PARIGI 1900: TRADIZIONE E INNOVAZIONE NEL PADIGLIONE ITALIANO DI CARLO CEPPI
Federica Busticco
PARIGI 1900: TRADIZIONE E INNOVAZIONE NEL PADIGLIONE ITALIANO DI CARLO CEPPI.
Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2013
Abstract
La presente ricerca propone quale oggetto di indagine il Padiglione Italiano all'Esposizione Universale di Parigi del 1900, opera dell'architetto torinese Carlo Ceppi. Lo scopo dell'elaborato è quello di documentare e dettagliare la realizzazione di tale manufatto dal progetto al cantiere, specificando il contesto storico-culturale in cui è sorto e fornendo una breve analisi delle caratteristiche linguistiche dell'autore.
L'ambito a cui facciamo riferimento è quello dell'Esposizione parigina di inizio secolo, definita da molti, l'ultima vera grande rassegna. Vetrina sul mondo borghese e capitalistico, essa segna il trionfo del progresso nella società industriale e favorisce la divulgazione di idee, il confronto e lo scambio di conoscenze. Per quanto concerne il ruolo dell'architettura in questo tipo di mostre non è errato affermare che, col passare degli anni e l'evolversi del modello organizzativo delle stesse, si venga a costituire un vero e proprio genere, che fa delle temporaneità il carattere peculiare dei suoi progetti. La precarietà è infatti un incoraggiamento per gli architetti, in quanto, scevri da limitazioni urbane e culturali, possono ricercare un linguaggio nuovo indagando forme e codici e sperimentando nuovi modelli distributivi e decorativi, optando per scelte progettuali originali e complesse sia per dimensione che per tipologia. Un'architettura dunque per la comunicazione in favore dell'oggetto che espone ma anche essa stessa messaggio di sviluppo tecnologico.
E' il caso del celebre Padiglione Italiano che vanta il trionfo di critica e pubblico. Lo scrupoloso progetto, maturato sulle spoglie della passata Esposizione torinese del 1898, in cui Carlo Ceppi aveva ricoperto un ruolo chiave, viene condotto all'insegna dell'innovazione. Nuovi materiali, un cantiere moderno e tecniche costruttive all'avanguardia lo rendono un esempio per i contemporanei.
Ad avallarne il successo è anche il sincretismo formale mediante cui l'architetto propone una sua personale risposta al dibattito contemporaneo sullo "stile nazionale": rielaborando l'arte italiana tra Gotico e Rinascimento, egli mira non all'imitazione del passato, ma al suo superamento tramite nuovi elementi.
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