite : infrastruttura piazza Bengasi.
Rel. Massimo Camasso. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per L'Ambiente Costruito, 2013
Abstract
Giunto al termine di un non breve ed articolato percorso formativo universitario, la redazione della presente tesi di laurea ha rappresentato l'opportunità di una lungamente sentita riflessione personale sulle conoscenze disciplinari acquisite. Nel corso degli studi accademici, frequentemente disorientati dai numerosi corsi e contributi teorici (nei campi delle discipline storiche, geomantiche, sociologiche, economiche e giuridiche; preziose ma "altre" rispetto alla specificità dell'architettura) ed incuriositi dalle esperienze extra-curricolari, accade di smarrire il senso della centralità del progetto nella cultura e nell'attività architettonica. Senso che le regolari esperienze didattiche di composizione e progettazione condotte per gruppi di lavoro "forzati" non sono sovente e purtroppo sufficienti per rifocalizzare.
Da qui l'impulso ad impostare una tesi di laurea meta-progettuale che, anziché prosecuzione diretta, o quasi, di esperienze didattiche o lavorative (tirocinio), portasse ad un più approfondito confronto con i temi della progettazione architettonica ed urbana nella città contemporanea, sistematizzando le conoscenze acquisite e colmando le lacune rispetto ai detti temi più volte incontrati nel corso degli anni di apprendimento.
Il lavoro di studio e ricerca ha seguito in parallelo due percorsi; da un lato l'approfondimento più sistematico delle teorie dell'urbanistica contemporanea riconducibili al modello interpretativo della "post-metropoli" attraverso la relativa letteratura tematica, dall'altro il lavoro di ricerca collettivo del laboratorio di tesi "La consistenza del limite" sulle trasformazioni, in corso di attuazione e potenziali, del comparto urbano di Piazza Bengasi in Torino. Ricerca condotta principalmente attorno ai temi delle geometrie urbane (rapporto tra spazio pubblico ed edificato e porosità del tessuto urbano) e delle tipologie architettoniche dell'area nella sua conformazione attuale e nella sua stratificazione temporale.
Momento di sintesi è stata l'elaborazione progettuale dell'ipotesi di costruzione di un nodo intermodale della mobilità urbana ed extraurbana sull'area di progetto, dato dall'unione del terminal delle autolinee a media percorrenza per la vasta area a sud della città di Torino, alla costruenda fermata capolinea al limite meridionale della linea di metropolitana 1.
Nella sua elaborazione finale il progetto preconfigura uno sviluppo progressivo, per fasi e per parti, dall'infrastruttura per la mobilità, il nodo intermodale, ad un polo urbano per attività commerciali e di servizio, capace di generare processi di rivalutazione e riqualificazione del tessuto edilizio esistente. Linea guida dell'elaborazione progettuale è stato il tentativo di applicare il particolare metodo della "progettazione adattiva", elaborato dal progettista statunitense Paul Lukez per lo sviluppo dei nodi strutturali dei tessuti suburbani generici, alla ridefinizione di un contesto urbano periferico già consolidato e stratificato, seppure più debolmente rispetto ai modelli della città storica europea.
La traduzione in termini compositivi ed architettonici del tema dello sviluppo temporale dell'immagine urbana, da una prima elementare fondazione a realtà progressivamente più complesse, ha liberamente elaborato il tema della continuità
delle forme architettoniche e della stratificazione per accumulo dei manufatti nel tempo prendendo le mosse dalla celebre lettura critica operata da Peter Eisenman (Contropiede, 2005) sulla tavola iconografica del Campo Marzio di Giovan Battista Piranesi.
Rispetto all'impostazione teoretica del pensatore ed architetto newyorchese, la mia ricerca si è empiricamente appoggiata a materiali iconografici e storiografici, basati
su ritrovamenti e ricostruzioni archeologiche, sull'effettiva vicenda storica delle architetture dei Fori Imperiali ed alla lettura critica del primo progetto di concorso per la sede del PN.F nell'area dei Fori Imperiali del gruppo guidato da Giuseppe Terragni come esperimento di radicamento del moderno nella tradizione costruttiva e nella città costruita.
Relatori
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